OLIO DI PALMA

Olio di palma: aspetti nutrizionali

L’acido palmitico è l’acido grasso saturo prevalente nella dieta dell’uomo ed è anche sintetizzato a livello endogeno dall’organismo umano. L’impiego dell’olio di palma nei prodotti trasformati è spesso associato a quello di altri ingredienti (sia grassi di origine animale che grassi di origine vegetale) apportatori, come l’olio di palma, di acidi grassi saturi (soprattutto acido palmitico).
Gli acidi grassi saturi esercitano numerose funzioni fisiologiche: sono componenti delle membrane cellulari, regolano la comunicazione intra-cellulare, sono precursori di ormoni e acidi polinsaturi a lunga catena e regolano la crescita cellulare e l’espressione genica. Inoltre, un grammo di acidi grassi saturi fornisce 9 kcal di energia. La necessità di acidi grassi saturi varia in funzione dell’età ed è maggiore durante i primi anni di vita quando i processi metabolici mediati da questa classe di nutrienti sono maggiormente attivi; a conferma di ciò si osserva che il 40% degli acidi grassi totali del latte materno sono saturi e di questi ultimi il 50% è rappresentato da acido palmitico. Una vasta letteratura scientifica ha messo in evidenza l’associazione tra consumo in eccesso di questa classe di grassi e aumento del rischio di malattie cardiovascolari, di infarto e di malattia coronarica.
Nell’uomo un eccessivo consumo di acidi grassi saturi determina un innalzamento dei marcatori di rischio cardiovascolari, in particolare del colesterolo plasmatico, aumento che risulta inversamente proporzionale alla lunghezza dell’acido grasso saturo considerato. L’olio di palma rispetto a oli ricchi in monoinsaturi o polinsaturi determina un significativo aumento di colesterolo totale, colesterolo LDL, apoB e colesterolo HDL, ma non si osservano modifiche significative nei rapporti colesterolo totale/colesterolo HDL e colesterolo LDL/colesterolo HDL.
Non ci sono inoltre evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poli insaturi, quali, ad esempio, il burro. Il minor effetto di altri grassi vegetali, come ad esempio l’olio di girasole, nel modificare l’assetto lipidico plasmatico è dovuto al minor apporto di acidi grassi saturi e al contemporaneo maggior apporto di polinsaturi. A ulteriore riprova che gli effetti sulla salute dell’olio di palma sono legati alla sua composizione in acidi grassi, si osserva che il suo consumo non è correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi.

È altresì evidente, per le stesse ragioni, che fasce di popolazione quali bambini, anziani, dislipidemici, obesi, pazienti con pregressi eventi cardiovascolari, ipertesi possano presentare una maggiore vulnerabilità rispetto alla popolazione generale. Per tale ragione, nel contesto di un regime dietetico vario e bilanciato, comprendente alimenti naturalmente contenenti acidi grassi saturi (carne, latticini, uova), occorre ribadire la necessità di contenere il consumo di alimenti apportatori di elevate quantità di grassi saturi i quali, nelle stime di assunzione, appaiono moderatamente in eccesso nella dieta delle fasce più giovani della popolazione italiana.

Dott. Pepino Francesco, Biologo Nutrizionista Bergamo

 

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