Ritorno in questo articolo su un argomento sempre di attualità in Nutrizione: i nutraceutici. Ne parlai, genericamente, nell’articolo sui “superfood” o alimenti “miracolosi”, e, giusto per rinfrescarci/mi la memoria, ricordo che con nutraceutico (fusione dei termini anglosassoni Nutrition e Pharmaceutical) si intende un alimento, o parte di un alimento con comprovati effetti benefici e protettivi sulla salute sia fisica che psicologica dell’individuo.

In questo articolo, invece, parlerò di quanto è noto, ad oggi, nella letteratura scientifica, sul loro ruolo nel coadiuvare la modificazione terapeutica dietetico-comportamentale prescritta ai pazienti sovrappeso-obesi al fine di migliorare e ottimizzare il loro peso corporeo e le manifestazioni metaboliche correlate, quali le dislipidemie (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, etc.), l’ipertensione e altre. Ricordo che mai, in nessun caso, i nutraceutici possono essere presentati come “dimagranti”.

I meccanismi con cui alcuni nutraceutici possano coadiuvare il calo di peso corporeo sono essenzialmente tre:

  1. L’inibizione e/o il rallentamento di digestione e assorbimento di Carboidrati e Grassi;
  2. L’inibizione del senso della fame;
  3. La stimolazione del metabolismo basale.

NUTRACEUTICI INIBITORI DI DIGESTIONE E/O ASSORBIMENTO DI CHO E LIPIDI

GLUCOMANNANO

Fibra alimentare idrosolubile, fermentabile e molto viscosa, il glucomannano è un polisaccaride in grado di assorbire acqua in modo notevole. Arriva nel colon del tutto integro e qui viene fermentato dal microbiota intestinale (la flora batterica). Il glucomannano riduce l’assorbimento di grassi e proteine (cosa quest’ultima che non ci piace molto). Inoltre, è stato proposto l’aumento del senso di sazietà come meccanismo che spiegherebbe il suo ruolo nel calo ponderale; sazietà che si esplicherebbe attraverso una masticazione più lunga, uno svuotamento gastrico ritardato e una riduzione del transito nel piccolo intestino. Ad oggi, gli studi sono molto eterogenei e si può concludere che il glucomannano può contribuire al calo di peso corporeo solo in presenza di un piano dietetico adeguato associato ad attività fisica.

CHITOSANO

Il chitosano è una sostanza naturale derivante dalla Chitina, un polisaccaride che la natura ci dona abbondantemente. È presente infatti in moltissimi crostacei, insetti e nell’esoscheletro. Alcune ricerche hanno poi scoperto che la Chitina è sintetizzata anche da alcuni funghi e lieviti.

Secondo i sostenitori, basta assumere 1-1.2 grammi di chitosano prima dei pasti per riuscire a inibire le molecole di grasso, attirandole verso di sé e trasformandole dopo in uno speciale composto che il nostro corpo non riuscirà più ad assorbire, ma solo a espellere.

Studi non hanno dimostrato una differenza nella escrezione fecale di grassi, pertanto, sebbene la sua assunzione si possa ritenere sicura e vi sia qualche evidenza che il chitosano sia più efficace del placebo (acqua fresca!) nel trattamento a breve termine del sovrappeso, tuttavia, molte prove ad oggi sono state di scarsa qualità con risultati variabili. I risultati ottenuti da studi di alta qualità indicano che l’effetto del chitosano sul peso corporeo e minimo e improbabile che sia di rilevanza clinica. Pertanto il suo utilizzo non è da incoraggiare.

FASEOLAMINA

La Faseolamina, è una sostanza naturale estratta dai fagioli (Phaseolus vulgaris). Questa sostanza agisce in vitro come inibitore degli enzimi alfa amilasi, enzimi deputati alla digestione dell’amido. Questo il razionale: dopo l’assunzione di un pasto ricco di carboidrati, il pancreas produce una certa quantità di alfa-amilasi, che dopo poche decine di minuti trasforma i carboidrati complessi in glucosio. Questo è rapidamente assorbito nel sangue e fornisce all’organismo poco meno di 4 calorie per grammo di amido idrolizzato. In presenza di faseolamina, la scissione dei carboidrati è parzialmente bloccata e solo una quota è trasformata in glucosio ed è assorbita dall’organismo per produrre energia. Quindi il contenuto in calorie del pasto si riduce.

L’entità del blocco della scissione dei Carboidrati dipende dal grado di purezza e dalla quantità di faseolamina presente nell’integratore. Poiché la purificazione della proteina è complessa, sono presenti in commercio integratori con caratteristiche di efficacia molto diverse fra loro, passando da un blocco del 5-10% se la faseolamina non è pura a blocchi del 35-45% se la sostanza è molto pura.

Premesso che sono necessari studi più ampi (non solo su pochi soggetti) e più rigorosi per valutare oggettivamente la reale efficacia del Phaseolus, e più tempo per trarre conclusioni definitive sugli effetti di questo integratore sul peso corporeo, va comunque sottolineato il rischio enormemente diseducativo di un suo utilizzo, come di tutte le sostanze che alterino, in modo aspecifico ed incontrollato, l’equilibrio nutrizionale dei singoli pasti.

Per quanto mi riguarda, il suo utilizzo è da circoscrivere a categorie di pazienti ben definite, vale a dire soggetti con obesità grave, che abbiano fallito altre strategie terapeutiche e che siano candidati a chirurgia bariatrica.

PROBIOTICI

Secondo la recente definizione, in accordo con FAO/WHO, i probiotici sono “microrganismi vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, conferiscono all’ospite benefici per la salute”. Gli effetti promuoventi la salute esercitati dai probiotici sono mediati da interazioni con altri microrganismi presenti nell’intestino e con l’ospite. I benefici sulla salute comprendono la modulazione della risposta immunitaria, il mantenimento della barriera intestinale, il contrasto della adesione di patogeni ai tessuti dell’ospite, e la produzione di svariati metaboliti come vitamine, acidi grassi a catena corta e molecole che agiscono come neurotrasmettitori coinvolti nella comunicazione dell’asse intestino-cervello.

Attualmente la maggioranza dei probiotici utilizzati commercialmente appartengono a due generi, Bifidobacterium e Lactobacillus, entrambi abitanti tipici dell’intestino umano.

In un piccolo numero di casi, il ruolo di particolari specie di Lactobacillus sulla modifica del peso corporeo, sia negli animali che negli esseri umani, è stato valutato. Tuttavia i dati risultanti sono piuttosto contraddittori e variabili a seconda delle specie così come i ceppi coinvolti. In questo contesto, la terapia con probiotici basata su Lactobacillus rhamnosus, Lactobacillus delbrueckii e L. reuteri provocava un aumento del peso forse a causa dei loro effetto pro-infiammatorio, mentre altre specie di Lactobacillus, come Lactobacillus fermentum e Lactobacillus gasseri sono stati associati con la perdita di peso. Infine, alcune specie, come il Lactobacillus sporogenes, non hanno mostrato effetti significativi sul peso.

Allo stesso modo, le specie appartenenti al genere Bifidobacterium, che rappresentano microrganismi che sono abitanti comuni dell’intestino dei mammiferi e che sono associati ad effetti benefici sull’ospite, hanno dimostrato di avere effetti anti-obesità. Per esempio, Bifidobacterium pseudocatenulatum, Bifidobacterium longum e Bifidobacterium adolescentis hanno dimostrato di ridurre il peso corporeo.

Nonostante una importante letteratura preclinica, cioè di sola ricerca, che suggerisce come l’impiego di alcuni specifici probiotici possa ripristinare l’integrità della barriera intestinale e riequlibrare la flora batterica intestinale a favore di ceppi che metabolizzano in sede carboidrati e lipidi e/o che producano inibiotri di amilasi e lipasi (gli enzimi che digeriscono carboidrati e grassi), i trials clinici (cioè gli studi estesi sull’essere umano) a supporto dell’impiego di probiotici per coadiuvare il calo ponderale sono ancora pochi e limitati a ceppi molto ben caratterizzati e raramente presenti nelle formulazioni usualmente disponibili.

 

NUTRACEUTICI INIBITORI DEL SENSO DELLA FAME

LE FIBRE

La supplementazione pre-pasto in fibre solubili riduce in modo dose-dipendente il senso della fame e prolunga il senso della sazietà. L’effetto si associa a miglioramento di glicemia ed assetto lipidico. Le fibre più studiate clinicamente in numerosi studi clinici randomizzati in doppio cieco (studi di alto livello) sono:

  • Psillio micronizzato
  • Guar depolimerizzato
  • Pectine
  • Semi di lino
  • Oligosaccaridi
  • Fibra di avena
  • Segale
  • Spinaci

PEPTIDI E AMMINOACIDI

Peptidi derivati dal latte e da altre matrici sembrano allungare la percezione di sazietà. Le evidenze disponibili derivano da singoli studi ben condotti, ma con disegni diversi, tipologie e dosi di peptidi ed amminoacidi differenti, per cui è difficile fornire un’indicazione specifica.

ACCELERANTI VEGETALI DEL SENSO DI SAZIETA’

La supplementazione in capsaicina sembra accelerare il senso di sazietà. Un effetto simile è riscontrabile con l’estratto di Phaseolus vulgaris. La somministrazione di 5-idrossitriptofano (5OH-TP) sotto forma di estratto secco di Griffonia simpliciter (titolato appunto in 5OH-TP) inibirebbe il senso della fame con meccanismo centrale di tipo serotoninergico. Nonostante il razionale farmacologico, gli studi clinici disponibili non consentono tuttavia di fornire un’indicazione per l’utilizzo ad ampio spettro di questi nutraceutici.

NUTRACEUTICI STIMOLANTI IL METABOLISMO BASALE

The verde, Epigallocatechingallato e Caffeina

Il the verde è una bevanda che da secoli è consumata abitualmente in molti paesi dell’Estremo Oriente e che negli ultimi decenni si è diffusa anche nei Paesi occidentali diventando la seconda bevanda più consumata al mondo. È prodotto dalla foglia e dalla gemma della pianta Camelia sinensis. Il the verde è ricco di principi attivi tra cui la caffeina e polifenoli, e fra questi in particolare l’epigallocatechina gallato (EGCG) che sembra essere il più metabolicamente attivo. La caffeina e le catechine possiedono effetti termogenici e possono stimolare l’ossidazione dei grassi sia in vitro che negli esseri umani tramite l’attivazione simpatica del sistema nervoso centrale.

Sin dal 1990 il the verde è stato considerato come una bevanda che può indurre calo ponderale. Le evidenze attuali mostrano però solo un modesto aumento della spesa energetica e dell’ossidazione dei grassi oltre ad una riduzione dell’assorbimento intestinale dei grassi.

Gli studi condotti hanno utilizzato una quantità di EGCG di almeno 300 mg /die.

Il contenuto stimato di EGCG in una tazza di the verde però è approssimativamente di 90 mg per cui il consumo utile stimato risulterebbe di circa 4-5 tazze di thè verde al giorno. Alla luce di ciò sembra più agevole consigliare l’uso di preparati farmaceutici contenenti EGCG e caffeina.

Citrus Aurantium

L’estratto di Citrus aurantium o arancio amaro e della p-Sinefrina, suo principale componente attivo, sono ampiamente utilizzati nei prodotti per la gestione del peso corporeo soprattutto dopo che la US Food and Drug Administration ha interdetto l’uso di integratori alimentari contenenti CENSURATO.

La p-Sinefrina, infatti, ha una struttura chimica simile a quella della CENSURATO. La p-Sinefrina agisce su diversi recettori adrenergici e serotoninergici, pertanto, il presunto effetto metabolico è legato, oltre all’aumento della lipolisi, anche all’aumento della spesa energetica basale dovuta agli effetti termogenici derivanti dalla stimolazione adrenergica.

Gli studi clinici dimostrano che l’assunzione di p-Sinefrina/estratto di Citrus aurantium determina un incremento del metabolismo basale, e che, se assunto per periodi di tempo fino a 12 settimane, può portare ad una modesta perdita di peso. I risultati che emergono dagli studi clinici pubblicati e non pubblicati indicano, inoltre, che nonostante i dubbi sulla sicurezza legati alla somiglianza strutturale di p-Sinefrina con CENSURATO, l’uso dell’estratto di Citrus aurantium da solo o in combinazione con caffeina e catechine, non sembra produrre significativi effetti avversi cardiovascolari a causa di un legame scarso con i recettori α, β1 e β2 adrenergici e modesto con i recettori β3 adrenergici.

Tuttavia sono necessari ulteriori studi a lungo termine sia di efficacia sull’aumento del metabolismo basale e sulla perdita di peso corporeo che sulla sicurezza.

Capsaicina

La capsaicina è un composto chimico presente, in diverse concentrazioni, in piante del genere Capsicum (ad esempio nel peperoncino piccante).

La Capsaicina è la molecola che è responsabile della pungenza del peperoncino. Essa stimola il sistema simpatico, in particolare il sistema beta adrenegico che media gli effetti termogenici e anoressizzanti di capsaicinoidi. Alcuni studi hanno anche dimostrato che, come la capsaicina, anche i capsinoidi, gli analoghi non pungenti dei capsaicinoidi, aumentano il dispendio energetico e l’ossidazione dei grassi con riduzione significativa dei livelli del tessuto adiposo addominale.

È stato osservato che il consumo di capsaicinoidi aumenta il dispendio energetico di circa 50 kcal/giorno, e ciò produrrebbe livelli clinicamente significativi di perdita di peso in 1-2 anni di somministrazione continuativa.

La supplementazione con Capsaicina determina anche una riduzione dell’appetito e dell’intake calorico, una minore riduzione del dispendio energetico che normalmente deriva da una restrizione energetica in corso di una dieta ipocalorica. Questi effetti possono posticipare quindi l’insorgenza di resistenze nel dimagrimento e possono facilitare il mantenimento del peso corporeo. L’evidenza è che, sebbene i risultati siano modesti, il consumo di capsaicina possa svolgere un ruolo benefico, come parte di un programma di gestione del peso corporeo, anche se l’uso a lungo termine di capsaicina può essere limitato dal suo forte sapore piccante.

NUTRACEUTICI INSULINO SENSIBILIZZANTI

Cissus quadrangularis

Il Cissus quadrangularis è una pianta originaria dell’India e Africa, il cui estratto è stato utilizzato in medicina per molti secoli soprattutto per gli effetti sull’osteoporosi, sulle fratture ossee e come analgesico. Una grande varietà di componenti chimici sono stati isolati e identificati da estratti di Cissus, compresi steroidi, flavonoidi, stilbeni, iridoidi, triterpeni e derivati dell’acido gallico. Solo in alcuni casi, però, specifici effetti fisiologici sono stati correlati con uno specifico componente del Cissus.

Sebbene siano necessari studi su soggetti Caucasici che seguano una dieta mediterranea, alcuni studi clinici condotti su soggetti africani nei quali sono stati utilizzati estratti standardizzati di Cissus da solo e soprattutto in combinazione con altri ingredienti hanno dimostrato una efficacia nella perdita di peso e nella regolazione della glicemia e dei lipidi probabilmente per un miglioramento della sensibilità insulinica, così come è stato dimostrato in studi effettuati in modelli animali.

Curcumina

La curcumina è estratta dai rizomi della Curcuma Longa che appartiene alla famiglia delle piante dello zenzero.

Molti studi su animali hanno dimostrato l’efficacia della Curcumina su molte patologie soprattutto per le sue proprietà antiossidanti e come modulatore della risposta infiammatoria anche nell’obesità. Fino ad oggi, molti studi clinici sono stati condotti utilizzando la curcuma e la curcumina per migliorare o prevenire la sindrome metabolica, l’intolleranza ai carboidrati, il diabete mellito e l’obesità in individui con insulino resistenza, riducendo anche i livelli di glicemia a digiuno e l’emoglobina glicata, migliorando la sensibilità insulinica attraverso l’attivazione del recettore insulinico, e agendo attraverso vari meccanismi: produzione di glucosio e sintesi di glicogeno epatica e stimolazione dell’uptake di glucosio con l’incremento dell’espressione genica di GLT4, GLUT2 e GLUT3, aumentata attivazione dell’ AMP kinasi, promuovendo l’attività dei PPAR-γ, sopprimendo lo stato infiammatorio indotto dall’iperglicemia, miglioramento e stimolazione della secrezione pancreatica insulinica, incremento della fosforilazione del AKT (PKB), e riduzione della resistenza insulinica.

Per l’utilizzo ottimale della Curcumina nell’uomo a scopo terapeutico deve essere migliorata la biodisponibilità sistemica. I risultati finora non sono conclusivi e meritano ulteriori studi clinici anche per identificare e ottimizzare dose, tempo di trattamento e tipo di curcumina. Tuttavia dati gli effetti insulino- sensibilizzanti ed antinfiammatori, nonché l’ottima tollerabilità si giustifica una forte raccomandazione all’impiego.

 

CONCLUSIONI

Una corretta informazione impone di non enfatizzare il ruolo degli integratori, che può essere solo secondario e accessorio.

Per perseguire correttamente e fisiologicamente il calo ponderale le condizioni necessarie, in estrema sintesi, sono due:

1) la riduzione delle entrate energetiche rispetto al dispendio giornaliero con una dieta ipocalorica adeguata,

2) l’aumento delle uscite attraverso la rimozione di abitudini sedentarie, ove del caso, e comunque accrescendo il dispendio energetico con l’attività fisica e il movimento.

La seconda condizione resta determinante per la stabilizzazione di qualsiasi risultato raggiunto.

L’impiego di integratori, anche quando di comprovata efficacia (evento raro), non può essere promosso, né deve essere inteso, come un sistema per compensare comportamenti inadeguati. Ai fini della perdita di peso, il loro ruolo è secondario in quanto possono avere solo una funzione coadiuvante della dieta ipocalorica, o in ogni caso prescritta da un Professionista per tale scopo, peraltro se usati in modo razionale.

Come già evidenziato, per ottenere risultati soddisfacenti, nonché stabili, in termini di perdita di peso si deve adottare uno stile di vita sano, con la modifica permanente di abitudini alimentari scorrette e lo svolgimento giornaliero di un buon livello di attività fisica.

Vale la pena ribadire che tale livello può essere raggiunto in modo semplice, sicuro ed efficace rimuovendo abitudini troppo sedentarie per aumentare il movimento quotidiano con le normali attività giornaliere (camminare per almeno mezz’ora al giorno, ad esempio, può dare un utile contributo), senza doversi necessariamente sottoporre a sforzi intensi e/o prolungati di tipo atletico.

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