Mirtilli, bacche di goji, semi di chia, quinoa e compagnia sono ottimi alimenti, ma non sono migliori degli altri

Il termine superfood è diventato un termine popolare nel linguaggio dell’alimentazione e della salute. Con esso si intende la categoria di alimenti che vantano, o presumono di vantare, proprietà, per l’appunto miracolose. Negli sterminati blog e forum di discussione sull’argomento i Superfood vengono presentati (spesso a sproposito) come

alimenti ricchi di proprietà salutistiche

cibi che possono aiutare l’uomo a vivere meglio

e poi ancora

I superfood sono in grado di contrastare l’invecchiamento cellulare… alcuni possiedono proprietà antitumorali, e altri ancora prevengono malattie cardiovascolari e aiutano con i problemi della pressione arteriosa…

Non mi risulta che ci sia qualcuno che abbia avanzato l’ipotesi che curino anche il Vaiolo o la Lebbra, ma non dispero, arriverà.

Ma perché si è arrivati a questo?

Ebbene, il più delle volte la popolarità di questi presunti super-alimenti è legata, né più né meno, al concentrarsi delle magie del “marketing” e alle capacità strategiche di associazioni di produttori e aziende che riescono a creare un tam-tam che poi si autosostiene e si autopropaga in tutti i circuiti possibili, come i media, il web, le palestre, i professionisti poco informati, etc.. Lo stesso iter che subiscono altri alimenti, ma in senso opposto, verso i quali si scatenano campagne contrarie che li dipingono in termini apocalittici, capaci di provocare tutte le malattie che l’essere umano abbia mai conosciuto. In un senso o nell’altro, l’uomo, deve sempre esagerare!

Spesso l’illogicità delle conclusioni a cui si arriva sui superfood sono distorte già in partenza da un errore del sillogismo su cui si fondano;

provo a spiegare: l’alimento A contiene, tra le numerose altre, la sostanza B; la sostanza B è associata ad una riduzione (o ad un aumento) del rischio di una patologia C; quindi, conclusione errata, l’alimento A riduce (o aumenta) il rischio della patologia C.

In sintesi, la sostanza B, nota per essere in grado di determinare effetti positivi per il benessere e per la salute, inclusi la prevenzione e il trattamento delle malattie, è definita Nutraceutico. Sui nutraceutici c’è un Regolamento europeo (1924/2006) che tutela il consumatore, la cui sintesi la riporto alla fine dell’articolo, per coloro che intendessero approfondire l’argomento.

Adesso mi lancio in un esempio, sciocco, per spiegare meglio il concetto: consideriamo le noci brasiliane, ricche di Selenio. Cosa fa il selenio? Generalizzando, si è visto, che è utile alla tiroide. Cosa fa la tiroide? Beh, se il suo “lavoro” rallenta, ipotiroidismo, anche il metabolismo basale rallenta, e si sa che in queste condizioni si ha la tendenza ad ingrassare (perdonate la banalizzazione). Quindi, un’azienda produttrice di noci brasiliane, in modo scorretto (andando contro il Regolamento), potrebbe dire “le noci brasiliane, ricche di selenio, aiutano la tiroide favorendo il dimagrimento”. Se poi sono proprio subdolo, ci aggiungo anche dei riferimenti bibliografici sul ruolo positivo del selenio sulla tiroide per dare un tocco di maggiore credibilità ed ingannare ancor più l’utente medio.

La signora Maria, legge quanto sopra e ne deduce, per giustificata semplificazione, “le noci brasiliane fanno dimagrire”.

Il tutto può essere fatto anche in modo informale, ad esempio pagando qualcuno che, ad esempio, scriva un articolo (e poi altri ancora) elogiando l’effetto benefico delle noci brasiliane e innescando una campagna “pro” noce brasiliana: il gioco è fatto. Fidatevi, accade molto più spesso di quanto pensiate. Il fatto che dietro alle affermazioni ci sia il nulla più totale, poco importa: il lettore medio (la signora Maria) non va a fondo delle notizie, non scava, non indaga con metodo scientifico. Quindi, la signora Maria, prende per buone le affermazioni e corre a comprare la noce brasiliana perché volesse il cielo che il “tizio” avesse ragione….

Ovviamente, sempre nell’ottica del produttore di noci brasiliane, siccome oltre al selenio ci sono anche altri minerali e altri nutrienti, posso aggiungere altre fantomatiche proprietà con lo stesso meccanismo descritto sopra: ad esempio la presenza di grassi monoinsaturi potrebbe essere sfruttata per decantare la proprietà di abbassare il colesterolo “cattivo” ed alzare quello “buono”, etc. La fantasia, come la disonestà, non ha limiti.

Quello che vale per le noci brasiliane, ovviamente, lo si può estendere a qualsiasi altro alimento, meglio ancora se sconosciuto, esotico, poco noto alla popolazione.

Ma tutto quello che di buono, seppur erroneamente, si può affermare su un alimento, lo stesso può essere fatto in senso negativo, come accennavo prima.

Quindi, ad esempio, se un’azienda, rivale di quella che produce le noci brasiliane, avesse l’intenzione di affossarla, potrebbe, tramite mediatori compiacenti (e ben “oliati”), trovare all’interno della noce brasiliane una qualche sostanza che sia nota avere effetti negativi sull’organismo. Ad esempio, si sa che nella noce c’è il radon ad una concentrazione maggiore rispetto a quella degli altri alimenti. Ed ecco che inizia la campagna diffamatoria, spesso con il contributo (spesso inconsapevole) dei media, ad esempio articoli su mezzi di informazione, o tramite la vastità della rete web, che fanno da megafono e amplificatore, lanciando il sospetto che le noci brasiliane, possedendo tanto radon, potrebbero essere responsabili del cancro. Magari la cosa viene buttata lì in modo apparentemente ingenuo e distaccato, come punto di domanda, non come una certezza. Ma intanto, la signora Maria, recepisce il messaggio come negativo, e per prudenza inizia ad evitare di acquistarle. L’olio di palma vi dice qualcosa?

SuperfoodFaccio chiarezza

Il fatto che molti di questi superfood non abbiano affatto proprietà miracolose, questo non vuol dire che non vadano consumati o, peggio ancora, che faccia male assumerli o che sia inutile assumerli. Anzi, molto spesso sono alimenti che vanno ad integrare correttamente la dieta e danno un contributo quantomeno di varietà alla stessa. Del resto, come detto, tutti questi alimenti posseggono quelli che prima abbiamo definito “nutraceutici”, qualche volta in concentrazioni superiori alla media; insomma, male non fanno (anche se è ormai accertato che il troppo spesso può essere altrettanto dannoso del troppo poco, anche se è un “troppo” buono, positivo: penso agli antiossidanti, ad esempio). Il punto è che spesso sono alimenti costosi, arrivano da molto lontano, quindi poco sostenibili dal punto di vista ambientale (quanto petrolio devo consumare per mangiare 40 grammi di bacche di Goji per ricavare la stessa quantità di nutrienti che potrei ottenere con un po’ di frutta e verdura nostrana? Qual è il senso?); possono quindi essere sostituiti con tutta tranquillità da alimenti a noi più familiari e vicini, risparmiando noi, e contribuendo a non inquinare ancor più il pianeta. Pensateci, per secoli e secoli ne abbiamo fatto a meno, e mi sembra di poter dire che non ce la passiamo tanto male, specie qui in Italia, se siamo tra i popoli più longevi al mondo, o no?

SuperfoodMa quali sono questi “benedetti” superfood?

Penso ai mirtilli, l’avocado, il melograno, il cacao, i semi in genere (chia, girasole, lino, zucca, canapa, sesamo, papavero, etc.), la curcuma, le bacche di Goji, la quinoa, l’amaranto, olio di cocco, succo di Açai (pronuncia “asai”), la Maca cruda, le Noci di Macadamia, le bacche di Aronia nera, la lucuma, la graviola, lo zenzero, l’aglio nero, la garcinia cambogia, la papaya fermentata, la moringa, il succo di alore vera, il succo di noni, il Maqui, il the ed il caffè verde, il Ginko Biloba, l’alfalfa o erba medica, l’erba d’orzo, le alghe (nori, wakame, dulse, kombu, agar agar, spirulina, klamath, clorella, fucus, lattuga di mare, arame, Hijiki, fagiolini di mare, etc.), l’aceto di sidro di mele, la cannella, il camu camu, le Sacha Inchi, il miele di Manuka e potrei continuare per pagine, ma ve lo risparmio. Allo stesso modo vi risparmio il noioso elenco delle mille sostanze presenti in questi alimenti, e tanto meno non mi perderò nell’elencare le loro presunte azioni benefiche sull’organismo.

Ognuno di questi alimenti, consumato in una dieta equilibrata e varia, apporta elementi interessanti e contribuisce alla ricchezza e alla varietà dell’alimentazione. Ma, ripeto, nessuno, dico nessuno, ha il potere, miracoloso appunto, di correggere ed eliminare problematiche ben più importanti di salute o di apportare particolari benefici se l’alimentazione generale è povera, deficitaria, non equilibrata. Insomma, se mangio male, se ho patologie accertate, non sarà certo il mangiare mirtilli o altro che mi fa migliorare il quadro. Ma è sempre l’insieme del tutto che può avere un qualche effetto sulla salute. E fissate bene un concetto: non c’è una sola sostanza presente in questi alimenti, che non possiamo trovare tranquillamente nella nostra alimentazione quotidiana purchè sia rispettosa di regole basilari che purtroppo spesso vengono dimenticate; e che, così come fa più male che bene assumere integratori a sproposito, senza prescrizione, ad esempio del vostro Nutrizionista, perché come spiegato prima un eccesso di vitamine, minerali o altro può causare tanti problemi quanto la loro carenza (un eccesso di antiossidanti ha un effetto pro-ossidante!!) così fa più male che bene mangiare alimenti ricchissimi di una data sostanza, ad esempio antiossidanti, perché rompe un necessario equilibrio che è l’unica vera arma per mantenersi in salute.

E per fortuna che c’è la legge!

A differenza dei farmaci, i nutraceutici vengono talora utilizzati in terapia anche in assenza di validi studi clinici che ne possono comprovare l’efficacia, e spesso le proprietà salutistiche vengono dedotte da studi di piccoli entità o non controllati.

La derivazione naturale di un nutraceutico non rappresenta una caratteristica di innocuità, oltre che di efficacia terapeutica, a cui si aggiunge anche l’assenza di monitoraggio post-marketing che non permette di valutare l’insorgenza di effetti avversi correlati all’utilizzo di questi prodotti.

Proprio per ovviare a queste problematiche, nel 2002 è stata istituita l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Agency, EFSA), con lo scopo di migliorare la sicurezza alimentare nell’Unione Europea, assicurando così un alto grado di protezione dei consumatori.

Considerato il numero crescente di prodotti alimentari recanti indicazioni nutrizionali e sulla salute, per tutelare il consumatore, è stato adottato un regolamento (Regolamento (CE) N. 1924/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006) che stabilisce a livello europeo regole per l’uso delle indicazioni nutrizionali (ovvero qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche), sulla salute (indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o un suo componente e la salute) e sulla riduzione di un rischio di malattia (indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che il consumo di una categoria di alimenti, o di un alimento o di un suo componente riduce significativamente un fattore di rischio di sviluppo di una malattia) fornite sui prodotti alimentari (art. 2); tali indicazioni devono avere fondatezza scientifica (art. 6). L’applicazione di questo regolamento ha lo scopo di tutelare il consumatore, vietando ogni informazione falsa, ambigua o fuorviante, che generi un dubbio circa la sicurezza e/o l’adeguatezza nutrizionale di altri alimenti, che incoraggi o tolleri un consumo eccessivo di un determinato alimento, che affermi, suggerisca o sottintenda che una dieta varia ed equilibrata non possa fornire quantità adeguate di tutte le sostanze nutritive, o che faccia riferimento a variazioni delle funzioni corporee che potrebbero suscitare o sfruttare timori nel consumatore (art. 3). Il regolamento stabilisce inoltre (art. 5) che l’impiego di indicazioni nutrizionali e sulla salute è permesso solo se:

a) è dimostrato che la presenza, l’assenza o il contenuto ridotto della sostanza in questione in un alimento o in una categoria di alimenti ha un effetto nutrizionale o fisiologico benefico, sulla base di dati scientifici;

b) la sostanza è presente nel prodotto in quantità significativa tale da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato sulla base di dati scientifici, o al contrario, non è presente o è presente in quantità ridotta in modo da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato;

c) la sostanza è presente in forma utilizzabile dall’organismo;

d) la quantità di prodotto che può ragionevolmente essere consumato fornisce una quantità di sostanza tale da produrre l’effetto indicato.

Le indicazioni sulla salute sono consentite (art. 10) solo se viene riportata una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata, se viene indicata la quantità di alimento e la modalità di consumo necessarie per avere l’effetto benefico, se esiste un’eventuale indicazione rivolta a coloro che ne dovrebbero evitare il consumo e un’avvertenza per quei prodotti che, se consumati in eccesso, potrebbero costituire un rischio per la salute. Al contrario, non sono consentite indicazioni (art. 12) che suggeriscano che la salute potrebbe essere compromessa dal mancato consumo dell’alimento, o che facciano riferimento alla percentuale o all’entità della perdita di peso, o che si riferiscano al parere di un singolo medico od operatore sanitario, o di associazioni non contemplate dal Regolamento. Le indicazioni sulla riduzione dei rischi di malattia possono essere fornite solo in seguito ad autorizzazione secondo le procedure descritte nel Regolamento e comunque devono riportare una dicitura indicante che la malattia a cui si fa riferimento è dovuta a molteplici fattori di rischio e che intervenire su uno di questi può anche non determinare alcun effetto benefico (art. 14).

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare è incaricata della valutazione del rischio e di elaborare pareri sulla base dei più recenti dati scientifici, con lo scopo di tutelare il consumatore

Le indicazioni nutrizionali e salutistiche devono essere veritiere, non ambigue o fuorvianti, e sono consentite solo se vengono rispettati i criteri stabiliti dall’attuale normativa

Conclusioni

Molti studi hanno fornito evidenze sostanziali del beneficio indotto da alcuni nutraceutici in particolari aree della salute umana.

Gli integratori alimentari e i nutraceutici sono entrati nella scelta degli Specialisti e di solito utilizzati in associazione alle terapie, oltre che alla prevenzione di diverse patologie dismetaboliche.

Anche per il Biologo Nutrizionista, i nutraceutici diventano uno strumento fondamentale, per la pratica Professionale, finalizzato al miglioramento dello stato di salute e benessere, ricordando che, essendo integratori alimentari, vanno consigliati come “integrazione della dieta”, mai come sostitutivi di un pasto o di un singolo alimento. Per quanto riguarda i cosiddetti “superfood”, il loro utilizzo non viene sconsigliato, bensì indicato, quando serva, ma sempre nell’ambito di una dieta equilibrata e varia, meglio se a seguito di indicazioni date da un Professionista, e soprattutto, abbandonando l’idea che possano, da soli, contribuire al miglioramento dello stato di salute.

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