In condizioni di dislipidemie lievi o moderate, prima di intraprendere

una terapia farmacologica, si può valutare un’integrazione

con nutraceutici, abbinata ad una dieta bilanciata e modifica degli stili di vita

 

Le malattie cardiovascolari (Cvd) rappresentano al giorno d’oggi una delle principali cause di morte e di disabilità nei paesi industrializzati. Solo in Italia, infatti, rappresentano la prima causa di tutti i decessi, precedendo la mortalità per patologia tumorale.

Molteplici sono i fattori di rischio coinvolti nelle Cvd, tra i quali sono compresi fattori cosiddetti non modificabili come sesso, ereditarietà ed età, nonché fattori modificabili come dislipidemia, tabagismo, ipertensione arteriosa, sedentarietà, sovrappeso e obesità.

Tra i fattori modificabili più importanti legati allo sviluppo e alla progressione della patologia aterosclerotica vi è senza dubbio la dislipidemia.

È stato dimostrato, infatti, che una riduzione del 10% dei valori di colesterolo plasmatico abbassa del 13% la probabilità di mortalità per eventi cardiovascolari. La dislipidemia, oltre a essere facilmente evidenziabile tramite il rilevamento dell’alterazione dei livelli ematici di colesterolo totale, colesterolo LDL, HDL e trigliceridi, è potenzialmente controllabile tramite diverse e consequenziali strategie terapeutiche.

Il primo approccio deve essere senza dubbio di tipo medico-nutrizionale, ovvero la correzione delle abitudini alimentari, tramite l’impostazione di un adeguato schema dietetico bilanciato in macronutrienti, e la modifica degli stili di vita, come la dismissione al fumo, l’incremento dell’attività fisica e la riduzione della sedentarietà.

Nelle condizioni di dislipidemia lieve o moderata o nel caso in cui, dopo un adeguato periodo di adesione alle prescrizioni elencate in precedenza, i risultati non siano ottimali, si può ricorrere a un’integrazione nutraceutica, prima di passare alla terapia farmacologica propriamente detta.

Ma che cos’è un nutraceutico?

Secondo la definizione attribuita dal dottor. Stephen DeFelice nel 1979, un nutraceutico è «food, or parts of food, that provide medical or health benefits, including the prevention and treatment of disease» ovvero un alimento o parte di alimento che fornisce un beneficio medico o di salute, compresa la prevenzione e il trattamento della malattia. Un nutraceutico può essere somministrato come “dietary supplement”, l’integrazione alimentare con sostanze prodotte da isolamento o purificazione della coltura microbica, o come “functional food” ovvero l’assunzione di cibi fortificati.

Quello su cui mi soffermerò è la dietary supplement con varie molecole come le fibre solubili, gli estratti di riso rosso fermentato, i fitosteroli, i policosanoli e polimetossiflavoni, che si sono dimostrate efficaci come terapia nutraceutica nel trattamento della dislipidemia.

 

Fibra solubile

Le fibre solubili sono sostanze di origine vegetale resistenti all’azione di idrolisi degli enzimi del tratto superiore dell’intestino con proprietà viscose, naturalmente formanti gel. Sono rappresentate da pectine, gomme, mucillagini, polisaccaridi delle alghe, alcune emicellulose e polisaccaridi di deposito.

I cibi più ricchi sono fagioli secchi, avena, orzo e alcuni frutti e ortaggi.

La principale caratteristica è quella di rallentare i tempi di svuotamento gastrico e modulare l’assorbimento di glucidi, lipidi e colesterolo.

Meccanismo d’azione. Si suppone che l’effetto ipocolesterolemizzante della fibra solubile (Fs) sia dovuto alla capacità di ostacolare il riassorbimento di colesterolo nella circolazione enteroepatica, inducendone l’aumento dell’escrezione in forma di sali biliari.

La viscosità delle fibre interferisce con la formazione di micelle molto piccole (circa 10 nm), rendendo meno disponibile il colesterolo alimentare. La fibra solubile potrebbe inoltre abbassare il colesterolo totale e a bassa densità (LDL) rallentando l’assorbimento intestinale di glucosio e quindi la produzione di insulina che attiva l’enzima 3-idrossi-3metilglutaril-coA reduttasi (HMGCoAR), coinvolto nella sintesi del colesterolo, ma anche aumentando la concentrazione di alcuni acidi grassi a catena corta, prodotti dalla fermentazione batterica, che sembrerebbero anch’essi inibirne la sintesi epatica.

Efficacia e tollerabilità. Studi in vivo hanno dimostrato che l’ingestione di fibra solubile con la dieta può portare a un aumento dal 35% al 65% dell’escrezione di sali/acidi biliari con le feci, portando a una sostanziale riduzione del colesterolo totale plasmatico e delle LDL, senza tuttavia avere alcun effetto sul colesterolo HDL.

Principali fibre solubili:

  • Betaglucano. È un polisaccaride che si trova nei cereali, in particolare in avena e orzo ma anche in lievito, funghi, batteri e alghe. Integrazione alimentare: la FDA ha determinato che 3 g/die di betaglucani permettono di raggiungere un effetto ipocolesterolemizzante clinicamente rilevante.
  • Psyllium. È una mucillagine gelificante derivante dalla pianta Plantago ovata. La FDA ha affermato che assumere psyllium in quantità di 7 g/die, all’interno di una dieta a ridotto contenuto di grassi saturi e colesterolo, può ridurre il rischio di patologia cardiovascolare.
  • Pectina. È una gomma presente soprattutto in agrumi e mele. La fibra idrosolubile dalla pectina è in grado di ridurre effettivamente le concentrazioni di colesterolo totale e LDL con un effetto variabile da -16% a -5%.
  • Gomma di Guar. Il Guar (Cyamopsis tetragonolobus) è una pianta leguminosa annuale. Un grammo di fibra idrosolubile derivata dalla Gomma di Guar abbassa il colesterolo totale di -0,026 mmol/L e il colesterolo LDL di -0,033 mmol/L.
  • Glucomannano. Fibra solubile estratta dalla radice dell’Amorphophallus konjac. Per dosi di 2-4 g/die è ben tollerato, può comportare una significativa perdita di peso e ci sono evidenze che sia in grado di migliorare sia i parametri lipidici e lipoproteici sia lo status glicemico.

 

Riso rosso fermentato

Il riso rosso fermentato (red yeast rice, Ryr) è un prodotto ottenuto dalla fermentazione del riso comune da parte del lievito rosso (Monascus Purpureus).

Meccanismo d’azione. Durante la fermentazione si formano delle sostanze denominate monacoline. Tra esse spicca la monacolina K, la cui struttura coincide con la lovastatina, molecola ben conosciuta per la proprietà inibitoria dell’HMG-CoAR, riducente la sintesi di colesterolo.

Efficacia e tollerabilità. In Cina è stato ampiamente studiato, trovando che ha la proprietà di ridurre la concentrazione di colesterolo dall’11 al 32% e di trigliceridi dal 12 al 19%. Nel 1999 Heber et al. trovò che il riso rosso fermentato conteneva steroli, isoflavoni e altre sostanze e che la quantità di inibitori dell’HMG-CoAR era inadeguata a spiegare la grandissima riduzione di colesterolo, sottolineando che l’effetto potrebbe essere attribuito a una combinazione di azioni delle monacoline e delle altre sostanze. Questo suggerisce l’esistenza di una grande variabilità a influenzare l’efficacia del riso rosso fermentato, sia nella formulazione dei diversi prodotti, sia nella concentrazione di principi attivi all’interno di uno stesso prodotto, che può modificarsi per mancanza di standardizzazione del processamento e delle condizioni di coltura. Per quanto riguarda la monacolina in quanto tale, studi su popolazioni murine hanno permesso di stabilire la sicurezza della molecola.

L’Efsa (European Food Safety Authority) ha dichiarato che per ottenere l’effetto benefico sul colesterolo dovrebbero essere consumati 10 mg di monacolina K al giorno.

Nota:

Il riso rosso fermentato si ottiene dalla fermentazione del riso comune con un lievito, il Monascus purpureus o ruber, che conferisce la caratteristica colorazione rossastra al riso. Oltre a essere l’ingrediente peculiare di vini e liquori asiatici, in Cina, Giappone, Indonesia e Filippine, il riso rosso fermentato è utilizzato ampiamente

 

Fitosteroli

Gli steroli, insieme ai fosfolipidi, sono i principali costituenti delle membrane cellulari, a cui assicurano permeabilità, fluidità e rigidità adeguate. Gli steroli vegetali (fitosteroli) sono simili nella struttura al colesterolo e sono presenti in alimenti derivati dalle piante, principalmente in oli vegetali, semi e noci. L’intake dietetico dipende dal tipo di alimentazione e varia da 150 a 450 mg/die, con un maggior consumo nei vegetariani.

Meccanismo d’azione. Colesterolo e fitosteroli una volta ingeriti sono solubilizzati dagli acidi biliari a formare micelle. Dato che i fitosteroli hanno maggior peso molecolare e idrofobicità, tendono a spiazzare il colesterolo dalla costituzione delle micelle intestinali riducendone la quantità assorbibile.

Efficacia e tollerabilità. Una review sistematica dei dati relativi all’effetto riducente sul colesterolo da parte di steroli e stanoli (steroli saturi) vegetali ha mostrato un relazione dose-risposta per un consumo fino a 2 g/die di steroli/stanoli, che pertanto è la dose raccomandata dall’Adult Treatment Panel (ATP) del National Cholesterol Education Program (NCEP) III come terapia aggiuntiva per ridurre il rischio cardiovascolare. Le fonti di queste sostanze sono principalmente alimenti addizionati come margarina, yogurt e certi oli (di soia e di sego). In contrasto con gli effetti favorevoli sul colesterolo serico, la sitosterolemia, rara malattia autosomica recessiva in cui i fitosteroli sono iperassorbiti e causano xantomi e aterosclerosi precoce, ha indotto il dibattito sulla sicurezza dell’aumento degli steroli vegetali plasmatici in individui sani e sull’esistenza di un potenziale aumento del rischio di malattia coronarica o dell’effetto aterogeno.

Due grossi studi in merito hanno evidenziato però una relazione inversa tra intake di fitosteroli e concentrazione di colesterolo totale e LDL46 o frequenza di fattori di rischio cardiometabolici.

 

Berberina

È un alcaloide naturale estratto dalla corteccia della Berberis Aristata, un cespuglio spinoso appartenente alla famiglia delle Berberidaceae.

Tradizionalmente usata per gli effetti antimicrobici, sembra possedere proprietà immunostimolanti, antipiretiche e antiemorragiche.

Oggigiorno c’è grande evidenza che la berberina possieda proprietà rilevanti per il trattamento delle patologie metaboliche associate a un alto rischio cardiovascolare, incluse dislipidemie miste, insulino-resistenza, sindrome metabolica e diabete di tipo 2.

Sembra peraltro avere proprietà antipertensive, inotrope e antiaritmiche.

Meccanismo d’azione. La berberina ha la capacità di up-regolare l’espressione dei recettori epatici per le LDL, aumentandone i livelli di mRNA attraverso un meccanismo post trascrizionale che stabilizza le molecole.

L’aumento dei recettori per le LDL da parte del fegato porta a un aumento dell’uptake di colesterolo serico, che quindi si riduce.

Efficacia e tollerabilità. Studi clinici riportano una riduzione di colesterolo totale, LDL e trigliceridi a seguito dell’assunzione di berberina, e in alcuni casi anche un incremento di HDL. Nell’uomo è stata evidenziata una significativa riduzione del colesterolo plasmatico, in assenza di effetti collaterali dannosi, per dosi di berberina fino a 1500 mg/die. L’assorbimento e l’efficacia della molecola aumenta se associata con la Silimarina.

 

Policosanoli

I policosanoli (Pc) sono una miscela di alcoli alifatici ad alto peso molecolare, derivati originariamente dalla cera purificata della canna da zucchero, tuttavia isolati anche da cera d’api, graminacee, frutta secca e frutta fresca. L’assunzione media dei policosanoli è stata stimata in circa 12-40 mg/die nella popolazione statunitense, ma la biodisponibilità è notevolmente ridotta.

Meccanismi d’azione. I meccanismi precisi della loro azione nel trattamento delle dislipidemie rimangono misconosciuti, tuttavia è stato dimostrato che i policosanoli sono in grado di diminuire la sintesi di colesterolo attraverso l’inibizione della HMG-CoA reduttasi per azione indiretta mediata dall’attivazione della AMPkinasi.

Efficacia e tollerabilità. Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia e la tollerabilità dei policosanoli anche in comparazione alle statine. Alla dose di 10-20 mg al giorno, i policosanoli sono stati in grado di diminuire il colesterolo totale del 17-21%, il colesterolo LDL del 21-29% e di incrementare il colesterolo HDL dell’8-15% , con una bassissima incidenza di effetti collaterali.

 

Polimetossiflavoni

I polimetossiflavoni (Pmf) sono bioflavonoidi con più di due frazioni metossilate, derivanti dalla buccia degli agrumi. L’assunzione media dei polimetossiflavoni non è nota a causa delle differenze di concentrazioni presenti tra le diverse coltivazioni. L’assorbimento intestinale risulta però pressoché completo in virtù dell’elevata biodisponibilità.

Meccanismi d’azione. I meccanismi sottostanti la loro azione ipolipemizzante non sono ancora completamente stabiliti; tuttavia vi sono evidenze che esplichino questo ruolo attraverso l’inibizione della sintesi di apo B, lipoproteina primaria delle LDL. L’evidenza è che siano i metaboliti, derivanti dall’estesa biotrasformazione, i responsabili delle azioni benefiche. Ma gli effetti riportati dei polimetossiflavoni sono molteplici, tra cui l’attività antiinfiammatoria e antiaterogenica.

Efficacia e tollerabilità. Diete contenenti l’1% di polimetossiflavoni hanno dimostrato di ridurre le VLDL del 19-27% e il colesterolo LDL del 32-40% rispetto ai controlli. Dai test in vitro e in vivo su animali non si sono evidenziati effetti tossici o indesiderati fino a dosaggi di 14 g/die.

 

Acido carnosico

Fa parte degli estratti del Rosmarinus Officinalis che, insieme all’acido rosmarinico, ha mostrato di possedere proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e epatoprotettive.

Meccanismi d’azione. L’estratto di rosmarino, il carnosolo e l’acido carnosico (Ac) sono in grado di inibire l’attività della lipasi pancreatica in vitro, ma la riduzione di peso corporeo e dei lipidi serici dovrebbe essere mediata attraverso l’inibizione nel tratto gastroenterico.

Efficacia e tollerabilità. È stata individuata una significativa inibizione dell’attività enzimatica della lipasi gastrica di ratti obesi e non, associata a una moderata riduzione di assorbimento dei grassi con riduzione di peso corporeo e dei livelli di trigliceridi e colesterolo serici. Inoltre l’acido carnosico sembra avere, a parità di dose, la stessa efficacia dell’orlistat. L’Efsa ha stabilito che il range in cui non si riscontrano effetti avversi è tra 20 e 60 mg acido carnosico+carnosolo per kg di peso corporeo al giorno.

 

Conclusioni

Le ricerche degli ultimi decenni supportano il ruolo dei nutraceutici nella gestione del profilo lipidico. Nonostante solo alcuni composti vegetali come i fitosteroli, alcune fibre solubili (beta-glucani da orzo e avena e pectine), gli estratti di riso rosso fermentato (per la presenza di monacolina K) e gli acidi grassi polinsaturi abbiano superato l’esame dell’EFSA e possano essere associati a claim relativi al mantenimento o alla riduzione della colesterolemia, dagli studi più recenti emergono dati promettenti anche per altri nutraceutici con caratteristiche e meccanismi d’azione differenti.

 

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