Diabete di  tipo 1 e Sport

L’attività fisica ha un ruolo indiscutibilmente positivo per lo stato di salute generale dell’individuo e a maggior ragione nella persona con diabete; infatti, l’attività fisica rappresenta, insieme ad una corretta e sana alimentazione, alla somministrazione di insulina e all’educazione terapeutica, uno dei cardini della cura del diabete. Negli Standard Italiani per la cura del Diabete Mellito, viene consigliato di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (50‑70% della frequenza cardiaca massima) e/o almeno 90 minuti a settimana di esercizio fisico intenso (superiore al 70% della frequenza cardiaca massima teorica). L’attività fisica dovrebbe essere distribuita in almeno 3 giorni a settimana e non ci dovrebbero essere più di 2 giorni consecutivi senza nessuna attività. Se la persona con Diabete Mellito tipo 1 (DMT1) riesce ad adeguare efficacemente la sua terapia alle diverse esigenze energetiche, ciò gli consente di svolgere qualsiasi tipo di attività fisica senza limitazioni particolari, sebbene siano migliori gli esercizi effettuati al di sotto della soglia anaerobica.

Nella persona con DMT1 che pratica attività fisica bisogna prestare particolare attenzione all’elevato rischio di ipoglicemia o di iperglicemia paradossa. Infatti durante l’attività motoria il consumo di ossigeno da parte dell’organismo aumenta notevolmente, fino a 20 volte il valore basale. Per disporre dell’energia necessaria, il muscolo scheletrico utilizza le sue scorte di glicogeno e trigliceridi, e quelle presenti nel sangue sotto forma di glucosio. L’azione coordinata di vari ormoni controbilancia il consumo del glucosio circolante permettendo che i valori della glicemia risultino accettabili (al di sopra di 60-70 mg/Dl). Nelle persone con DMT1 questi adattamenti ormonali sono alterati e la glicemia può variare eccessivamente in entrambi i sensi. Dosi insufficienti di insulina somministrata, insieme alla secrezione di ormoni iperglicemizzanti durante l’attività fisica, possono provocare un eccessivo aumento della glicemia ed una chetoacidosi, dovuta alla produzione di corpi chetonici. Una glicemia troppo elevata può rendere sconsigliabile intraprendere attività fisica. Ciò che non deve sottovalutare la persona con diabete, nello svolgimento di attività motoria, è la possibile insorgenza di ipoglicemia, che può verificarsi durante l’esercizio o anche alcune ore più tardi: quantità eccessive di insulina possono agire impedendo la mobilitazione delle riserve di glucosio e altri substrati come gli acidi grassi; in tal modo, il glucosio consumato nell’attività fisica non viene rimpiazzato in modo adeguato ad opera dei sistemi di controllo dell’organismo e la glicemia inizia a scendere pericolosamente. In ogni caso prima di eseguire qualsiasi esercizio, è buona norma effettuare la misurazione della glicemia e possibilmente della chetonuria, ed eventualmente:

• evitare l’attività fisica se la glicemia è maggiore di 250 mg/dl in presenza di chetonuria;

• evitare l’attività fisica se la glicemia è maggiore di 300 mg/dl in assenza di chetonuria;

• se la glicemia è minore di 100 mg/dl non iniziare l’attività fisica, assumere uno spuntino a base di Carboidrati (CHO) e misurare nuovamente la glicemia.

 

SUBSTRATI ENERGETICI

Sapere quali sono le fonti energetiche a cui il muscolo attinge per potersi contrarre, è fondamentale per poter effettuare una sana attività fisica. Durante l’attività fisica di moderata intensità (50‑70% VO2max), nei primi 30-60 min di attività, i glucidi rappresentano il substrato principalmente ossidato. Per tale motivo un apporto notevole di Carboidrati (CHO) è essenziale per il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale e per la prevenzione dell’ipoglicemia.

Nell’organismo sono presenti circa 350-500 g di CHO, distribuiti per la maggior parte sotto forma di

glicogeno: 70-79% glicogeno muscolare (250‑400 g), 20% glicogeno epatico (80-100 g) e meno dell’1% (2-5 g) invece è la quota di glucosio circolante. Se si consumasse solo glucosio sarebbe consentita un’attività fisica moderata non superiore alle 3 ore. Pertanto un elevato apporto di CHO è necessario per il mantenimento di una quantità sufficiente di glicogeno muscolare ed epatico, onde evitare il senso di fatica muscolare.

In particolare nell’atleta con diabete il mantenimento di adeguate scorte di glicogeno è essenziale per

la glicogenolisi epatica e muscolare che si verifica in corso di ipoglicemia.

Alla spesa energetica totale contribuisce in minima parte il metabolismo delle proteine; infatti in un’ora di esercizio al 60% della VO2max, l’ossidazione proteica contribuisce solo per il 5%; nel caso in cui le riserve di glicogeno muscolare siano ridotte l’ossidazione può aumentare fino a coprire il 10-15%, andando a compromettere la performance sportiva.

Durante esercizi aerobici a bassa intensità (40-50% VO-2max) gli acidi grassi liberi (NEFA) forniscono il 40% di energia durante la prima ora e il 70 % nelle ore successive. Più aumenta l’intensità dell’attività fisica più il muscolo tende a consumare glucosio risparmiando i NEFA. Dal grado di allenamento dell’individuo dipende l’utilizzo preferenziale dei NEFA rispetto al glucosio: più il soggetto è allenato e maggiore è l’uso dei NEFA da parte dell’organismo. Esercizi aerobici a bassa intensità, protratti a lungo, sono pertanto indicati nella persona con diabete in terapia insulinica perché permettono un consumo di

glucosio lento e graduale, riducendo episodi di ipoglicemie. Elemento non trascurabile, nella stesura del piano alimentare dello sportivo, è il consumo calorico legato all’attività fisica praticata, cosi come l’assunzione di spuntini e pasti che vanno somministrati a seconda degli orari degli allenamenti. Il consumo energetico aggiuntivo sarà fornito da CHO rapidi e complessi.

Per calcolare il consumo calorico di un’attività e quindi l’extra-calorico necessario, basta moltiplicare il consumo energetico della singola attività (unità di misura espressa in Mets) per il peso corporeo in kg e per il tempo in ore.

COSA MANGIA LO SPORTIVO DIABETICO?

La nutrizione della persona sportiva con diabete non si discosta da quella della popolazione generale, naturalmente non dimenticando quelle che sono le raccomandazioni nutrizionali peculiari rivolte alla patologia stessa. La nutrizione, infatti, costituisce un aspetto cruciale per la prestazione fisica, essa fornisce il carburante per il lavoro biologico e permette l’uso del potenziale energetico contenuto negli alimenti. Una dieta bilanciata nei diversi macronutrienti, un’idratazione ottimale e una condizione psicofisica eccellente dell’atleta sono componenti indispensabili per tutelare la salute dello stesso. La corretta dieta di uno sportivo con diabete deve essere varia ed equilibrata in modo tale da mantenere uno stato completo di buona salute. Particolare riguardo deve esser posto alle funzioni energetiche, plastiche, reidratanti e regolatrici dei nutrienti. Alla funzione energetica bisogna porre attenzione soprattutto prima e durante l’attività fisica: il fabbisogno varia a seconda dell’intensità e della durata dello sforzo da sostenere e deve assicurare il mantenimento del peso corporeo ottimale; quella plastica invece è da tenere in conto, subito dopo l’attività fisica al fine di garantire un corretto recupero dei tessuti e della massa muscolare. I nutrienti deputati a fornire l’energia sono i CHO e i lipidi, mentre la funzione plastica è affidata alle proteine. Gli alimenti non energetici (acqua, vitamine e Sali minerali) sono essenziali per reidratare l’organismo e regolare le funzioni vitali. A questo proposito è bene ricordare quanto sia essenziale una corretta idratazione al fine di ottenere

una buona prestazione. L’assunzione di acqua deve avvenire antecedentemente al senso della sete, infatti una disidratazione anche lieve aumenta il senso di fatica psicofisica. Perdite di acqua superiori al 2% del peso corporeo possono incidere negativamente sulla prestazione fisica, inoltre ulteriori perdite potrebbero determinare colpo di calore, ipertermia fino ad arrivare a convulsioni e coma. La raccomandazione è di iniziare a bere 300 ml di acqua (e/o soluzioni glicido- saline ipoisotoniche) un paio di ore prima della prestazione e assumere poi 250 ml ogni 20-30 min di attività. È indispensabile bere secondo tale modalità per idratare in maniera costante l’organismo, inoltre si consiglia di bere a piccoli sorsi e continuamente. L’alimentazione dello sportivo diabetico avrà quindi come finalità il mantenimento di uno stato ottimale di idratazione, la costituzione di adeguate riserve muscolari ed epatiche di glicogeno, la prevenzione dell’ipoglicemia e la riduzione di qualsiasi condizione che possa creare disagi gastrointestinali. Nell’atleta sarà fondamentale il ritmo di assunzione del cibo (pasti e spuntini), ritmo giornaliero che deve essere personalizzato e attentamente calibrato a seconda degli orari degli allenamenti e delle gare in cui è impegnato.

È importante non dimenticare lo spuntino serale poiché consente di prevenire il rischio di ipoglicemia tardiva notturna.

Gestione dell’ipoglicemia e importanza del conteggio dei CHO

L’attività fisica va sospesa immediatamente in caso di ipoglicemia ed è necessario assumere zuccheri a rapido assorbimento, seguendo la semplice “regola del 15”: prendere 15 g di glucosio e ricontrollare dopo 15 minuti. L’assunzione va ripetuta fino a normalizzazione della glicemia se persiste l’ipoglicemia. In ogni caso, non riprendere l’attività se la glicemia non raggiunge almeno i 100 mg/dl.

Fatta questa precisazione è importante che la persona con diabete impari il conteggio dei CHO, metodica che porta all’acquisizione di competenze specifiche in merito alla quantità di CHO contenuta negli alimenti, imparando a stimare pure quelli consumati durante l’attività fisica e tenendo conto anche dell’esperienza personale. L’acquisizione di tale abilità consentirà allo sportivo diabetico di gestire al meglio la patologia, adattando la propria alimentazione alle diverse esigenze. Inoltre le persone trattate con analoghi ad azione rapida dell’insulina o con microinfusore devono adeguare il pasto alle dosi di insulina basandolo sul contenuto di CHO. Per gli esercizi pianificati la riduzione del dosaggio di insulina è la strategia da preferire per prevenire l’ipoglicemia, mentre per l’esercizio fisico non pianificato, è di solito necessaria l’assunzione di CHO supplementari. Gli esercizi di moderata intensità incrementano l’utilizzo di glucosio di 2-3 mg/kg/min rispetto alle richieste abituali. Cosi, una persona di 70 kg ha bisogno di 10-15 g di CHO in più per ogni ora di attività fisica moderata. Ancor più CHO sono necessari per attività fisiche vigorose.

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