Il colesterolo, dal greco chole (bile) e stereos (solido), è una molecola della classe degli steroli che riveste un ruolo fondamentale nella fisiologia degli animali e, ovviamente, dell’uomo.

Tutte le cellule animali sono in grado di sintetizzarlo. La sintesi avviene soprattutto nelle cellule del fegato, ma anche in quelle dell’intestino, delle ghiandole surrenali, degli organi riproduttivi e del cervello.

Tra le sue numerose funzioni, il colesterolo è coinvolto nella crescita e nella divisione cellulare, contribuisce a formare la membrana di tutte le cellule garantendone la fluidità (essenziale per una corretta funzionalità) e regolare, insieme a specifiche proteine di membrana, lo scambio di molecole e sostanze messaggere.

Il colesterolo è anche un componente essenziale della guaina mielinica dei nervi.

Oltre ad essere necessario per il trasporto degli acidi grassi nel plasma sanguigno, è una molecola indispensabile per la produzione di ormoni sessuali (estrogeni, progesterone, testosterone e derivati), acidi e Sali biliari (necessari per l’assorbimento delle vitamine liposolubili: Vit. A, D, E, K), ormoni della corteccia surrenale (cortisolo, aldosterone e derivati) e vitamina D.

Infine, il colesterolo è essenziale per lo sviluppo embrionale, al punto che un difetto nella via biosintetica causa malformazioni nel neonato.

Senza colesterolo, dunque, la vita dell’uomo non sarebbe possibile; non solo, una carenza, anche lieve, può comportare gravi conseguenze

L’organismo, infatti, ne produce tra 1 e 2 grammi al giorno, mentre il colesterolo ingerito con la dieta (detto colesterolo alimentare o esogeno) rappresenta una minima parte del totale (0,01 – 0,03%) e non determina direttamente i livelli di colesterolemia (concentrazione di colesterolo nel sangue).

La sintesi del colesterolo dipende principalmente dai livelli endogeni ed è finemente regolata attraverso un sistema a feedback. Infatti, a minime variazioni del colesterolo circolante nel sangue, si attiva o si reprime la sua sintesi.

Questo meccanismo di feedback funziona anche nell’intestino: più colesterolo è introdotto con gli alimenti (e più ce n’è in circolo) minore è la quantità che l’intestino ne fa passare nel sangue, e viceversa.

La frazione assorbita, infatti, varia dal 15% al 75%, e il resto è escreto nelle feci.

Se il livello di colesterolemia è molto alto, più del valore considerato borderline (> 240 mg/dL), ciò non dipende dal colesterolo alimentare, bensì è dovuto a una disfunzione genetica (dislipidemia), che induce un difetto nella via biosintetica o nel sistema di regolazione

Occorre ricordare che la colesterolemia non esprime il livello di colesterolo libero e intracellulare, bensì le frazioni legate alle diverse proteine di trasporto (VLDL, LDL, HDL).

ATEROSCLEROSI E COLESTEROLO

Un altro aspetto molto discusso riguarda la relazione tra colesterolo e aterosclerosi, spesso affrontata senza tener conto di alcuni presupposti fondamentali.

È necessario, infatti, conoscere bene il complesso metabolismo delle lipoproteine e, soprattutto, le differenze tra i sottotipi di LDL. Vi sono, infatti, il pattern A, caratterizzato dalla prevalenza di LDL grandi e leggere (“large buoyant-LDL”), il pattern B, dato dalla predominanza di particelle piccole e dense (“small dense-LDL”) e un fenotipo intermedio fra i due.

Le lipoproteine maggiormente implicate nella aterosclerosi sono le sd-LDL (le piccole e dense), poiché rimangono più a lungo in circolo rispetto alle lb-LDL (le grandi e leggere), tendono più facilmente a ossidarsi (diventando ox-sd-LDL) e a passare attraverso l’endotelio (la parete interna dei vasi sanguigni) e sono pertanto più coinvolte nella formazione della placca ateromasica (quella che ostruisce il circolo sanguigno).

Il pattern B, inoltre, è quello maggiormente riscontrato nei disturbi del metabolismo, nelle patologie cardio- e cerebrovascolari e nella disfunzione endoteliale.

Sono dunque le sd-LDL a dover essere considerate un fattore predittivo degli eventi cardiovascolari, ma la loro valutazione non è prevista dall’analisi laboratoristica di routine.

Vi sono, però, alcune strategie capaci di stimare la dimensione media delle LDL a partire da parametri lipidici comunemente dosati nella pratica clinica (colesterolo totale e HDL; trigliceridi; apoB totale; apoB-LDL), come il calcolo del rapporto tra colesterolo e apoB-LDL.

D’altro canto, occorre ricordare che l’aterosclerosi è una patologia multifattoriale, caratterizzata da un forte stato d’infiammazione localizzata e dalla presenza di una o più placche ateromasiche, condizioni dovute a una seria complessa di alterazioni cellulari e fenomeni ossidativi, a loro volta promossi e mantenuti dall’aumento in circolo delle ox-sd-LDL.

Si è visto, però, che le placche ateromasiche si formano anche in presenza di livelli di colesterolo ematico considerati “normali”, e ulteriori dati hanno dimostrato una mancanza di associazione tra elevata colesterolemia e mortalità cardiovascolare. In alcune patologie cardiovascolari, inoltre, la prognosi è peggiore quando associata a livelli troppo bassi di colesterolemia.

Assegnare una relazione causa-effetto a colesterolo nel sangue e aterosclerosi è, dunque, un approccio approssimativo e rischioso

Il grande errore è da ricercare nel fatto che quasi tutte le ricerche su colesterolo e rischio cardiovascolare non abbiano preso in considerazione il vero fattore di rischio primario: il sovrappeso.

Se gli stessi studi fossero stati fatti escludendo i soggetti in sovrappeso, molti risultati sarebbero stati diversi. L’aumento della colesterolemia, infatti, è una delle inevitabili conseguenze metaboliche dovute alla condizione di sovrappeso o obesità, ma ciò non significa che sia il colesterolo a causare l’aterosclerosi.

Conclusioni

In conformità a tali evidenza, appare chiaro che questa patologia cardiovascolare, come altre, debba essere considerata e trattata attraverso la correzione di più fattori, tra cui la presenza di sovrappeso o obesità, la composizione della dieta (soprattutto in termini di carboidrati raffinati e acidi grassi trans), la sedentarietà e il fumo, mirando, in tal modo, alla riduzione delle sd-LDL e di a tre molecole pro-infiammatorie.

Dal punto di vista dell’alimentazione, il limite che va superato è quello di attribuire agli alimenti più ricchi di colesterolo – uova, carni, formaggi, crostacei – un effetto diretto nei confronti della colesterolemia e di altri parametri lipidici

Piuttosto, si è visto che una dieta ad alto contenuto di carboidrati – soprattutto semplici e/o raffinati – influisce significativamente sull’aumento dei livelli di trigliceridi e sd-LDL e determina, inoltre, la riduzione delle HDL.

Effetti analoghi sono dovuti all’assunzione di acidi grassi trans.

Un’alimentazione che, invece, fornisca lipidi nelle giuste proporzioni, e solo attraverso alimenti di prima qualità, promuove l’aumento delle HDL e anche delle lb-LDL (non dannose), a scapito di trigliceridi e sd-LDL.

Infine, si è visto che il colesterolo alimentare non influisce significativamente sui livelli totali di LDL e che il consumo frequente di uova promuove l’aumento delle HDL e la riduzione dei livelli di sd-LDL.

Purtroppo, decenni di disinformazione e screditamento del colesterolo hanno comportato la diffusione di falsi miti e, soprattutto, la demonizzazione indiscriminata dei lipidi assunti con la dieta, promuovendo allo stesso tempo l’adozione di regimi low-fat (basso introito di grassi) oltremodo sbilanciati verso l’introito di carboidrati.

Nel febbraio 2015, però, la Dietary Guidelines Advisory Committe dell’USDA (United States Department of Agriculture) ha proposto l’abrogazione del limite massimo di assunzione giornaliera (fissato entro i 300 mg/die), riconoscendo la non-correlazione tra colesterolo alimentare e livelli ematici.

Ribaltando il contenuto di raccomandazioni decennali, questo cambio di rotta ha fatto sì che si invertisse un trend errato e fuorviante, e posto le basi per la definitiva assoluzione del colesterolo.

Riferimenti

  • Bender, D.A. (2014) Introduction to Nutrition and Metabolism. Fifth Edition. CRC Press
  • Fernandez, M.L. (2012) Rethinking dietary cholesterol. Curro pin Clin Nutr Metab Care. 15(2):117-21
  • Berger e al. (2015) Dietary cholesterol and cardiovascular disease: a systematic review an meta-analysis. Am J Clin Nutr
  • Malhotra, A. (2013) Saturated fat is not the major issue. BMj
  • Fernandez e al. (2010) Revisiting dietary cholesterol reccomendations: does the evidence support a limit of 300 mg/dL? Curr Atheroscler Rep
  • Andersen, C.J. (2013) Egg consumption modulates HDL lipid composition and increase the cholesterol-accepting capacity of serum in metabolic syndrome. Lipids
  • Fuller e al. (2015) The effect of high-egg diet on cardiovascular risk factors in people with type 2 diabetes: the Diabetes and Egg (DIABEGG) study – a 3-mo randomized controlled trial. Am J CLin Nutr
  • http://www.health.gov/dietaryguidelines/2015-scientific-report/PDFs/Scientific-Report-of-the-2015-Dietary-Guidelines-Advisory-Committee.pd
Seguimi su
Latest posts by Dott. Pepino Francesco (see all)