ALLATTAMENTO E SVEZZAMENTO

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Ci sono crescenti evidenze che la nutrizione durante i primi mesi di vita abbia conseguenze a lungo termine sul benessere.

Un argomento emergente per i ricercatori in ambito nutrizionale è capire meglio COME la dieta nelle prime epoche di vita influenzi lo sviluppo di fattori di rischio per malattia.

In 1974 Dörner ha introdotto il termine “programming” nella letteratura scientifica.

Ha proposto che:

  • nutrienti
  • ormoni
  • metaboliti
  • neurotrasmettitori

durante un periodo finestra nel precoce sviluppo possano pre-programmare lo sviluppo cerebrale, disordini funzionali, rischio di malattia nell’età adulta (Dörner G. et al. Acta Biol Med Ger 1973)

Teoria del programming

l’assunzione di determinati nutrienti in periodi particolari dello sviluppo (soprattutto nel terzo trimestre della gravidanza e nel primo anno di vita) “programmerebbe” l’organismo ad una serie di risposte a lunga distanza e ad una costituzione biologica capace di prevenire o favorire lo sviluppo di patologie cronico-degenerative dell’età adulta (aterosclerosi, obesità, diabete, ipertensione…)

  • Interventi precoci hanno grossi esiti sul rischio: i periodi critici sono gravidanza, infanzia fino a età prescolare.
  • Contributo genetico iniziale.
  • L’impatto dell’intervento da adulto è piccolo.
  • Riguarda i primi 3 anni di vita, ma in particolare il PRIMO anno di vita.

EPIGENETICA

L’Embrione e il Feto sembrano essere particolarmente suscettibili all’adattamento indotto dall’alimentazione materna attraverso il fenomeno dell’imprinting metabolico o programmazione metabolica.

I cambiamenti metabolici prevengono o favoriscono lo sviluppo di patologie metaboliche dell’età adulta

Già in fase uterina, l’alimentazione materna influenza direttamente l’imprinting genetico del bambino. Il rapporto tra l’alimentazione materna e quello che sarà lo sviluppo del nascituro è evidente anche nelle scelte alimentari che caratterizzeranno il futuro del bambino; ecco l’importanza di una alimentazione corretta già durante la gravidanza.

Al cospetto di un bambino dovremmo sempre chiedere “Cosa mangia e come mangia?”, piuttosto che “quanto pesa?”.

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LATTE MATERNO

Rappresenta l’alimento ideale per una corretta crescita.

L’allattamento al seno è il mezzo naturale e insostituibile, donatoci dalla natura, per assicurare ai bambini ciò di cui hanno bisogno, per nutrirsi e potersi difendere dai microrganismi patogeni.

  • Contribuisce a creare e rafforzare il legame di amore con il neonato
  • Migliora inoltre il rapporto madre-figlio, fonte dell’armonico sviluppo psicofisico del bambino.
  • Diminuita incidenza dei tumori dell’ovaio
  • Diminuito rischio depressione post-parto
  • Riduzione rischio cancro al seno (soprattutto se l’allattamento è prolungato)
  • Diminuzione del Diabete di tipo 2 (in relazione alla durata dell’allattamento)

Numerose evidenze scientifiche dimostrano i vantaggi del latte umano per la crescita ed il normale sviluppo di un neonato (AAP 2005).

Non esistono dubbi sul fatto che il latte umano sia il miglior tipo di alimento per il nato a termine: grandi vantaggi anche per i neonati pretermine (Mc Guire 2004).

  • Il latte materno costituisce in tutti i casi l’alimento di prima scelta
  • Qualora questo non sia disponibile il latte umano di Banca rappresenta una valida alternativa.

 

RACCOMANDAZIONI OMS

  • Avvio dell’allattamento entro 30’ – 60’ dal parto
  • Allattamento esclusivo fino ai 6 mesi di età ( vedi dopo per le posizioni di EPSGHAN e AAP  al riguardo)
  • Allattamento fino al secondo anno di età e oltre
  • Divezzamento complementare dai 6 mesi
  • Alimenti somministrati con cucchiaino e tazzina, non con biberon

I 10 PUNTI OMS PER L’ALLATTAMENTO AL SENO

Punto 1. Definire un protocollo scritto per l’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario.

Punto 2. Preparare tutto il personale sanitario per attuare compiutamente questo protocollo.

Punto 3. Informare tutte le donne in gravidanza dei vantaggi e delle modalità dell’allattamento al seno.

Punto 4. Aiutare le madri perché inizino ad allattare già mezz’ora dopo la nascita.

Punto 5. Mostrare alle madri come allattare e come continuare a farlo anche nel caso in cui vengano separate dal bambino.

Punto 6. Non somministrare al neonato alcun cibo o bevanda che non sia latte materno, a meno che non vi sia una prescrizione medica in senso contrario. Non pubblicizzare le formule adattate.

Punto 7. Praticare il “rooming-in”. Ogni madre dovrebbe avere nella stessa stanza il proprio neonato, 24 ore su 24. La pratica del rooming in si associa ad una prolungata durata dell’allattamento al seno esclusivo che favorisce la conoscenza reciproca tra madre e bambino, essenziale allo sviluppo neuro-comportamentale del piccolo, inoltre favorisce l’addestramento materno per quanto concerne la cura e la gestione del bambino

Punto 8. Incoraggiare l’allattamento a richiesta (In considerazione della capacità del lattante di autoregolarsi, del contributo nel prevenire un eccessivo calo ponderale nel piccolo)

Punto 9. Non dare tettarelle artificiali ai neonati durante il periodo di allattamento (Secondo la teoria della nipple confusion, i succhiotti artificiali possono interferire con l’avvio dell’allattamento al seno ritardando una corretta dinamica orale. L’utilizzo del succhiotto nell’immediato periodo dopo la nascita potrebbe confondere il neonato favorendo il mantenimento del pattern di suzione-deglutizione non nutritiva tipico dell’epoca fetale e sviando il piccolo dal seno materno).

Punto 10. Creare gruppi di sostegno all’allattamento al seno in modo che le madri possano rivolgersi a loro dopo la dimissione dall’ospedale o la clinica.

Suggerimenti: Nel caso vi sia necessità di somministrare liquidi al neonato si ipotizza che l’utilizzo di un bicchierino sia preferibile al biberon per le minori possibilità di interferenza nell’apprendimento del corretto pattern di suzione-deglutizione

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A FAVORE DEL LATTE UMANO…

  1. Il latte passa direttamente dal produttore al consumatore evitando in pratica ogni contaminazione;
  2. L’affinità biochimica della sua composizione con quella del neonato è ampiamente dimostrata;
  3. È evitata ogni alterazione delle proteine e degli enzimi con la sterilizzazione o il riscaldamento;
  4. L’apporto di aminoacidi essenziali, di grassi, di vitamine, di sali minerali avviene in equilibrio tale da permetterne la migliore utilizzazione;
  5. Il latte umano copre tutti i bisogni del lattante normale, che non sono valutabili con esattezza né dal laboratorio né dagli esperimenti su animali;
  6. È osservazione clinica corrente e documentata da ampie statistiche il minor numero di processi infettivi non solo enterici (specie da germi Gramnegativi) nel bambino alimentato al seno materno.

 

VANTAGGI DELL’ALLATTAMENTO AL SENO

Vantaggi per il figlio:

  • Nutrizionali: unicità nutrizionale; autoregolazione dell’assunzione del latte e crescita ottimale; protezione contro la malnutrizione e l’avitaminosi A (nei Paesi in Via di Sviluppo)
  • Prevenzione delle infezioni: respiratorie (incluse otiti), urinarie, meningite, diarrea, parassitosi
  • Migliore risposta immunitaria ai vaccini (per esempio al vaccino BCG)
  • Prevenzione della enterocolite necrotizzante neonatale
  • Prevenzione dell’appendicite
  • Associazione inversa con la morte in culla (Sudden Infant Death Syndromeo SIDS)
  • Prevenzione dei difetti ortodontici e della carie dentaria
  • Prevenzione dell’allergia
  • Migliore sviluppo psicologico e intellettivo
  • Migliore acuità visiva
  • Favorevoli implicazioni sull’attaccamento fra madre e bambino
  • Migliore salute a lungo termine: prevenzione del diabete insulino-dipendente; della sclerosi a placche; della porpora anafilattoide di Henoch-Schonlein; dei linfomi; del morbo di Crohn e della colite ulcerosa; dell’obesità e dell’ipertensione arteriosa.

Vantaggi per la madre:

  • Diminuzione del sanguinamento post – partum e più rapida involuzione uterina
  • Recupero fisico più rapido
  • Effetto contraccettivo, diminuite perdite di sangue per amenorrea da lattazione
  • Diminuita incidenza carcinomi ovaie e mammella in periodo pre menopausa
  • Diminuita incidenza osteoporosi e fratture femorali in periodo menopausa
  • Ridotto rischio di sviluppare Diabete di tipo II
  • Ridotto rischio di soffrire di ansia e depressione dopo il parto
  • Aumento del dispendio energetico e conseguente recupero del peso pregravidanza anticipato.

Vantaggi per la società:

  • ECONOMICI: risparmio sulla spesa dei latti artificiali risparmio sui costi dell’assistenza sanitaria nel primo anno
  • ECOLOGICI: minor consumo risorse ambientali e minore inquinamento minori consumi di energia e materiali per la produzione dei latti e smaltimento rifiuti

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Fattori protettivi del latte umano

  • Fattori che stimolano la crescita del Sistema Nervoso in particolare il NGF (nerve growth factor) e gli acidi grassi essenziali (DHA) che migliorano la trasmissione degli impulsi lungo le fibre nervose.
  • Numerosi fattori immuni in grado di promuovere meccanismi di difesa Gastro Intestinali nei neonati come TGF-β1, TGF-β2, IL-6 e IL-10.

Funzione Immunitaria Latte Materno

Il latte materno contiene un gran numero di fattori immunologici specifici ed aspecifici e sostanze protettive non immunologiche che accrescono le capacità difensive dell’ospite nei confronti di numerosi agenti infettivi.

Fattori immunologici specifici:

  • IgA secretorie
  • IgG, IgM, IgE, IgD
  • Linfociti B
  • Linfociti t CD4+, CD8+

Particolarmente importante è il contenuto di anticorpi, soprattutto immunoglobuline di classe IgA, in grado di indurre nel neonato immunità passiva verso numerosi patogeni: Clostridi, Stafilococchi, Pneumococchi, Escherichia coli, ecc. Inoltre, le IgA secretorie cominciano a comparire verso il 3° mese di vita ed i livelli dell’adulto vengono raggiunti solo verso i 5-6 anni. Nel neonato, l’assenza di produzione endogena (interna all’organismo) viene compensata dall’apporto di IgA dall’esterno con il colostro e il latte materno. Il neonato-lattante alimentato al seno riceve ogni giorno 0,25-1 g circa di IgA (75-100 mg/Kg/die) e circa il 30% delle IgA ingerite sopravvive al trasporto verso il piccolo intestino giustificando così l’elevata eliminazione fecale di queste immunoglobuline.

Fattori immunologici aspecifici:

  • Fagociti: macrofagi
  • Leucociti PMN
  • Fattori del complemento
  • Lattoferrina
  • Lisozima

Il colostro e il latte materno delle prime settimane contengono da 1 a 3 milioni di leucociti per ml. Questo valore scende sino a raggiungere 500.000 leucociti per ml nel 2°-3° mese. Il 90% sono monociti ed il restante 10% sono T e B linfociti. Per esercitare un ruolo attivo queste cellule dovrebbero sopravvivere e mantenere la propria integrità funzionale nel lume intestinale e ciò appare problematico. E’ verosimile, piuttosto, che queste cellule apportino citochine, fattori del complemento e antigeni già elaborati per la presentazione al sistema immune neonatale.

Lattoferrina: Glicoproteina di 79 KD la cui concentrazione varia da 5 a 7 mg/ml nel colostro a circa 1 mg/ml nel latte. Agisce legando il ferro e sottraendolo così ai microorganismi che lo utilizzano per moltiplicarsi (effetto batteriostatico). Esercita una attività anti-infiammatoria inattivando il complemento e sottraendolo così alla attivazione da parte degli immunocomplessi. Recentemente si è potuto dimostrare che la lattoferrina legandosi alla superficie batterica provoca rilascio di lipopolisaccaridi dalla parete cellulare con conseguente alterata permeabilità e morte cellulare (attività battericida). Stimola la crescita del Bifidobatterio creando un ambiente più sfavorevole alla flora patogena.

Funzioni Lattoferrina:

  • Attività antibatterica
  • Attività antivirale
  • Attività immunomodulante
  • Attività antiossidante
  • Attività anti-adesiva
  • Attività protettiva delle mucose
  • Attività anti-invasiva
  • Attività pro-apoptotica
  • Attività anticancro

Lisozima: Proteina trovata in elevate quantità nel latte materno, svolge essenzialmente una attività battericida.

Complemento: Tutti e nove i componenti del complemento sono stati trovati nel colostro e nel latte materno. Questi fattori svolgono un importante ruolo protettivo nei confronti delle infezioni enteriche e respiratorie.

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Fattori non immunologici

  • Mucina (glicoproteina protettiva nei confronti delle infezioni da E. Coli fimbriati)
  • Lactoaderina (glicoproteina che inibisce la replicazione virale di tutti i ceppi di rotavirus)
  • Oligosaccaridi
  • Glicosaminoglicani
  • Lipasi
  • Caseina
  • Fibronectina
  • Ormoni e fattori di crescita
  • Fattore bifidogeno
  • Leptina
  • Altre componenti

Gli oligosaccaridi presenti nel latte sono più di 80 e rappresentano quantitativamente uno dei tre principali costituenti del latte; la loro attività antinfettiva è legata ad un meccanismo di competizione dovuto alla analogia strutturale con recettori di membrana specifici per batteri o tossine batteriche a livello delle mucose delle vie urinarie, dell’apparato respiratorio e gastrointestinale. Inoltre favoriscono lo sviluppo, a livello intestinale, del Lactobacillus bifidus.

La caseina nel latte materno è composta da β e κ caseina. Quest’ultima sembrerebbe inibire l’adesione dell’Helicobacter pylori alla mucosa gastrica. Una funzione di prevenzione nell’adesione alle cellule epiteliali del tratto respiratorio è stata anche riportata per lo Streptococcus pneumoniae e l’Haemophilus influenzae.

Fibronectina: Proteina di elevato peso molecolare (concentrazione media nel colostro di 13,4 mg/l) che collabora all’azione delle cellule fagocitiche. Gli ormoni (cortisolo, insulina, tiroxina) e i fattori di crescita promuovono la maturazione gastrointestinale e lo sviluppo delle difese intestinali del neonato.

Leptina: La leptina fa diminuire l’assunzione del cibo regolando l’attività di neuroni nel nucleo arcuato dell’ipotalamo; in particolare:

  • Attiva i neuroni anoressizzanti POMC/CART
  • Inibisce i neuroni oressizzanti NPY/AgRP

questo determina inibizione dell’assunzione del cibo e aumento della spesa energetica.

Non c’è leptina identificabile nelle formule artificiali poiché le proteine derivano da latte scremato, nel Latte Vaccino la leptina è associata con i globuli di grasso che vengono rimossi.

I livelli di leptina sono stati trovati più elevati nei bambini allattati al seno che in quelli allattati artificialmente, indipendentemente dalle misure antropometriche.

Le femmine hanno un valore più elevato dei maschi.

È stata trovata una correlazione positiva tra leptina sierica dei bambini e BMI materno nei bambini allattati al seno, ma non nei soggetti allattati artificialmente: l’adiposità materna è un fattore che può influenzare la leptina nel latte materno.

Fattori immunomodulanti

  • Citochine
  • Nucleotidi
  • Prolattina

Questi fattori agiscono aumentando o comunque regolando lo sviluppo e la funzione di parti del sistema immunitario del bambino.

Nucleotidi: stimolano l’attività anticorpale e NK (natural killer), la maturazione della mucosa intestinale e una più rapida “riparazione” dopo un processo infettivo.

Citochine: hanno probabilmente un ruolo centrale nello sviluppo del sistema immunitario del lattante che da solo non è in grado di produrle.

Prolattina: stimola la differenziazione e la maturazione dei linfociti T.

La presenza nel latte di fattori immunomodulatori si basa sulle seguenti considerazioni: i bambini allattati al seno hanno titoli anticorpali specifici più elevati rispetto a quelli allattati artificialmente dopo vaccinazione con tossoidi, poliovirus e vaccini coniugati (HIB). In questi bambini, inoltre c’è una diminuzione dell’incidenza e/o della gravità di malattie su base allergica, immunitaria e infiammatoria anche a distanza di anni dalla sospensione.

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Funzione Antiallergica Latte Materno

L’allattamento artificiale porta ad un incontro con proteine di altra specie in una fase della vita in cui il sistema immunitario non è ancora pronto a riconoscere gli alimenti come agenti non pericolosi (induzione della “tolleranza”).

Studi epidemiologici hanno evidenziato che l’allattamento al seno induce nel neonato un miglior autocontrollo nell’assunzione del latte, per cui sono meno numerosi i bambini tendenti al sovrappeso.

 
 

LATTE UMANO NEL BAMBINO PRETERMINE

La nutrizione del neonato pretermine inizia già in utero, determinando probabilmente già un importante assetto metabolico ed epigenetico, prosegue poi nel corso della degenza in Terapia intensiva neonatale (Tin) e richiede attenzione anche nel periodo successivo alla dimissione del paziente. Ciascuna di queste fasi ha grande importanza, ma certamente di particolare rilievo sono le modalità nutrizionali più precoci, perché intervengono in un periodo di rapida crescita di tutti gli apparati e soprattutto del Sistema nervoso centrale (SNC), che rappresenta una finestra di particolare sensibilità nel definire possibili effetti anche a lungo termine.

La nutrizione del prematuro in Tin prevede per un certo periodo l’associazione di nutrizione per via parenterale (somministrata per via venosa), particolarmente importante soprattutto nelle prematurità estreme, e di nutrizione per via enterale, che secondo le recenti acquisizione scientifiche dovrebbe iniziare molto precocemente (24-48 ore di vita) con piccole quantità di latte, che hanno una funzione prevalentemente trofica per lo stesso intestino del neonato ancora molto immaturo. A tale fase segue un progressivo e quotidiano incremento dei volumi di latte fino al raggiungimento delle quantità necessarie ad assicurare una crescita adeguata, consentendo così di interrompere il supporto parenterale.

Tale percorso nutrizionale in realtà non è sempre agevole in quanto si confronta con l’immaturità dell’apparato gastroenterico del pretermine a cui si contrappongono paradossalmente esigenze nutrizionali estremamente elevate, necessarie per cercare di mantenere un ritmo di crescita che si avvicini a quello che il bimbo avrebbe avuto in utero se non fosse nato prematuramente.

In questo difficile percorso il neonato pretermine ha però un grande alleato, capace di sostenere e vicariare le funzioni digestive e immunologiche ancora così immature: il latte materno.

Ancora una volta il latte materno, con una più elevata concentrazione di IgA secretorie, lattoferrina, lisozima, fattore di crescita epiteliale, macrofagi, neutrofili e linfociti sopperisce alle carenze immunologiche causate da una nascita prematura contribuendo così fattivamente alla difesa nei confronti dei numerosi agenti infettivi.

Il piccolo pretermine ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale si trova nelle condizioni di non poter stimolare efficacemente la lattogenesi materna, per questo, se non opportunamente aiutate, le madri prima o poi perdono il latte. Il periodo sensibile per questo importante e delicato processo è costituito dalle prime due settimane dopo il parto. La suzione è un processo complesso che riguarda lo sviluppo neuroevolutivo del neonato pretermine, la capacità di succhiare è determinata dall’età gestazionale, dalle condizioni cliniche, ma anche dagli stimoli che il piccolo riceve dall’ambiente.

Sono stati condotti studi sull’allattamento al seno precoce che hanno provato che per il bambino pretermine, contrariamente a quanto si è soliti pensare, è molto più faticoso succhiare dal biberon che dal seno.

Il neonato al raggiungimento della 32ª settimana di età gestazionale può alimentarsi al seno.

Ma deve essere lasciato a contatto con il corpo della madre per molto tempo, in modo da permettere l’incontro tra bambino e seno: il metodo ideale per imparare a succhiare al seno è la Marsupioterapia o “madre canguro”.

AAP: Ospedali e medici devono raccomandare il latte umano per i prematuri ed i lattanti ad alto rischio direttamente al seno e/o utilizzando il latte spremuto

Benefici del latte umano per il neonato pretermine: non solo nutrizione ottimale ma vera “medicina” per il pretermine

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BANCA DI LATTE UMANO

Il latte della propria madre, fresco o adeguatamente conservato, è l’alimento ideale anche per i neonati pretermine, ma quando questo alimento non è disponibile o non è sufficiente (come ad esempio nei casi di condizioni cliniche materne critiche o di transitoria separazione per trasferimento del neonato) il latte umano donato rappresenta l’alternativa più valida. I principali vantaggi derivanti dall’utilizzo del latte umano di banca nell’alimentazione dei neonati pretermine sono:

  • Bassa incidenza di enterocolite necrotizzante;
  • Ridotta incidenza di sepsi ed altre infezioni;
  • Ridotta incidenza di displasia broncopolmonare;
  • Elevata tolleranza alimentare;
  • Prevenzione dell’ipertensione arteriosa e dell’insulinoresistenza.

Le principali Banche del Latte:

  • VIENNA
  • GERMANIA
  • HELSINKI
  • LONDRA, FRANCIA, USA
  • FIRENZE
  • ROMA (OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GESÙ)

Gli obiettivi primari della “Banca del Latte Umano Donato” sono:

  • promuovere l’allattamento materno,
  • favorire le donazioni da parte delle mamme nutrici,
  • incrementare l’uso del latte umano donato in alcune patologie quando non c’è quello della propria madre

VIA LATTEA: donatrici – farmacie – Marchi industriali – Polizia municipale ospedale bambino

Gerarchia Biologica per la nutrizione dei neonati pretermine

Latte fresco della propria madre:

UNICO, SPECIFICO e NON PASTORIZZATO

Latte materno congelato

Latte umano di banca

Formula

 

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COMPOSIZIONE LATTE MATERNO

Utilizzazione dei nutrienti

  • Proteine: disponibili dal punto di vista nutrizionale: 0.6 – 0.7 g/dL (a fronte di una quota di equivalente proteico di azoto variabile da 3-3.5 g/dL nel colostro a 1-1.2 g/dL nel latte materno maturo)
  • Glucidi: disponibili: una parte variabile del lattosio arriva indigerita al colon ( acido acetico acidificazione locale); la quota di oligosaccaridi (Fos) (10-25%) non digerita favorisce la funzione intestinale
  • Lipidi: digeriti in percentuale superiore al 95% ( migliore assorbibilità anche del calcio)

PROTEINE NEL LATTE MATERNO:

  • basso contenuto proteico
  • fasi iniziali: contenuto più alto (15.8 g/L)
  • latte maturo: contenuto più basso (8-9 g/L)
  • COLOSTRO (latte prodotto dal primo al quinto giorno di lattazione) = 2.7 g/ 100ml
  • LATTE DI TRANSIZIONE (latte secreto dal sesto al decimo giorno) = 1.6 g/ 100ml
  • LATTE MATURO (latte successivo al decimo giorno di lattazione) = 0.89 g/ 100ml*

*Il rapporto Caseina/Sieroproteine è 40/60. Caseina = 0.25g/100ml; Sieroproteine = 0.64g/100ml

Composizione in amminoacidi del latte materno

Amminoacidi Essenzialimg/100mLAmminoacidi NON Essenzialimg/100mL
fenilalanina 48
ac. aspartico 116
isoleucina 68ac. glutammico 230
istidina 22alanina 35
leucina 100arginina 45
lisina 73cistina 22
metionina 25glicina 0
treonina 50prolina 80
triptofano 18serina 69
valina 70tirosina 61

LIPIDI NEL LATTE MATERNO

  • contenuto variabile (30-50 g/L) per lo più Trigliceridi determinanti nella formazione della membrana cellulare soprattutto di retina e SNC
  • ricco di acidi grassi essenziali della serie ω-6 (acido linoleico) e ω -3 (acido a-linolenico) e dei derivati a catena lunga (LCPUFA) acido arachidonico (AA) docosaesaenoico (DHA).

Tipi di Acidi grassi presenti nei trigliceridi del latte materno:

Acido grassoposizione 1posizione 2 (beta)posizione 3
%%%
Miristico 377
Palmitico 16586
Palmitoleico 347
Stearico 1532
Oleico 461249
Linoleico 11714
Alfa-linolenico 0,40,61,5
Arachidonico tracce0,90,3

L’acido palmitico nella forma di 2-monogliceride come si trova nel latte umano a differenza di quello bovino in cui occupa la posizione n-3 non è idoneo a formare saponi di calcio. Questo fenomeno può spiegare il maggiore assorbimento di acido palmitico utile ai fini energetici (ed anche un maggior assorbimento di Calcio che non va a formare saponi).

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CARBOIDRATI NEL LATTE MATERNO

Il principale è il LATTOSIO (68 g/L).

Nel latte materno sono presenti oltre al lattosio, alcuni oligosaccaridi (FOS) in basse concentrazioni (1 gr/100 nel latte di donna contro 0,1 gr/100 nel latte vaccino) che svolgono molte funzioni favorevoli tra cui: funzioni difensive, funzioni prebiotiche.

Il fattore bifidogeno del latte materno è costituito dalla presenza nello stesso latte degli oligosaccaridi; questo fattore è dotato di attività antivirale e antibiotica soprattutto nei confronti della Escherichia coli.

OLIGOSACCARIDI

  • sono note più di 100 molecole
  • costituiscono il terzo componente particolare del latte umano dal punto di vista qualitativo
  • Inibiscono l’adesione dei batteri patogeni e delle tossine all’epitelio
  • favoriscono lo sviluppo della flora bifidogena a livello dell’apparato digerente creando un ambiente sfavorevole alla proliferazione di ceppi patogeni

MINERALI

Il contenuto di FERRO e ZINCO nel latte materno è basso, ma la BIODISPONIBILITÀ è molto alta

Tabella di confronto Latte materno vs Latte vaccino
abella di confronto Latte materno vs Latte vaccino

Ricchezza del latte materno in acidi grassi polinsaturi a lunga catena (Acidi docosaesaenoico DHA ed arachidonico AA) che si accumulano preferenzialmente nelle membrane delle cellule neurali). I lipidi strutturali rappresentano circa il 60% del cervello umano. I bambini allattati artificialmente sembrano avere livelli minori di acidi grassi polinsaturi a lunga catena e di fosfolipidi nella corteccia cerebrale rispetto a quelli allattati al seno. Vi è perciò un possibile meccanismo biochimico alla base dell’eventuale effetto positivo dell’allattamento al seno sullo sviluppo cognitivo.

Composizione Chimica Latte Materno vs Latte Vaccino

Composizione Chimica Latte Materno vs Latte Vaccino

 
 
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FORMULAZIONE PRODOTTI PER LATTANTI

L’allattamento naturale va sempre e comunque promosso, tranne nei casi di comprovata impossibilità o di gravi controindicazioni: reale assenza di latte, patologie gravi della madre (tumori, epatopatie, cardipoatie, ecc.), anomalie del seno, assunzione di farmaci essenziali per la madre in grado di passare nel latte (anticonvulsivanti, antidepressivi, antibiotici, ecc.).

Tutte le formulazioni destinate a lattanti attualmente in commercio hanno come base il latte vaccino.

I processi tecnologici di produzione di formulati per lattanti hanno lo scopo di avvicinare il più possibile la composizione latte vaccino a quella del latte materno.

LINEE GUIDA PER PREPARAZIONE LATTE ARTIFICIALE IN POLVERE

Oltre alle normali prassi igieniche, che prevedono l’uso di contenitori puliti e disinfettati, in esse viene raccomandato di:

  • utilizzare, per la ricostituzione del latte, acqua a una temperatura superiore ai 70°C;
  • assicurare il raffreddamento rapido del prodotto ricostituito fino alla temperatura di somministrazione;
  • preparare il biberon subito prima della poppata e consumarlo rapidamente;
  • non riscaldare né riutilizzare l’eventuale latte rimasto nel biberon dopo la poppata.

Gli esperti dell’OMS, inoltre, richiedono che sulle etichette dei latti in polvere appaia una dicitura sotto forma di avvertenza importante per informare i consumatori che il prodotto non è sterile.

I latti liquidi sono da preferire.

Come destreggiarsi fra i vari tipi di formule

  • Formule di partenza o di tipo 1
  • Formule di proseguimento o follow-up o di tipo 2
  • Formule “monotipo”
  • Formule di crescita o di tipo 3
  • Formule anti-stipsi o AS
  • Formule anti-coliche o AC (i vecchi “parzialmente adattati”???)
  • Formule antirigurgito o AR
  • Formule ipoantigeniche o HA
  • Formule speciali:
    • Idrolisati spinti
    • Formule elementari
    • Formule di soia/riso
    • Formule per diarrea
    • Formule per difetti metabolici

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Formule per Lattanti Sani – Primi 3 Mesi

Il latte vaccino come tale non può essere ritenuto idoneo per l’alimentazione dei neonati. È pertanto necessario apportare modifiche più o meno importanti alla sua composizione per avvicinarla a quella del latte materno.

Sono disponibili formulati in polvere e liquidi: i primi occupano meno spazio ma necessitano di opportuna preparazione, i secondi sono più comodi qualora si debba alimentare il bambino in ambiente non domestico, essendo solo da scaldare.

Protocollo: fare riferimento al peso corporeo + 250 mL; esempio: se il bambino pesa 5,5 Kg fare riferimento a circa 800 mL da dividere, nel primo mese di vita, in genere, in 6 pasti, successivamente in 5 pasti (ogni 4 ore: ore 6 – 10 – 14 – 18 – 22). La riduzione a 4 pasti può essere lasciata gradualmente al bambino stesso ad esempio per l’ultimo pasto delle 22 (ovviamente aumentando la dose nei 4 pasti rimanenti).

Formule per lattanti tipo 2

  • Anche dette “alimenti per lattanti” o “latti per lattanti” se di sola origine vaccina;
  • Le modificazioni principali riguardano:
  • Modifica quantitativa delle proteine
  • Modifica qualitativa dei rapporti caseina/sieroproteine
  • Modifica qualitativa dei lipidi
  • Modifica quali-quantitativa degli zuccheri
  • Modifica quali-quantitativa dei Sali minerali
  • Integrazioni (LC-PUFA, nucleotidi, oligosaccaridi)

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Latte con Probiotici

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata rivolta anche ai latti fermentati contenenti microrganismi probiotici, precisamente batteri lattici selezionati.

I ceppi di microrganismi utilizzati (di solito Streptococcus thermophilus e Bifidobatteri) favorirebbero lo sviluppo di una flora intestinale protettiva: maggiore resistenza alle infezioni, contenimento del rotavirus, ecc.).

Latte con Prebiotici

La presenza nel latte di microrganismi (gli stessi indicati come probiotici) ad azione prebiotica porterebbe alla liberazione di metaboliti (galattooligosaccaridi e glicoproteine) in grado di migliorare la vitalità della flora batterica intestinale.

Secondo alcuni autori sono infatti questi metaboliti ad avere effetto benefico sull’ecosistema intestinale, e non la presenza stessa di microrganismi.

Latte per Neonati con Rigurgito Frequente

L’incidenza del rigurgito frequente nel lattante oscilla tra il 20 e il 40% della popolazione infantile. Si può intervenire efficacemente con la dieta, utilizzando latti arricchiti con prodotti specifici: amido di riso o di mais (la componente attiva è l’amilopectina) o con farina di semi di carrube (i componenti attivi sono i galattomannani).

Latte per Neonati con Diarrea

La patologia diarroica del neonato è molto frequente, con cause molteplici: infezioni intestinali, intolleranze alimentari, malnutrizione, terapia antibiotica protratta, ecc. Il trattamento dietetico con formule adattate ha lo scopo di risolvere la disidratazione, raggiungere gli standard di crescita previsti, stimolare la risposta anticorpale. I formulati in commercio hanno di solito un ridotto tenore di lattosio, in quanto di solito è presente un’intolleranza secondaria a questo disaccaride. Formule spesso non equilibrate, da usare per limitati periodi di tempo.
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Formule per Neonati Sottopeso o Pretermine

Età gestazionale: si calcolano le settimane a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Si definisce pretermine un parto che avviene entro la 37a settimana, post termine un parto che avviene dalla 42a settimana in poi.

Sia per i neonati pretermine che per quelli a basso peso (inferiore a 2.500 g) sono indispensabili strategie dietetiche che tengano conto dell’immaturità dell’organismo, della difficoltà di adattamento alla vita extra-uterina e della necessità di energia e nutrienti diversa da quella dei soggetti normali.

Nutrizione Neonato Pretermine o Sottopeso

Fase alimentazione parenterale esclusiva

Utilizzata quando il soggetto presenta difficoltà a ricevere un’alimentazione enterale a causa di una modesta capacità dello stomaco, un’immaturità del tratto gastro-enterico o per patologie concomitanti.

La durata della alimentazione parenterale varia da alcuni giorni ad alcune settimane, a seconda dei casi.

Fase transizione alimentazione parenterale – alimentazione enterale

L’inizio dell’alimentazione enterale deve avvenire il prima possibile. Essa infatti stimola l’attività degli enzimi gastrointestinali, promuove la produzione di bile e favorisce la funzionalità della barriera mucosale a livello intestinale.

La durata del periodo di transizione può variare e deve permettere un adattamento completo del tratto gastrointestinale alla nuova situazione alimentare.

Fase alimentazione enterale esclusiva

Dal momento in cui l’organismo del neonato è in grado di assumere tutta l’energia e i nutrienti per via enterale, questa deve divenire l’unica via di alimentazione.

L’alimentazione enterale può avvenire attraverso diverse soluzioni dietetiche: Latte della madre biologica (come precedentemente detto questa soluzione è sempre da preferire) , Latte umano di banca, Latte formulato specifico.

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Valore Energetico Latte Artificiale

Latte formula start: 60-80 kcal/100mL

Latte proseguimento: 60‐75 kcal/100 mL

Latte neonati pretermine e/o sottopeso: 130-135 kcal/kg peso/die

Questo apporto dovrebbe garantire un accrescimento simile a quello del terzo trimestre di gravidanza, cioè 15 g/kg peso/die

 
 

Tabella comparativa vari tipi di Latte
Tabella comparativa vari tipi di Latte

 
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Allattamento e svezzamentoALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE

Cosè il divezzamento?

Periodo transitorio della vita in cui il latte, materno o no, cessa di essere l’alimento esclusivo della dieta del bambino, venendo gradualmente sostituito da un pasto semisolido e poi da cibi solidi.

  • Passaggio graduale a consistenze diverse dei cibi proposti rispetto al latte
  • Accesso a gusti nuovi come amaro o salato
  • Sviluppo di abilità nuove (masticazione, deglutizione, coordinazione motoria)
  • Progressiva autonomizzazione del bambino

Quando divezzare?

Già dal 2001 la WHO (World Health Organization o Organizzazione Mondiale della Sanità o OMS) consiglia l’assunzione esclusiva di latte (materno e/o formula) fino al sesto mese e la somministrazione di alimenti diversi dal latte solo dopo il raggiungimento di tale età.

Un inizio del divezzamento intorno alle 24-26 settimane, termine ultimo secondo ESPGHAN (European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) e AAP (American Academy od Pediatrics) ma ben prima dell’epoca consigliata OMS, e probabilmente l’epoca più corretta, alla luce delle conoscenze attuali.

Dal 5-6°mese di vita il latte materno esclusivo fornisce inadeguati apporti di:

  • Zinco
  • Ferro
  • Proteine ad elevato valore biologico

Tuttavia, se possibile, il latte materno va integrato e non eliminato perché:

  • fornisce quantità elevate di ac.grassi a catena molto lunga e di importanti fattori non nutritivi (immunologici, trofici, enzimatici, ecc.)
  • contribuisce a mantenere ottimale l’apporto proteico evitando un eccesso
  • riduce l’incidenza di tumore al seno nella madre
  • è “economico”

Possibili effetti negativi di un divezzamento troppo precoce (< 3-4 mesi)

  • Riduzione dell’effetto protettivo dell’allattamento sulla nutrice
  • Sbilanciamento della dieta del lattante verso un’alimentazione iperglucidica e ipolipidica
  • Diarrea
  • Sensibilizzazione allergica
  • Eccessivo carico renale dei soluti

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Troppo presto o troppo tardi: Quali rischi?

  • Malnutrizione per difetto (micronutrienti) o per eccesso (calorie) rischio di deficit marginalio maggior rischio di obesità se le curve di crescita mostrano tendenza a passare a centili più alti
  • Rischio di aumento di malattie diarroiche (soprattutto se troppo precoce) malnutrizione globale, calorico-proteica (marasma)
  • Interferenza con l’allattamento al seno e coi nutrienti del LM (ad es., la pera interferisce coll’assorbimento del Fe)
  • Rischio di mancata educazione al gusto o al contrario di sovra stimolazione del senso del gusto responsabilità verso i fenomeni di neofobia?
  • Rischio di alterato “programming
  • Rischio di alterazioni nello sviluppo corretto del sistema immunitario allergie!
  • Aumentato rischio di malattie croniche dell’apparato gastroenterico (MICI…)
  • Rischio di esordio troppo precoce e grave / scoperta tardiva della celiachia

DIRITTO DEL BAMBINO AD UN DIVEZZAMENTO INDIRIZZATO, SERENO E NUTRIZIONALMENTE ADEGUATO

La raccomandazione più attuale indica semplicemente di mantenere l’allattamento esclusivo se possibile per sei mesi (ma non meno di quattro) e la successiva introduzione di cibi complementari non prima delle 17 settimane (ovvero quattro mesi compiuti) e non oltre le 26 settimane (sei mesi) di vita. E ciò vale sia per i bambini allattati al seno, sia per quelli alimentati con le formule artificiali.

GESTIONE PIÙ “SPONTANEA: Basta con un’impostazione troppo rigida, che spesso causa anche l’opposizione del bambino e il senso di sconfitta della mamma.

Le indicazioni attuali sono più semplici e forti: allatta al seno il più possibile e svezza rapidamente con alimenti vari. Tutto qui.

Da qui a passare all’autosvezzamento, basato sull’introduzione “a richiesta” degli alimenti complementari, però, ce ne vuole: c’è del vero in questa teoria, anche se non è una grande novità: già da vent’anni si consiglia di rispettare i tempi e i modi di ogni bambino. Però il bebé sceglie in base a quello che trova in tavola: di fatto anche chi sulla carta si svezza da solo lo fa partendo dalle proposte, più o meno giuste, dell’adulto. C’è poi chi è più curioso e chi meno. Inoltre, il cibo all’inizio va comunque passato, frullato, tritato o grattugiato per adattarlo alle capacità di deglutizione e masticazione dei più piccoli.

Resistono quindi due scuole di pensiero: da un lato chi è più vicino all’autosvezzamento, dall’altro chi mantiene un sistema più sorvegliato.

Non è vero che la mamma sa sempre quel che è meglio per il suo bambino, perché in molte famiglie resiste una cultura alimentare sbagliata.

Le pappe tradizionali continuano ad avere un grande vantaggio: essendo preparate con una equilibrata proporzione di alimenti, tra verdura, proteine e carboidrati, garantiscono un bilanciato apporto di nutrienti anche se il bambino non finisce il piatto.

Anche la precauzione di introdurre nuovi alimenti uno per volta e a distanza di qualche giorno sembra tramontata. Le verdure innanzi tutto, ma anche gli altri alimenti, possono essere mischiati e proposti insieme. All’inizio dello svezzamento il bambino è molto aperto alle novità e l’introduzione di più sapori insieme sembra favorire l’abitudine a una più ampia gamma di gusti e sapori che il piccolo tende a mantenere mentre cresce. Introdurre un alimento per volta serviva soltanto per identificare lievi disturbi digestivi che possono manifestarsi con diarrea o reazioni cutanee – non certo le allergie, che impiegano molto più tempo per manifestarsi.

MENO PROTEINE: Un’altra rivoluzione rispetto al passato è il minor contenuto proteico consigliato. Lo svezzamento inizia con la carne, un alimento insostituibile, più ancora che per le proteine, per l’apporto di ferro necessario al bambino dai 6 mesi in poi.

II contenuto proteico deve essere inferiore rispetto al passato e più variato, dando al bambino fin dall’inizio anche le proteine di origine vegetale che si trovano in alimenti quali i legumi come i fagioli o i piselli.

Le mamme devono dimenticarsi l’eterno timore di somministrare poche proteine, perché con la nostra dieta se ne assumono comunque troppe. L’importante è sapere che, in ogni caso, anche quando il piccolo mangia poco, è coperto per la quota proteica.

Ma si potrebbe fare di più: probabilmente ritardare l’introduzione del latte vaccino anche nel corso del secondo anno, attenersi all’equivalente giornaliero di non oltre 25-30 grammi equivalenti di carne fresca (negli omogeneizzati o liofilizzati, bisogna guardare la percentuale di carne contenuta), ridurre l’utilizzo di fonti proteiche come grana e formaggi può contribuire a limitare l’eccesso di assunzione proteica.

Sembra infatti che il costante aumento dell’obesità tra i bambini (che non ha però una sola causa) possa essere legato in alcuni casi anche all’eccesso proteico nella dieta dei primi 2 anni di vita.

Ricorda: Lo svezzamento comincia quando il latte da solo non basta più a coprire le esigenze nutrizionali del bambino. Per questo vanno introdotti nutrienti indispensabili come le proteine e il ferro, cioè prima di tutto una pappa a base di carne e verdura. È inutile cominciare lo svezzamento con la mela grattugiata o l’omogeneizzato di frutta (usanza peraltro solo italiana e in particolare del Nord), per abituare il bimbo al cucchiaino e ai sapori nuovi. Molto meglio partire con gli alimenti che “servono” davvero.

TUTTI GLI ALIMENTI SUBITO

Fino a qualche anno fa si consigliava di non introdurre l’uovo e il pesce nella dieta prima degli 8 mesi per evitare sensibilizzazioni allergiche. Oggi si raccomanda, invece, di introdurre fin dall’inizio gli alimenti allergizzanti, glutine compreso (anche se la celiachia, cioè l’intolleranza al glutine, non è una vera e propria allergia). Si è scoperto che ritardare la loro introduzione non serve. Anzi, può essere addirittura controproducente: in questo modo gli eventuali sintomi di celiachia compaiono più tardi e sono più difficili da riconoscere. Su questo punto c’è ormai un consenso unanime: alcuni studi suggeriscono addirittura un effetto paradosso, per cui le allergie alimentari potrebbero aumentare se l’introduzione degli allergeni viene posticipata.

Il glutine va introdotto non prima dei 4 mesi e non oltre i 7, se possibile quando ancora si allatta al seno in modo che il bambino riesca a ‘modulare’ meglio l’eventuale intolleranza.

Via libera quindi al pesce, all’uovo e alle farine e pastine con glutine fin dalle prime proposte.

Ma in questo modo, che succede a chi è allergico davvero?

Chi risulta allergico viene diagnosticato e curato di conseguenza. Oggi si preferisce non togliere a tutti per prevenire, ma solo ai pochi per curare.

RICORDA: è dimostrato che l’unica accortezza che sia in grado di regolare la comparsa di reazioni allergiche è la co-presenza di allattamento al seno (anche se le indicazioni, per ora, valgono anche per gli allattati con la formula). Il latte materno ha infatti una funzione protettiva nel delicato passaggio ai cibi solidi.
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Schema a 6 mesi

  • Obiettivo:

– 2 pasti di latte + 2 pappe

– Soddisfare il fabbisogno ai sei mesi: 100 Kcal/Kg/die

  • Si inizia introducendo un solo pasto [pranzo]

– Una pappa = 200-250 Kcal

  • Quando un pasto è ben accetto si passa a due pappe al giorno [pranzo e cena]

ESEMPIO DI PRIMISSIMA PAPPA

  • Brodo vegetale: volume tot 200-250 ml
  • Sciogliere nel brodo crema di:

– Riso/Mais/Tapioca

– Iniziare con 2 cucchiai = 10 gr in 200 ml = crema al 4%; passare poi a 3-4 cucchiai (al 8%, poi al 10% in modo graduale)

– Aggiungere la crema al brodo in ebollizione lentamente continuando a mescolare (per evitare il formarsi di grumi) e cuocere per il tempo indicato.

  • Fare intiepidire e aggiungere

1 – 2 cucchiaini di olio extravergine di oliva a crudo

1 cucchiaino raso di parmigiano grattugiato (senza esagerare soprattutto all’inizio)

Liofilizzato di carne: coniglio, agnello, tacchino; Aumento graduale 1 cucchiaino mezzo vasetto 1 intero

  • Frutta a fine pasto:

– Omogeneizzato

– Fresca: mela, pera, banana grattuggiata/schiacciato/frullato

Assunzione Proteine durante il periodo di alimentazione complementare

Un elevato intake di proteine a 12 e 18-24 mesi è associato a più elevato BMI z score e percentuale di grasso corporeo a 7 anni.

Non si può escludere che anche l’apporto di proteine anche negli anni successivi, es. nel periodo dell’adiposity rebound (periodo critico per lo sviluppo di obesità) possa giocare un ruolo decisivo sullo sviluppo di adiposità. Am J Clin Nutr 2007;85:1626–‐1633

↑ Intake di proteine

↑Livelli di IGF-1

↑ Moltiplicazione degli adipociti

“adiposity rebound” precoce

↑ Rischio di obesità

Adiposity Rebound:

  • In età pediatrica, dopo l’età di un anno, i valori di BMI diminuiscono per poi stabilizzarsi e riprendere ad aumentare mediamente solamente dopo l’età di 5-6 anni.
  • L’età alla quale si raggiunge il valore minimo prima dell’aumento fisiologico del BMI si chiama adiposity rebound e mediamente corrisponde all’età di 5-6 anni.
  • Un incremento dei valori di BMI prima dei 5 anni (adiposity rebound precoce) viene riconosciuto come un indicatore precoce di rischio di sviluppo di obesità.

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Larn, 2012: Intake proteico

  • 6-12 mesi: 1,11 Kg/die
  • 1-4 anni: 0,82 Kg/die
  • 4‐6 anni: 0,76 Kg/die

UN MOMENTO DELICATO…

  • Il passaggio dal latte agli alimenti solidi è un momento particolarmente delicato per il bambino.
  • Infatti il piccolo si trova ad assumere un alimento di consistenza diversa attraverso il cucchiaino seduto sul seggiolone: non più succhiando al seno della madre stando accoccolato in braccio
  • Il divezzamento sottopone il bambino a numerosi cambiamenti. Questi cambiamenti andrebbero eseguiti in maniera graduale, così da rappresentare una piacevole esperienza, non un motivo di conflitto tra la madre ed il bambino. Elogi, attenzioni premurose e coccole sono di vitale importanza per la riuscita dello svezzamento.
  • È necessaria pazienza senza avere ansia che questo passaggio debba avvenire in tempi brevi. Non ci sono infatti generalmente problemi nutrizionali, essendo il latte a questa età ancora sufficiente per soddisfare i fabbisogni del bambino. Dunque è possibile concedere al bambino un periodo di assestamento senza che venga compromessa la sua crescita.

RACCOMANDAZIONI GENERALI

  • Per tutto il primo anno di vita la pappa deve essere priva di sale (periodo durante il quale si completa la maturazione della funzionalità renale) e di consistenza cremosa (per ovviare alla incapacità masticatoria del bambino).
  • È bene cominciare il divezzamento introducendo la prima pappa al pasto di mezzogiorno, ponendo il bambino sul seggiolone e sedendosi di fronte a lui, pronti ad un suo eventuale rifiuto.
  • Se nei primi giorni mangerà anche solo pochi cucchiaini sarà già soddisfacente.
  • Se si rifiuterà è bene non forzarlo, riprovando il giorno successivo; i nuovi alimenti vanno sempre proposti e mai imposti!
  • Cercare di non alimentare il bambino ogni volta che piange perché il pianto potrebbe avere significati diversi (sonno, stanchezza, coliche)
  • Evitare di aggiungere biscotti o cereali al biberon prima del 6°- 7° mese (se esiste le necessità di addensare il latte, per problemi di rigurgito, utilizzare la crema di riso e non il biscotto)
  • Abituare il bambino a dissetarsi con acqua e non con succhi di frutta o tisane zuccherate
  • Preferire le spremute di frutta fresca al succo di frutta zuccherato
  • Evitare l’aggiunta di zucchero (e sale) in tutto il I anno di vita.

SENSIBILITA’ AL GUSTO

L’IMPRINTING DEL GUSTO INIZIA NEL GREMBO MATERNO

  • Le preferenze di gusto possono essere condizionate da fattori innati, ambientali ed esperienze di apprendimento.
  • L’aroma degli alimenti consumati dalla madre influisce in modo significativo sul sapore del liquido amniotico.
  • Il gusto del latte umano varia a seconda della dieta della madre, pertanto l’allattamento espone il bambino a molti gusti diversi.
  • I neonati di madri che consumano carote, aglio e frutta regolarmente durante la loro gravidanza o lattazione mostrano una maggiore accettazione di questi gusti.
  • L’allattamento al seno può essere visto come un ponte di sapore tra l’utero e l’introduzione di cibi solidi.

Il lattante, prima di essere tale, ha già assaporato il gusto di determinati alimenti, quelli cioè che la madre ha mangiato in gravidanza, poiché già nella vita fetale, VII settimana di gravidanza, l’uomo attiva il suo sistema sensoriale in un determinato ordine dapprima in maniera confusa, che va perfezionandosi; dapprima il tatto (VII), quindi l’equilibrio, l’olfatto (IX) , il gusto (XII), l’udito (XXVI), la vista.

Il regime alimentare della madre influisce sulla composizione del liquido amniotico che offre al bambino stimoli gustativi e olfattivi e quindi il bambino apprezza sapori che appartengono alla cultura della madre.

Anche dopo la nascita il bambino attraverso l’olfatto ritrova i suoi punti di riferimento che lo rassicurano perché il bambino riconosce la madre anche dall’odore e nel latte materno un gusto a lui già noto, perché presente nel liquido amniotico.

Di fatto il neonato ha bisogno di alimentarsi al seno e del contatto fisico con la madre non solo per motivi fisiologici ma anche psicologici, riconoscendo colei che oltre a nutrirlo lo aiuta ad orientarsi nel nuovo ambiente extrauterino.

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FOOD NEOPHOBIA

  • Il primo anno di vita rappresenta il momento ottimale per l’inserimento di tutti i vegetali e per prevenire la neofobia (paura del nuovo) che ha un picco di incidenza tra i 2 e i 6 anni.
  • Allattamento materno: esposizione sapori diversi, favorisce esperienza sensoriale ma se viene prolungato oltremodo compromette l’inserimento dei cibi nuovi.
  • L’accettazione dei nuovi cibi correla negativamente con il senso di sazietà.
  • Insistere nel proporre un cibo nuovo aumenta la probabilità che questo venga accettato e variare il modo di cottura dell’alimento “più ostico” da proporre facilita la sua accettazione (anche la frittura, se fatta bene, può andar bene).
  • Più cibi nuovi vengono ripetutamente e precocemente offerti più aumentano le probabilità di accettazione dei gusti diversi nel breve e nel lungo periodo.
  • Evitare di esporre ripetutamente il bambino ad alimenti troppo dolci o troppo salati.

LATTE DI CRESCITA vs LATTE VACCINO

  • Ridotto apporto di proteine (positivo)
  • Adeguata assunzione di ferro e Vit C
  • Arricchimento con micronutrienti atti a migliorare le difese immunitarie
  • Arricchimento con vitamine e acidi grassi essenziali

Raccomandazioni nutrizionali per il sodio

  • < 1 anno: 400 mg/die
  • 1-3 anni: 700 mg/die
  • 4-6 anni: 900 mg/die

Fonte LARN 2012

Latte crescita 26 mg/100ml vs Latte Vaccino 50-58 mg/100ml
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Il problema FORMAGGINI

Il settimanale Salvagente ha sottoposto a test 24 grandi marche di formaggini valutando la presenza di polifosfati e la quantità di proteine, grassi e sodio: ben 16, ossia 2/3 del campione totale contenevano polifosfati.

Un reato? NO BASTA NON SCRIVERE L’ETA’ A CUI E’ INDIRIZZATO

 

Alimento Prima Infanzia

La Legislazione italiana (e non solo) tutela i bambini fino a 36 mesi, attraverso i Baby Food, in relazione a:

  • Esigenze nutrizionali
  • Rischio tossicologico
  • Rischio microbiologico
  • Rischio metabolico

Sugli scaffali si trovano molte confezioni con colori, immagini e forme che lasciano intendere di essere di fronte a cibi adatti ai più piccoli. La pasta ha un formato ridotto, i vasetti di yogurt e formaggini sono mignon, le paste ripiene e i sughi pronti riportano in etichetta indicazioni salutistiche per favorire il consumo di verdure, mentre su biscotti, cereali per la prima colazione e merendine impazzano personaggi dei cartoni animati, fotografie e colori chiaramente riferiti ai più piccoli

SONO VERI BABY FOOD?

NO

CI SONO PESTICIDI!!

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TISANE e FINOCCHIO

I semi di finocchio contengono estragolo, una sostanza genotossica e cancerogena: perciò la raccomandazione dell’Agenzia europea per il farmaco (Emea) è di non usare le tisane almeno fino ai 4 anni di età, se non dietro indicazione del pediatra. Ne viene sconsigliato il consumo anche alle donne durante la gravidanza e l’allattamento. Le ricerche hanno visto che c’è un margine di scarto troppo piccolo tra la dose assunta quotidianamente con un biberon e quella ritenuta cancerogena nelle cavie da laboratorio: quindi la sicurezza d’uso non è garantita.

…In definitiva i prodotti naturali possono dare un contributo per mantenere e ottimizzare il benessere senza alcuna finalità di cura. Per un consumo da parte dei gruppi più vulnerabili della popolazione come in particolare quelli sopra indicati si raccomanda in ogni caso di sentire il parere del medico

 


 

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ALLERGIE ALIMENTARI

L’allergia alimentare soprattutto nell’età del lattante è una delle più frequenti malattie pediatriche, rivestendo notevole importanza per i costi, per la cronicità e le difficoltà diagnostiche e terapeutiche che persistono a tutt’oggi.

DIETE

  • Latte materno con esclusione di antigeni nella nutrice
  • Diete oligoantigeniche
  • Diete a base di carne (semi-sintetiche domestiche)
  • Diete a base di soia
  • Idrolisati spinti
  • Diete semielementari ed elementari
  • NPT

Diete di eliminazione

  • Dieta di eliminazione di uno specifico alimento
  • Dieta oligoantigenica (agnello, riso, mais, mela cotta, broccoli, asparagi, spinaci, lattuga, patate dolci, sale, zucchero, aceto e olio di oliva)
  • Dieta elementare

FORMULE A BASE DI SOIA

Due le caratteristiche principali:

  • presenza di soia purificata (come fonte proteica), supplementata da L-metionina;
  • assenza di lattosio, sostituito prevalentemente da maltodestrine, talora saccarosio o amido di mais idrolisato. I grassi sono rappresentati da una miscela di oli vegetali con aggiunta di carnitina in concentrazione simile al latte umano e quasi tutte le formule sono supplementate di taurina e di rame.

Per i rimanenti nutrienti sono simili alla composizione delle formule adattate derivate dal latte vaccino secondo le raccomandazioni dell’ESPGAN e delle altre commissioni di nutrizione internazionali.

Indicazioni all’uso delle formule a base di soia

  • Allergia alle proteine del latte vaccino (dopo aver escluso l’allergia alla soia)
  • Intolleranza primaria e secondaria al lattosio
  • Galattosemia
  • Famiglie vegetariane

Controindicazioni all’uso delle formule a base di soia

  • Allergia alle proteine della soia
  • Alimentazione di routine in prematuri e neonati di basso peso, ma solo per specifiche indicazioni terapeutiche per periodi di tempo non superiori alle 2-4 settimane
  • Rialimentazione delle diarree acute
  • Prevenzione delle allergie
  • Trattamento routinario delle coliche gassose
  • Insufficienza renale

Per la peculiarità della loro composizione, pur essendo dimostrata la loro validità nutrizionale, non è raccomandato il loro uso nella prevenzione di malattie allergiche, ma solo nella terapia (ESPGHAN ‘90)

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FORMULE IDROLISATE SPINTE

Si tratta di formule semielementari, via via sempre più perfezionate nella loro composizione, in cui le proteine hanno subito un’idrolisi enzimatica spinta.

Gli idrolisati si distinguono dalle formule ipoallergeniche (HA) per l’idrolisi enzimatica spinta che porta alla formazione di peptidi con peso molecolare inferiore a 1000 Dalton (oltre il 90% per gli idrolisati di caseina e oltre l’80% per quelli di sieroproteine), privi di potere allergizzante (tollerate da almeno il 90% dei pz. con accertata allergia alle proteine del latte vaccino), per l’assenza di lattosio e la presenza di una quota importante di MCT fino al 50% dei lipidi totali.

In base alla differente derivazione proteica essi si distinguono in:

  • Idrolisati di caseina (latte vaccino)
  • Idrolisati di siero proteine (latte vaccino)
  • Idrolisati di soia e collagene animale
  • Idrolisati di riso

FORMULE A BASE DI AMINOACIDI

Le formule a base aminoacidica, essendo costituite da miscele di aminoacidi liberi sono sicuramente più indicate nelle gravi allergie al latte vaccino e nelle intolleranze alimentari multiple, ma presentando un’ampia variabilità nell’assorbimento intestinale ed essendo dimostrato che le piccole molecole peptidiche sono assorbite più velocemente, sono da utilizzare solo dove ne esiste la specifica indicazione.

I carboidrati sono rappresentati prevalentemente da maltodestrine con i vantaggi di maggior digeribilità da parte degli enzimi di una mucosa alterata, di favorire l’assorbimento di minerali in assenza di lattosio e di ridurre l’osmolarità della formula rendendola meglio tollerata dal lattante.

Dal punto di vista lipidico tutte queste formule sono costituite da miscele di grassi vegetali con quota di MCT, meglio assorbiti non necessitando della solubilizzazione con Sali biliari, che non deve superare il 50% della quota totale.

Per la loro peculiare composizione sono da usarsi come dietoterapici soprattutto dove esiste una compromissione della mucosa intestinale e digestiva.

SVANTAGGI:

  • scarsa palatabilità
  • costi
  • potenziali problematiche nutrizionali e metaboliche di una formula speciale

FORMULE IDROLISATE SPINTE E A BASE DI AMINOACIDI

Allergia alle proteine del latte vaccino (discussa per gli idrolisati)

  • Intolleranza alle proteine del latte vaccino e poliintolleranza alimentare
  • Allergia alla soia
  • Enteropatie di varia natura
  • Diarrea cronica
  • Insufficienze digestive secondarie a varie patologie (fibrosi cistica, malnutrizione, etc.)
  • Svezzamento dalla nutrizione parenterale totale
  • Sindrome da intestino corto
  • Interventi chirurgici sull’intestino
  • Ancora in discussione l’uso nella prevenzione o nell’allergia alle proteine del latte vaccino senza enteropatia. vengono proposte all’uopo formule a idrolisi spinta, ma adattate al latte umano per i rimanenti nutrienti.
  • È scoraggiato l’uso nelle coliche gassose, irritabilità, insonnia del lattante.


 
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VEGANI E LOV (LATTO-OVO-VEGETARIANI)

È possibile un’alimentazione vegetariana nel primo anno di vita?

Qualche definizione utile

Dieta LOV: NO a carne, pesce, molluschi e crostacei; SÌ a latte e derivati, uova e miele, e a qualunque alimento di origine vegetale (alghe, funghi, lieviti, batteri)

È il tipo più diffuso nei paesi occidentali

Dieta latto-vegetariana: come la LOV, ma NO anche alle uova

È il tipo diffuso in molte tradizioni indiane, come le diete yoga e vaishnava (che esclude anche i funghi)

Dieta vegan: NO a tutti gli alimenti di origine animale, inclusi latte e derivati, uova, miele, propoli; SÌ a qualunque alimento di origine vegetale, comprese alghe, funghi e batteri

Come nell’adulto, anche durante l’infanzia molti sono i nutrienti chiave da tenere sotto controllo, in un’alimentazione vegetariana, per non andare in deficit:

  • ” Proteine (AA)
  • ” Ferro, Selenio, Iodio
  • ” Calcio
  • ” Vitamina D
  • ” Vitamina B12
  • ” Vitamina A
  • ” Ac. Folico
  • La mammella, come la placenta, funziona come una “pompa contro gradiente” le necessità del bambino hanno la preminenza
  • ” (entro certi limiti) Anche madri molto sottonutrite producono Latte Materno di buona qualità
  • ” Purché la dieta materna sia equilibrata (ed eventualmente adeguatamente integrata) il LM di una donna vegetariana avrà le stesse identiche caratteristiche del LM di una donna onnivora

Se manca il Latte Materno…

Aspetto da tenere in considerazione soprattutto se la madre è vegana, o macrobiotica o ancora più estrema…

Dati noti dalla letteratura:

– Le formule a base di soia sono da evitare, poiché più facilmente allergizzanti al di sotto dei 6 mesi

– Meglio le formule a base di riso

– SEMPRE e comunque formule studiate specificamente per la infanzia, non “latti” vegetali da supermercato.

Innumerevoli studi provano che l’alimentazione LOV in età pediatrica è perfettamente compatibile con un buono stato di salute, un ottimo pattern d’accrescimento pondero-staturale, l’assenza di deficit marginali

Ma si può dire lo stesso per un’alimentazione di tipo vegan?

L’alimentazione vegana

È caratterizzata da:

  • alto contenuto di fibre
  • presenza di carboidrati complessi
  • bassa densità calorica
  • scarso apporto di alcuni aminoacidi (lisina, metionina, treonina)
  • carenza di: Vit D, Vit B12, riboflavina, calcio, ferro, zinco, carnitina

Può dare esito a:

  • bassa statura
  • peso inferiore alla media (…non è detto sia un male!!)

Le proteine vegetali sono meno assimilabili vari gruppi di studiosi suggeriscono di aumentare l’intake proteico dei bambini vegani:

– 30-35% per i bambini fino all’età di 2 anni

– 20-30% per i bambini di età 2 – 6 anni

– 15-20% per i bambini sopra i 6 anni

NB: laumento delle proteine vegetali nella dieta non sembra causare aumento di rischio di obesità!

Ferro e Calcio

  • cibi vegetali = solo Fe non-eme, poco biodisponibile
  • assorbimento inibito: fitati, tè, caffè, cacao, alcune spezie, fibre
  • assorbimento aumentato: vit. C, ac. Organici di frutta e verdura
  • quantità raccomandata nei vegetariani il doppio dei non-vegetariani

N.B.: ci sono prove che a lungo termine l’organismo si adatti alle basse assunzioni di ferro, e che si sviluppino sia una riduzione delle perdite che un aumento di assorbimento.

  • Il Calcio è presente in molti alimenti vegetali ed in molti cibi fortificati
  • Gli ossalati presenti in alcune verdure (es. spinaci, barbabietole e bietola), contengono molto Calcio ma poco biodisponibile
  • Nel bambino più grande, la miglior fonte non lattearia di Ca è l’acqua.

Ricordiamo: il fabbisogno in Calcio è molto alto, ci vogliono 3 L dell’acqua a più alto tenore di Calcio per coprire i LARN!

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Vit. B12 e vit. A

I vegetali non contengono quantità significative di vitamina B12 attiva

Le diete vegetariane hanno molto ac. folico, di conseguenza, per questo motivo,  viene mascherata l’anemia da carenza di B12. Perciò alcuni casi di carenza di B12 vengono riconosciuti solo alla comparsa di sintomi neurologici

Ac. grassi ω-3

  • nelle diete vegane si verifica una strana situazione: gli ω-6 (soprattutto LA) sono ben rappresentati, mentre gli ω-3 (soprattutto α-LA) sono carenti
  • si determina uno squilibrio metabolico che, dati gli stretti rapporti anche di feedback tra le due serie, finisce per inibire le forme fisiologicamente attive degli L-PUFA ω-3, EPA e DHA
  • si può compensare assumendo fonti dirette di ω-3 a catena lunga, come le alghe, ricche in DHA, oppure i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle) o l’olio di borragine, tutti ricchi di α-LA.

Divezzamento: considerazioni conclusive

  • Non prima del quarto mese, non dopo il sesto: inizio cauto e quindi progressivo aumento della concentrazione e della varietà dei nutrienti.
  • Al sesto mese non più del 50% delle calorie introdotte deve provenire da un’alimentazione diversificata.
  • Fino all’anno di età l’apporto di latte materno, adattato o di equivalenti non deve essere inferiore a 500 ml/die.
  • Non esiste una specifica indicazione sul tipo di alimento che deve essere introdotto per primo (cereali, vegetali, frutta, quest’ultima forse la più inutile da introdurre).
  • Considerare sempre abitudini locali e fattori economici.
  • Non introdurre alimenti potenzialmente allergizzanti (uova, pesce) prima del quinto-sesto mese.
  • Non introdurre alimenti contenenti glutine prima del sesto mese.
  • Non introdurre alimenti ad elevato contenuto di nitrati (spinaci, barbabietola) nei primi mesi.
  • Speciale attenzione per i lattanti in cui esiste una storia familiare di atopia e per i quali l’introduzione di alimenti allergizzanti dovrebbe essere rigidamente evitata durante tutto il primo anno di vita.
  • Il divezzamento va proposto, non imposto.

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