In questo articolo proverò a fare chiarezza sul Counseling Nutrizionale, vale a dire il processo relazionale che si basa sul colloquio e che ha come obiettivo quello di fornire alla persona opportunità e sostegno per aiutarla a sviluppare le proprie risorse e ad essere protagonista delle proprie scelte di vita e del proprio benessere. Parlerò prima del Counseling in generale, utilizzabile in ogni ambito  professionale, per poi concentrarmi su quello relativo al mondo della Nutrizione in particolare.

Un importante aspetto da sottolineare è che attraverso il counseling non è possibile affrontare situazioni psicopatologiche che sono di pertinenza di altre figure professionali quali lo psicologo e lo psichiatra. Il Counselor è la figura professionale che aiuta a cercare soluzioni a specifici problemi, di natura non psicopatologica, e, in tale ambito, a prendere decisioni, a far emergere risorse, a promuovere e sviluppare la consapevolezza, a cambiare. Il lavoro di Counseling non ha mai come oggetto la psiche del cliente, ma è basato essenzialmente sul colloquio e sulle modalità di colloquio, o meglio, sulla conversazione che si instaura tra Counselor e cliente. Il Nutrizionista/Counselor che si trovi di fronte a difficoltà di natura medica o psicopatologica, invierà il cliente alle professionalità competenti o ne chiederà la collaborazione.

Uno dei principi ispiratori del Counseling è considerare ogni persona come dotata di capacità di scelta, autodeterminazione e di cambiamento. Quindi la persona di fronte ai quesiti è in grado di operare delle scelte se adeguatamente sostenuta e aiutata.

counselingOgnuno di noi ha la capacità di stabilire ciò che lo fa stare bene e ciò che gli causa malessere. Dobbiamo pensare che le persone che si rivolgono a noi Nutrizionisti sono solo TEMPORANEAMENTE in difficoltà, bloccate, e cercano attraverso il nostro aiuto di far emergere le capacità che possiedono al fine di conseguire gli obiettivi desiderati. È il principio dell’okness (TU SEI OK), cioè la convinzione che ogni persona è completa, integra ed ha una sua dignità.

Carl Roger, padre dell’approccio centrato sulla persona, ci dice che la persona ha in sé la chiave del cambiamento. Egli definisce i ruoli: il cliente come l’agente significante, perché egli solo può dare significato alla sua esperienza, egli solo la conosce in profondità. Il Counselor è il facilitatore del processo di autoesplorazione e di cambiamento del paziente.

Pertanto l’obiettivo dell’intervento di counseling sarà quello di individuare tutte le risorse di cui dispone la persona, che possono essere cognitive, emozionali, relazionali ed esperenziali. Si aiuterà la persona a rimuovere tutti gli impedimenti, gli ostacoli che le impediscono di accedere alle energie ed alle potenzialità che possiede.

PROCESSI DEL COUNSELING MOTIVAZIONALE

Provo a sintetizzare i giusti processi che un Nutrizionista deve seguire per instaurare un buon percorso di Counseling.

  • Creare le condizioni per una buona relazione d’aiuto basata sull’ascolto empatico, di cui parlerò in seguito, e centrata sulla persona;
  • Fare in modo di orientare il lavoro su un focus strategico che in sostanza significa individuare un particolare cambiamento che attraverso la negoziazione viene proposto alla persona e diventa quindi oggetto del dialogo;
  • la motivazione al cambiamento della persona che dovremo imparare ad evocare, valutare, sostenere;
  • arrivare all’ultimo processo relativo alla progettazione del cambiamento.

QUALITA’ UMANE DEL COUNSELOR

Le componenti di una buona azione di Counseling sono:

  • la genuinità;
  • la coerenza:
  • la disponibilità;
  • la sensibilità;
  • la creatività.

L’accento viene posto sulle qualità umane che un Nutrizionista/Counselor deve possedere e che rappresentano il veicolo per trasferire le conoscenze e le competenze

Tutti aspetti che non possiamo e non dobbiamo lasciare al caso o lasciando semplicemente agire la nostra indole naturale ma sui quali bisogna imparare ad allenarsi. Uso volutamente questo termine proprio per sottolineare l’importanza e l’attenzione che dobbiamo dedicare alla nostra formazione di operatori nelle relazioni d’aiuto. Questo perché la nostra azione di aiuto appunto deve portare l’altro ad acquisire competenze nuove, abilità e valori che gli consentiranno di raggiungere il cambiamento desiderato sviluppando quindi le proprie risorse e promuovendo il proprio benessere.

Ovviamente non si prescinde dalle conoscenze e competenze che, in base al nostro ruolo, dovremo aver acquisito (da tempo).

QUALITA’ DI CHI FORNISCE AIUTO

Affinché si instauri un clima relazionale facilitante tanto da favorire il cambiamento, il Nutrizionista/Counselor deve possedere un modo di entrare in relazione caratterizzato da:

  1. Considerazione positiva incondizionata
  2. Comprensione empatica
  3. Autenticità
  4. Collaborazione
  5. Atteggiamento maieutico

Considerazione positiva incondizionata

Considerazione positiva incondizionata significa accettare l’altro come essere in grado di autodeterminarsi e di operare delle scelte funzionali al suo benessere. Senza giudicarlo, senza biasimarlo anche qualora sia diverso da noi o con valori e convinzioni diversi. Ad esempio, accettare che l’altro mangi la carne anche se si è vegetariani convinti. Tutto questo prevede il mettere da parte, lo spogliarsi delle proprie convinzioni, di tutto quello che è il proprio ambiente di valori di riferimento per entrare in punta di piedi in quello della persona che abbiamo di fronte, senza appunto esprimere giudizi. A guidare le nostre azioni sarà il principio della tolleranza.

Comprensione empatica

Immedesimazione nell’altro, nel suo pensare e nel suo sentire, senza giudizio, senza critiche, senza biasimo. Dobbiamo imparare a mettere a tacere il desiderio di fornire pareri e soluzioni per essere effettivamente d’aiuto all’altro.

Significa anche avere la capacità di comunicare la nostra percezione dell’esperienza dell’altro e di rimandargliela affinché si senta compreso e si riconosca nelle nostre parole.

L’empatia ha una doppia funzione: consente al counselor di accogliere e comprendere l’altro, le sue difficoltà. E consente al cliente di vedersi attraverso il counselor in modo più lucido e centrato. Attraverso il rispecchiamento riesce a far emergere capacità e risorse che gli consentiranno di affrontare le sue difficoltà e a superarle.

Autenticità

È la capacità di essere genuini, schietti, congruenti. Significa essere in contatto con se stessi tanto da mostrarci all’altro per come siamo, senza indossare maschere, trovando poi la forma di passare all’altro in una maniera rispettosa della sua integrità e dei suoi tempi. In questo modo la persona coglie che possono esserci diversi punti di vista e sentirsi meno vincolato.

Collaborazione

Altra qualità è la collaborazione proprio perché la relazione d’aiuto si basa sulla collaborazione tra il professionista e il cliente piuttosto che sull’autorità del professionista.

E’ mettersi non nel ruolo del suggeritore ma in quello della comparsa che aiuta il protagonista lanciandogli la battuta, per fare un esempio teatrale. Si sta insieme sul palcoscenico ma con ruoli molto diversi ma altrettanto necessari. Significa quindi esplorare insieme le alternative piuttosto che imporle, significa considerare la visione dell’altro senza farsi condizionare dai propri schemi di riferimento ma riconoscendo all’altro la dignità di operare le sue scelte.

Atteggiamento maieutico

La maieutica è un’arte antica (l’arte del “tirar fuori”). L’atteggiamento maieutico di chi fornisce aiuto parte dal presupposto che la persona ha in se le soluzioni al suo problema anche se spesso non è in gradi di accedervi o le ignora decisamente. L’azione sarà quella di aiutarla in questa ricerca al fine di far emergere le sue risorse. L’atteggiamento maieutico attraverso l’ascolto riflessivo stimola la persona in questo processo di focalizzazione delle risorse, favorendo anche l’espressione delle preoccupazioni delle perplessità dei dubbi relativi al cambiamento.

LA GUIDA ATTIVA

Gli atteggiamenti di tolleranza, assenza di giudizio, empatia, maieutica, che ci consento di sostenere l’autonomia della persona non stanno a significare neutralità. Non significa rimanere neutri. E’ un cambiamento di prospettiva, di ottica, in quanto l’obiettivo del counseling è quello di introdurre la prospettiva del cambiamento nella vita della persona, è una partecipazione attiva all’azione di cambiamento nel rispetto dell’altro, senza forzare e soprattutto senza cadere nell’errore della PERSUASIONE e tantomeno del RIMPROVERO (atteggiamenti spesso utilizzati in contesti non professionali).

CARATTERISTICHE DEL COLLOQUIO

Entriamo nello specifico del colloquio. Abbiamo già detto che non si danno soluzioni, non si indicano strategie, ma si aiuta la persona ad esprimere le proprie.

  • Non è quindi direttivo.
  • La persona è al centro del nostro interesse e al centro del percorso di cambiamento.
  • È caratterizzata dall’ascolto attivo.

Il Counselor ha più un ruolo di guida attiva: manterrà la centratura empatica sulla persona e cercherà di orientarla verso il cambiamento.

STRUMENTI DEL COUNSELING

  • Domande aperte
  • Ascolto riflessivo
  • Riassunto

Domande aperte

Saper porre le domande giuste è un’abilità che possiamo sviluppare attraverso l’autosservazione e l’esercizio. Le domande aperte sono quelle che ci consentono di ottenere un maggior numero di informazioni perché danno la possibilità all’altro di argomentare, di raccontare, di poter dare risposte scelte in base alla priorità del momento.

A differenza di quelle chiuse che sono pilotate e che prevedono come risposta a volte un SI o un NO, in quelle aperte il protagonista è il cliente

Es. di domande aperte sono tutte quelle che iniziano con: “ Come…”, “In che modo…”. “Mi racconti…”. “Qual è …”.

Le consideriamo strategiche perché danno la possibilità al cliente di parlare di sé e di ciò che ritiene importante in quel momento. Perché lo aiutano a focalizzare la sua attenzione sui bisogni del momento e favoriscono l’espressione di affermazioni orientate al cambiamento.

L’Ascolto

quando l’occhio si affina diventa un orecchio”.

Chi si ascolta: chi è il mio interlocutore? Che informazioni ho su di lui? Come posso aumentare il mio livello di conoscenza della persona che ho di fronte?

Cosa si ascolta: accogliere dentro di sé le parole dell’altro, sia quelle dichiarate che quelle sottintese, riconoscere le espressioni e da questo giungere alla comprensione di quello che prova e desidera profondamente.

Come si ascolta: in questo caso si fa riferimento a tre aspetti:

  1. Cercare i tempi e le parole giuste, ovvero interessarsi all’altro prendendosi tutto il tempo che occorre, facendo domande e offrendo una rilettura semplice e chiara di ciò che ha vissuto attraverso un dialogo aperto.
  2. Incoraggiare e accettare i silenzi. Accogliere il silenzio dell’altro come parte del dialogo, esso rappresenta momento importante per riflettere, per dare spazio a qualcosa che non si può dire o non si sa dire, per elaborare risposte originali. Occorre imparare a stare nel silenzio evitando giudizi affrettati, consigli facili, o peggio ancora delle prediche.
  3. Avere tempi personali di silenzio. Per riordinare le idee e giungere al confronto con l’altro in modo da cercare insieme la soluzione mediante il dialogo che avremo costruito nel frattempo.

I diversi tipi di ascolto

  • PASSIVO: è inefficace, preclude la comunicazione perché i messaggi non vengono assimilati. Si sente ma non si ascolta.
  • SELETTIVO: è quando filtriamo i messaggi in base alla nostra convenienza, alla nostra conoscenza, al nostro interesse. Il rischio è quello di perdere informazioni utili per la comprensione.
  • RIFLESSIVO: l’attenzione è rivolta a tutto il messaggio nella sua complessità. Viene rimandato il significato da una prospettiva diversa al fine di chiarire ciò che viene detto. L’attenzione è sia sul verbale che sul non-verbale e serve per comprendere idee, difficoltà, problemi dell’interlocutore senza esprimere giudizi. Chi ascolta fa da cassa di risonanza di chi parla e così facendo aiuta l’altro ad affrontare il problema da un punto di vista diverso.
  • ATTIVO: ascolto, elaboro, rimando. Viene anche detto RIFORMULAZIONE perché chi ascolta risponde in base a ciò che ha compreso del messaggio che gli è stato inviato, è un feedback. È la capacità di prestare attenzione a tutti gli aspetti della comunicazione del proprio interlocutore e consente di ricavare informazioni utili per migliorare la relazione. È un atteggiamento e una tecnica che consente di entrare in relazione profonda con l’altro perché gli permette:
  • Di esprimersi in modo completo;
  • Di esplorare anche quelle parti di sé meno consapevoli;
  • Di ampliare la propria mappa;
  • Di trovare nuove risorse per cambiare.

Praticare l’ascolto attivo

  • Sospendere i giudizi di valore, significa accogliere l’altro per quello che è senza cercare di definirlo a priori o di inserire quanto egli dice in “categorie” di senso note e codificate.
  • Osservare ed ascoltare, al fine di raccogliere tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente. È in questo contesto che il silenzio è parte integrante del processo perché ci aiuta a capire l’altro.
  • Mettersi nei panni dell’altro, significa dimostrare empatia, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta.
  • Verificare la comprensione, è il momento in cui mediante le domande aperte possiamo verificare se abbiamo un buon livello di comprensione sia dei contenuti che della relazione.

COUNSELING NUTRIZIONALE

È un approccio innovativo che sfrutta le modalità del counseling per educare le persone ad una corretta alimentazione e rappresenta l’alternativa alla dietoterapia prescrittiva il cui limite è conservare nel tempo i risultati raggiunti con la dieta. È finalizzato all’educare le persone ad avere una corretta alimentazione e ad avere uno stile di vita corretto.

Vediamo quindi le differenze tra la cosiddetta dietoterapia tradizionale e il counseling nutrizionale.

Nella dietoterapia tradizionale la persona delega la propria salute all’esperto di turno, deresponsabilizzandosi, assumendo quindi un atteggiamento passivo; nel counseling nutrizionale invece diventa protagonista del cambiamento.

L’approccio tradizionale è direttivo e prescrittivo ed è basato sulla somministrazione di una dieta e di norme alimentari e non considera il fatto che quando le persone decidono di cambiare, di mettersi a dieta tendono ad opporre comunque una certa resistenza all’opera di persuasione da parte di altri. Nel primo caso gli effetti a lungo termine sono limitati e spesso si verifica un abbandono del regime alimentare ed un recupero dei vecchi schemi comportamentali e non solo.

Nel counseling nutrizionale come ho già avuto modo di dire, gli effetti positivi si mantengono pressoché invariati nel lungo termine perché la persona viene messa in condizione di apprendere un nuovo modello comportamentale che favorisce la compliance terapeutica (l’aderenza alla “terapia”) e dove il livello di abbandono è veramente basso.
 

DIETETICA PER VOLUMI

I modelli visivi relativi alle porzioni unite alle spiegazioni verbali facilitano l’aderenza alle indicazioni dietoterapiche (un “pugno” di pasta, una fetta di carne grande come “una mano”, etc.). Perché? Perché quando pensiamo ad un alimento lo pensiamo come volume, pertanto avere un’immagine visiva del volume di riferimento può essere molto utile. In questo modo si evita l’uso della bilancia che è tra i motivi di insuccesso delle diete tradizionali. L’utilità della dietetica per volumi è innegabile proprio perché limita l’uso della bilancia e non costringe la persona a cucinare separatamente per sé, cosa che nella dietetica tradizionale non è possibile essendo legata all’uso della bilancia e ad una cucina più centrata sulla patologia che sul gusto.

Ad ogni modo la dietetica per volumi si rivela poco efficace quando entra in gioco il rapporto tra cibo ed emozioni.

Ecco perché il counseling nutrizionale risulta utile, proprio perché agisce sull’aspetto emotivo collegato all’assunzione di cibo aiutando la persona a comprendere il legame tra il cibo e le emozioni che prova e fornendole delle strategie alternative. L’attenzione è sulla persona con le sue difficoltà e non sulla dieta.
 
 
Un altro aspetto importante nel valutare l’utilità del counseling nutrizionale è rappresentato dal fatto che vengono presi in esame tutti i fattori di mantenimento del problema al fine di individuare le strategie più funzionali al loro smantellamento mediante la sostituzione con comportamenti funzionali al benessere.

Come abbiamo detto già detto, la persona viene coinvolta in un percorso di apprendimento attivo di regole alimentari corrette per questo possiamo considerare il C.N. come uno strumento anche di prevenzione primaria. Prevenzione rivolta sia ai soggetti a rischio che non hanno ancora sviluppato una vera e propria patologia, che a quelli sani che comunque necessitano di una maggiore consapevolezza per migliorare le loro abitudini alimentari.

OBIETTIVO DEL COUNSELING NUTRIZIONALE

Le persone hanno bisogno da un lato di essere coinvolte dall’altro di poter esprimere i loro bisogni, le loro difficoltà, i loro dubbi e i loro limiti, ecco perché viene indicato come obiettivo del counseling nutrizionale il far emergere e rafforzare la motivazione al cambiamento al fine di stimolare una scelta consapevole per migliorare la qualità di vita (relazioni, salute, etc.).

Grazie al counseling nutrizionale la persona IMPARA ad essere protagonista e responsabile del cambiamento, imparando a riconoscere le emozioni che influenzano un sano rapporto con il cibo.

Compito del professionista è innanzitutto fornire informazioni corrette sull’alimentazione, guidando la persona nell’apprendere come controllare gli stimoli sia interni (quali emozioni, stati d’animo) che esterni (fare la spesa, riporre il cibo, cucinare, gestire situazioni difficili quali ristoranti, cene tra amici, feste ecc.) che portano a mangiare in eccesso rispetto all’effettivo bisogno. E lo fa fornendo strumenti concreti per il controllo del peso. Non ultimo sollecitando la pratica di un’attività fisica costante.

EDUCARE PIU’ CHE PRESCRIVERE

Prendere per mano la persona per aiutarla a raggiungere l’equilibrio psico‐fisico, l’armonia con sé stessa. Per risolvere il problema del sovrappeso o dei DCA in generale, occorre supportare emotivamente la persona ascoltando e accogliendo le sue paure, le sue difficoltà e le sue incertezze. Ecco che il principio guida sarà quello di educare piuttosto che prescrivere! L’obiettivo di tale azione educativa sarà appunto quella di ristrutturare i comportamenti a rischio, comprendere le motivazioni che stanno alla base di una scorretta alimentazione; comprendere come abbiamo già detto, gli ostacoli al cambiamento per favorire un rapporto decisamente migliore con il cibo.

Significa quindi dare delle linee guida per una scelta consapevole dei cibi sulla base dei valori nutrizionali; significa anche lavorare sulla famiglia affinché sia di sostegno al cambiamento; significa altresì sostenere la persona per tutti i disagi che sperimenta a causa del sovrappeso o di altra problematica a carattere nutrizionale.

RUOLO DEL BIOLOGO NUTRIZIONISTA

Modificare solo l’alimentazione non è sufficiente e può portare al fallimento della dieta intrapresa e magari anche all’abbandono dell’attività fisica, in quanto la mente ed i fattori psicologici sono inscindibili dal corpo. E’ importante pertanto prendere coscienza di tutte quelle emozioni che inducono ad usare il cibo come antidoto ai problemi della vita. Chi aiuta deve essere in grado di comprendere il problema nei termini in cui si pone per la persona che ha di fronte e di aiutarla ad evolvere nel senso di un suo migliore adattamento sociale. Pertanto deve essere in grado di accogliere la persona per quello che è senza giudicarla né farla sentire a disagio. Deve mostrarsi disponibile. Deve essere in grado di aiutare il paziente ad individuare tutte le risorse (interne ed esterne) che possiede e ad utilizzarle in modo funzionale per il benessere. E ancora aiutarlo a togliere gli ostacoli (emozionali, cognitivi e anche oggettivi) che le impediscono di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Gli interventi di counseling sono interventi personalizzati, calibrati sulla persona che abbiamo di fronte e non potrebbe essere diversamente dal momento che ognuno è unico.

Grazie al counseling nutrizionale saremo in grado di accogliere empaticamente l’altro al fine di aiutarlo e sostenerlo verso il cambiamento.

Si tratta di un comportamento strategico che valorizza il rapporto tra il professionista e il paziente o cliente che dir si voglia.

Nel fare questo lavoro è importante che il Nutrizionista/Counselor trovi il delicato equilibrio tra sfida e sostegno, con la massima attenzione al rispetto dell’integrità e dei tempi dell’altro. Attraverso un percorso di Counseling Nutrizionale può succedere che le persone perdano peso definitivamente, che rivedano obiettivi di peso irrealizzabili, che riconsiderino alcune scelte alimentari, che siano meno influenzate dalla dieta e dal peso corporeo.

A volte questo non succede, ma… aiutare le persone a provarci è una grande esperienza di crescita personale e professionale!

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