COUNSELING NUTRIZIONALE

 “Il counseling è un processo relazionale che coinvolge un operatore (sanitario) e una persona che sente il bisogno di essere aiutata a risolvere un problema o a prendere una decisione; l’intervento si fonda sull’ascolto riflessivo, il supporto, ed è caratterizzato dall’utilizzo da parte dell’operatore di qualità personali, di conoscenze specifiche, nonché di abilità e strategie comunicative e relazionali finalizzate all’attivazione e alla riorganizzazione delle risorse personali dell’individuo al fine di rendere possibili scelte e cambiamenti in situazioni percepite come difficili dalla persona stessa, nel pieno rispetto dei suoi valori e delle sue capacità di autodeterminazione.” (Amadori et al., 2002)

In particolare, il counseling nutrizionale nasce dall’esigenza di far fronte a quello che è il fallimento della dietoterapia tradizionale, la quale non tiene conto della “resistenza al cambiamento” del paziente, ma basa tutto sul “colloquio confrontazionale” che impone l’autorità del prescrittore (“lei deve fare quello che dico io!”) determinando inevitabilmente una scarsa “aderenza” al percorso nutrizionale, con conseguenti tassi di abbandono elevatissimi e problemi di salute non risolti, con le conseguenze che ben si immaginano (c’è da dire che invece in ambito sportivo questo approccio ti tipo impositivo spesso dà risultati ottimi perché il soggetto che fa sport, specie ad alto livello, ha già motivazioni altissime per ottenere la miglior performance in funzione della gara).

Il counseling nutrizionale, invece, cerca di recuperare innanzitutto l’aspetto umano nel rapporto prescrittore-paziente; esso si fonda sul “colloquio motivazionale” che coinvolge il paziente in un percorso di apprendimento attivo di regole alimentari corrette, promuovendone il cambiamento; cerca di instaurare un rapporto partecipato col paziente, comunicativo, mai frettoloso, sempre mirato a fornire consigli concreti. Si instaura così la cosiddetta “alleanza terapeutica” tra Biologo Nutrizionista e paziente volta a farsi carico del problema del paziente, e assumersene la responsabilità.

Sembra banale, ma il paziente va ascoltato: l’ascolto attivo, partecipato, e l’interesse a quanto il paziente ci dice sono il modo per la costruzione di un buon rapporto terapeutico. Il paziente non va interrotto; quando si blocca, bisogna aspettare qualche secondo, perché spesso riprende a parlare e le cose più significative vengono dette per ultime (e ce le perderemmo!). Quindi il Biologo Nutrizionista deve evitare lunghi monologhi, non deve minimizzare, deve incoraggiare e ascoltare le domande del paziente e dei familiari (in caso di minorenni), deve evitare di essere vago e impreciso.

In definitiva, il counseling per l’educazione alimentare è in grado di affiancare il soggetto nel cambiamento di stili di vita scorretti; il suo punto di forza è la formazione del paziente piuttosto che la prescrizione imposta della terapia, così che l’individuo divenga protagonista del percorso. L’obiettivo del Biologo Nutrizionista non sarà semplicemente definire l’oggetto dieta, ma capire il soggetto da “mettere a dieta”: il suo stile di vita, la sua cultura personale fatta di giudizi e pregiudizi, la sua provenienza, il suo credo, nonché lo sviluppo delle abitudini alimentari sin dall’infanzia.

La sola anamnesi clinica è insufficiente, occorre ricostruire tutta la storia del paziente. Lavorare sulla storia della persona protagonista e diretta interessata al piano nutrizionale, implica un costante e continuo sforzo per coinvolgerla in tutte le decisioni che la riguardano, dal momento che l’efficacia dell’intervento dipende totalmente dalla consapevolezza con cui esse sono state prese.

Il counseling nutrizionale può essere rivolto al singolo cliente o al gruppo.

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