IL MIO METODO

Sono in molti a suggerirmi di dare un nome al mio metodo di lavoro, “così, tanto per aumentare l’appeal nei confronti della gente”, dicono.

Ammetto di averci pensato, ma alla fine arrivo sempre alla stessa conclusione: non mi va di ingannare nessuno, perché il mio metodo è un “non-metodo” o forse, meglio, è “mille, milioni di metodi”, uno per ogni paziente, anzi, per ogni paziente più metodi. Ogni persona è unica, ed ogni persona, a sua volta, ha condizioni fisiologiche ed eventualmente patologiche specifiche, proprie abitudini alimentari e di vita, per non parlare della differente composizione corporea che rende ogni individuo un caso a sé stante. Inoltre, tutte queste condizioni non sono fisse e immutabili, ma variano nel corso del tempo, per cui ciò che andava bene ieri per un soggetto non è detto che vada bene per lui anche domani.

Quindi, altro che diete a zona, a punti, e tutte quelle diete standard con percentuali fisse dei macronutrienti, tutte uguali e applicabili a chiunque nel più classico dei “preconfezionamenti”.

Bisogna continuamente adattare il proprio metodo di lavoro al mutare delle condizioni; anche perché se non ci adattiamo noi, lo fa il corpo, che è abilissimo ad adattarsi e quindi a non essere più responsivo allo stesso approccio/metodo (vedi blocco del dimagrimento, solo per fare un esempio).

La regola è non avere regole, anzi, averne una per ogni esigenza, una per ogni obiettivo da perseguire.

Ad esempio, quale dovrebbe essere l’approccio giusto con una persona che pratica Sport?

La mia risposta è: dipende dalla persona, dallo sport praticato (endurance, potenza, forza, misto, estetico, con categorie di peso, etc.), dalla composizione corporea di partenza, dalla sua storia passata e recente, se ha o non ha patologie e quale tipologia di patologia, dipende dal suo obiettivo, dalla fase della stagione in cui si trova (allenamento, pre-gara, gara, post-season, deve perdere peso per rientrare in categoria, deve aumentare la massa muscolare, etc. etc.). Potrei andare avanti ancora per molto, e questo riguardava solo lo sportivo. Ma pensiamo a tutti i casi clinici: un cardiopatico, un epatopatico, un diabetico, un nefropatico, un iperteso, un dislipidemico, chi ha stipsi e chi il colon irritabile, e per ognuno di questi casi clinici va poi valutata la composizione corporea e lo stato nutrizionale generale (obesi, sovrappeso, normopeso, sottopeso). Ma non esistono solo sportivi e casi clinici, basti pensare a condizioni fisiologiche “speciali” come la gravidanza, l’allattamento, l’accrescimento, l’adolescenza, la menopausa, l’anziano o anche semplicemente l’essere donna con tutte le implicazioni ormonali che ne comporta. Se poi entriamo nel mondo sconfinato delle DCA, i Disturbi del Comportamento Alimentare, capirete che le variabili diventano pressoché infinite visto che ogni soggetto può avere infinite combinazioni di queste variabili.

Continuo con gli esempi che sono il mio pane: secondo voi sarà uguale l’approccio con una paziente donna, sportiva, con endometriosi rispetto ad una paziente donna, sportiva, senza endometriosi? Tra un paziente maschio, 40 anni, diabetico, sedentario e un paziente maschio, 40 anni, diabetico, ma sportivo? Infine tra una ragazza, 20 anni, studentessa, con panniculopatia edemato fibrosa (la cellulite), con percentuale di Massa Grassa al 25% rispetto ad una ragazza, 20 anni, studentessa, con panniculopatia edemato fibrosa (sempre la cellulite), con percentuale di Massa Grassa al 12%? Ovviamente no, non sarà uguale, ma nemmeno lontanamente.

Ecco quindi l’esigenza di avere un approccio che si sappia adattare, direi quasi cucire perfettamente addosso alla persona che diventa lei stessa il fulcro del metodo di lavoro, e con la quale si collaborerà insieme, supportati da consolidate tecniche di Counseling Nutrizionale, alla definizione di un percorso terapeutico/nutrizionale il più rispondente alle esigenze dell’individuo.

 

Percorso nutrizionale

 

Il mio personale obiettivo non sarà solo quello di darti un piano alimentare/profilo nutrizionale/dieta (anche solo quello se è quel che cerchi da me), ma offrirti un sostegno concreto nel tuo percorso personalizzato, che tecnicamente non ha una scadenza, fatto di contatti diretti e continui (email, sms, social network, telefonate, piccioni, oltre ai controlli in studio programmati), tutto volto ad aiutarti a raggiungere gli obiettivi che insieme ci siamo prefissati. Una sorta di tutoraggio H/24 dove piuttosto che un unico metodo abbiamo un unico obiettivo: stare meglio e più “in forma”.

Per fare questo è assolutamente necessario avvalersi di:

  1. Tecniche di Counseling in stile rogersiano, volte a instaurare un clima di reciproca fiducia e fondanti sul “colloquio motivazionale” ben lontano dalla lezione magistrale (purtroppo ancor oggi una spiacevole consuetudine in ambito sanitario, ma non solo) impartita dall’esperto dottore al paziente che, a sua volta, è relegato nel ruolo di uditore quasi del tutto passivo, in attesa, come Mosè sul monte Sinai, che gli si consegni il “foglio magico” con tutto ciò che dovrà fare. È incontestabile che per noi terapeuti della nutrizione sia il momento di mettere in discussione i nostri approcci, assumendoci buona parte della responsabilità, ponendo il nostro “modo di fare” fra le cause dei fallimenti terapeutici, laddove fino ad ora si sono individuati solo limiti caratteriali del paziente.
  2. Le migliori apparecchiature in commercio, tutte scientificamente validate con innumerevoli riscontri nella letteratura scientifica:
    • NO alle bilance impedenziometriche totalmente inattendibili e prive di riscontri scientifici affidabili. La Bioimpedenziometria, esame fondamentale, va fatta da sdraiti!!!;
    • NO a tecniche superatissime, poco attendibili e di dubbia utilità come la plicometria quando oggi si ha a disposizione l’ecografia e la stratigrafia che sono nettamente più utili;
    • NO a pianificare una dieta sulla base della stima del metabolismo ricavato da formule che vanno bene per la popolazione generale e non certo per il singolo quando invece è necessario, specie in alcune condizioni, misurare in modo diretto questo parametro fondamentale con l’ausilio di una apparecchiatura dedicata qual è la Calorimetria Indiretta, esame “gold standard” per la determinazione del fabbisogno energetico di base, dato indispensabile per la realizzazione di un piano dietetico realmente personalizzato;
    • NO soprattutto alla Bioimpedenziometria convenzionale che estrapola da stime di stime percentuali fantasiose di composizione corporea quando l’unica Bioimpedenziometria validata scientificamente è quella Vettoriale (meglio che sia della Akern sui cui studi si basano la stragrande maggioranza delle evidenze scientifiche; sfido chiunque con dibattito aperto a dimostrarmi, carte alla mano, che sono in errore);
    • Inoltre, NO a Test invalidi e scientificamente fasulli che hanno come unico scopo quello di lucrare sul paziente disinformato che si affida al professionista, spesso abusivo, di turno (test genetici e tutto il campo acerbissimo della Nutrigenenomica, e se ve lo dice un Genetista quale sono, fidatevi; Test di pseudo-intolleranze alimentari che, si sa, non esistono, salvo rarissime eccezioni come quella per il lattosio, e da eseguire in Laboratori di Analisi Cliniche accreditati, il resto è fuffa, un mercatificio volto a spillare soldi alla gente, come il Test DRIA, il VEGA test, citotest, test del capello, dosaggio IgG specifiche, iridologia, etc., su questo argomento ho scritto un articolo nel Blog InForma). Un consiglio, quando un Nutrizionista (o altra figura professionale) vi propone un Test per le intolleranze alimentari o un Test genetico, alzatevi, salutate con cortesia, e non tornateci mai più!
  3. Formazione, accademica (che è la base), ma soprattutto fatta di aggiornamenti continui per mezzo di tutto il meglio che il panorama formativo nazionale e internazionale ha da offrire, dai Convegni alle Conferenze su specifici temi, Master, Corsi di Perfezionamento, residenziali ma senza disdegnare, per praticità, la formazione a distanza, sempre più valida per contenuti e professionalità.

N.B: Gli apparecchi utilizzati in studio sono non invasivi, e indispensabili nella rilevazione di parametri utili alla valutazione dello stato nutrizionale ed energetico della persona.

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