Il grasso viscerale o grasso addominale è la parte di tessuto adiposo concentrata all’interno della cavità addominale e distribuita tra gli organi interni e il tronco.

Si differenzia da quello sottocutaneo (osservabile con l’Adipometria, disponibile presso il mio studio di Nutrizione e Dietetica), concentrato nell’ipoderma (lo strato più profondo della cute), e da quello intramuscolare che è invece distribuito tra le fibre dei muscoli (anch’esso osservabile con l’Adipometro).

Il grasso viscerale è molto pericoloso per la salute, più di quanto si possa pensare.

In particolare, è stato dimostrato che il grasso viscerale è ben più pericoloso dell’indice BMI. Evidenze scientifiche hanno dimostrato che gruppi di individui con peso normale ma con obesità addominale, avevano un più alto tasso di morte, addirittura superiore a quello di coloro considerati obesi sulla base dell’indice di massa corporea (BMI).

E questo era anche ovvio, visto che il BMI è un indice che prende in considerazione il peso complessivo della persona, considerando ad esempio obesa una persona dotata di abbondante Massa Muscolare e pochissima Massa Grassa.

La circonferenza della vita è quindi un metodo molto più accurato per predire eventuali problematiche di salute.

Il girovita, d’altra parte, dà una buona indicazione della quantità di grasso presente, in particolare intorno alla zona dello stomaco.

 

Il grasso addominale è considerato un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari come le malattie coronariche e l’ictus.

 

Il girovita è anche un potente indicatore della sensibilità all’insulina dato che gli studi dimostrano chiaramente come la misura del girovita sia uno dei modi più potenti per predire il rischio di diabete.

Si tratta di un metodo indiretto, ma pratico, economico e dotato di una discreta attendibilità.

 

Interpretazione dei risultati:

Circonferenza-vita-e-rischio

Infiammazione sistemica e grasso viscerale

È stato dimostrato per la prima volta che c’è una relazione causa effetto tra grasso viscerale ed infiammazione sistemica.

Nello specifico, è l’interleuchina 6 prodotta ad elevate concentrazioni, in presenza di grasso viscerale, ad aumentare il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 e l’infarto del miocardio.

Questo avviene perché nelle persone con obesità viscerale in cui predomina il grasso che si forma all’interno della pancia, le cellule adipose, che immagazzinano le calorie in eccesso sotto forma di grasso, stimolano una condizione di infiammazione sistemica attraverso la secrezione ad alte concentrazioni di questa importante molecola infiammatoria, l’interleuchina 6 (IL-6).

E’ stato dimostrato così per la prima volta che il grasso viscerale è un importante fonte d’infiammazione sistemica.

Il grasso bianco ed il grasso bruno

Nell’uomo ci sono due tipi di tessuto adiposo: il tessuto adiposo bianco e il tessuto adiposo bruno. Questi hanno diversa composizione e localizzazione, ma insieme costituiscono l’organo adiposo. Depositi di tessuto adiposo sottocutaneo viscerale bianco, costituiscono la stragrande maggioranza dell’organo adiposo nell’adulto normale. Il tessuto adiposo bruno è meno comune e si trova nella regione sopraclavicolare, laterocervicale, paravertebrale e mediastinica.

Le cellule adipose bianche rilasciano sostanze, proprio come accade negli organi endocrini, le adipochine che controllano l’appetito e il bilancio energetico, il sistema immunitario, l’angiogenesi, la sensibilità all’insulina ed il metabolismo dei grassi.

 

Una delle adipochine più conosciute, l’adiponectina, è una citochina favorevole: migliorare la sensibilità all’insulina ed ha proprietà antinfiammatorie; in genere i suoi livelli sono più bassi nell’obeso rispetto al normopeso.

 

Purtroppo un eccesso di grasso viscerale rilascia anche sostanze meno favorevoli come l’interleuchina 6, il tnf alfa, che esercitano attività pro-infiammatoria.

 

Peraltro, se le cellule di grasso aumentano troppo il loro volume (in genere per un eccesso di calorie o di grassi o di carboidrati) vanno incontro a morte, evocando nel corpo un ulteriore stimolo infiammatorio dovuto all’arrivo dei macrofagi (tipiche cellule dell’infiammazione) che cercano di contenere il processo di degenerazione delle cellule di grasso amplificando ulteriormente i danni esercitati dal grasso stesso.

 

Ecco perché il grasso non va più interpretato come un “limite estetico” ma una vera e propria fonte di stress organico.

 

Il numero di macrofagi presenti nel grasso viscerale è proporzionale al volume degli adipociti. Si ha una vera e propria reazione da corpo estraneo (la medesima cosa che accade quando si forma un granuloma ad un dente) con conseguente infiammazione cronica che, se protratta nel tempo, determina l’insorgenza di numerose malattie del metabolismo.

 

Ma come fa, per esempio, il grasso viscerale a predisporci al diabete?

 

Dagli adipociti viscerali vengono rilasciati molti grassi che si dirigono subito al fegato che aumenta la produzione di precursori di LDL, il colesterolo “cattivo”, che predispone ai processi arteriosclerotici.

 

Inoltre, i grassi diminuiscono la capacità del fegato di metabolizzazione dell’insulina con conseguente aumento dei valori di quest’ultima nel sangue.

 

Tutto questo perpetuato nel tempo innalza la glicemia, l’insulinemia e l’ulteriore deposito di grasso viscerale ed epatico (steatosi epatica).

 

Quindi la tanto nota insulino-resistenza è dovuta ai costanti valori di iperglicemia e di iperinsulinemia che nel tempo determinano una risposta biologica minore dei tessuti all’azione dell’insulina: è “il cane che si morde la coda”. Sino a che non si riduce, con la dieta e il movimento, il grasso viscerale, le condizioni metaboliche-infiammatorie non si modificano, anzi si amplificano.

 

Esiste anche un grasso “protettivo” il grasso bruno molto importante per la regolazione del peso corporeo perché favorisce la trasformazione dei nutrienti in energia necessaria al nostro fisico.

 

Normalmente i bambini possiedono una buona scorta di tessuto adiposo bruno alla nascita, che funge da difesa dal freddo, ma questo progressivamente diminuisce per far posto al grasso bianco tipico dell’adulto.

 

Nell’adulto si trovano solo piccole quantità di grasso bruno che si attiva soprattutto in seguito ad un abbassamento della temperatura corporea trasformando i trigliceridi in energia.

 

Il tessuto adiposo bruno comunque si attiva non solo in risposta ad un abbassamento della temperatura, ma anche in caso di eccessivo apporto calorico con la dieta.

 

In teoria questo fenomeno, basato sulla dispersione del surplus calorico sotto forma di calore, dovrebbe garantire l’omeostasi del peso corporeo, indipendentemente dagli eccessi alimentari.  Ma entro certi limiti!

 

Non a caso, appena mangiato la temperatura aumenta di circa 0,5/1 grado, proprio per questa forma di termogenesi postprandiale mediata dal tessuto adiposo bruno, che tende a mantenere stabile il bilancio energetico dell’organismo nonostante il surplus calorico del pasto.

 

Conclusioni

 

Appare evidente come il grasso viscerale abbia un impatto negativo sul nostro organismo e nel tempo possa causare numerose patologie.

 

Per tenerlo sotto controllo dobbiamo verificare, con i sistemi ampiamente descritti in precedenza, e mettere in atto ogni iniziativa per sconfiggerlo indipendente da un fatto puramente estetico.

 

Adesso sappiamo che l’indice di massa corporea (BMI) non fornendoci le indicazioni della distribuzione del grasso nel nostro corpo non è sufficiente e che abbiamo a disposizione metodi di misura molto più significativi e facilmente adottabili.

L’adipometria ad esempio, esame ecografico eseguito su ogni paziente in ogni visita presso il mio studio di Nutrizione e Dietetica a Bergamo, permette ad ognuno di indagare più approfonditamente sulla specifica composizione del grasso sottocutaneo anche e soprattutto a livello addominale.

 

Scegliendo una alimentazione equilibrata e uno stile di vita salutare possiamo ridurre senza tanta fatica e rinunce l’accumulo di grasso viscerale e il rischio di contrarre molte delle malattie più temute.

 

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Dott. Pepino Francesco

Biologo Nutrizionista at Bergamo
info@pepinonutrizionista.it
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