Recenti evidenze hanno sottolineato che 1 giovane su 3 in Italia è a rischio di infertilità, confermando l’evidenza di un problema non solo sanitario ma anche sociale ed economico e l’urgenza di attuare un piano atto ad educare (e qui il ruolo del Nutrizionista è in primo piano)e sensibilizzare soprattutto i giovani sui rischi di comportamenti, abitudini e stili di vita che possono avere risvolti negativi non solo sulla fertilità ma anche sulla salute generale. Fra questi in età infantile e durante lo sviluppo puberale, un ruolo importante è svolto dall’eccessivo aumento ponderale (spesso causa di uno squilibrio ormonale con riduzione del principale ormone maschile, il testosterone, e un aumento degli ormoni “femminili” gli estrogeni) e dalla sedentarietà, associati ad abitudini alimentari non appropriate.

 

Nonostante diversi studi in letteratura, il quadro della relazione tra la dieta e la fertilità maschile è tutt’altro che completo e la review appena pubblicata su Fertility and Sterility ha cercato di far emergere quelli che sono i punti fermi e le aree discusse. In primo luogo, un maggiore apporto di acidi grassi omega-3, sia come integratori che da alimenti (da noci o pesce) sembra avere un effetto positivo sulla spermatogenesi. Gli acidi grassi trans e i grassi saturi, d’altra parte, sembrano avere effetti sulla spermatogenesi opposta a quella dei PUFA.

Come i PUFA, i grassi trans – che si trovano principalmente negli alimenti fritti e commercialmente cotti – si accumulano nel testicolo, ma a differenza dei PUFA, i livelli di membrana dello sperma e l’assunzione di questi acidi grassi sono stati costantemente correlati alla scarsa qualità dello sperma, in particolare a conteggi inferiori.

Anche l’integrazione con antiossidanti e nutrienti coinvolti nella via metabolica del carbonio (folato, vitamina B 12 e zinco) sembra essere benefica.

Più discusso il ruolo svolto dalle sostanze tossiche ambientali che vengano assunte dall’uomo attraverso la dieta, compresi gli xenoestrogeni da soia, i prodotti lattiero-caseari e la carne bovina: la letteratura sulla relazione tra l’assunzione di questi alimenti e la qualità dello sperma è inconcludente per cui l’affermazione che questi cibi sono dannosi per il potenziale riproduttivo degli uomini è per gli autori del lavoro, nella migliore delle ipotesi, discutibile.

Nella revisione è anche emerso un robusto corpo di evidenze provenienti da studi osservazionali in tutto il mondo che suggeriscono che modelli alimentari generalmente coerenti con quelli già promossi per la prevenzione delle malattie cardiache e di altre condizioni croniche possono essere utili anche per la fertilità maschile.

Resta da determinare se questi risultati reggono il controllo in studi randomizzati.

Fonte:
Nassan FL, Chavarro JE, Tanrikut C. Diet and men’s fertility: does diet affect sperm quality? Fertil Steril. 2018 Sep;110(4):570-577.
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Dott. Pepino Francesco

Biologo Nutrizionista at Bergamo
info@pepinonutrizionista.it
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