NUTRIZIONE PEDIATRICA

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Al cospetto di un bambino dovremmo chiedere “Cosa mangia e come mangia?” piuttosto che “quanto pesa?”.

Quando parlo di nutrizione pediatrica mi riferisco ad un’alimentazione che va da 0 a circa 14 anni; dopo quell’età, pur continuando l’accrescimento, considero l’organismo da un punto di vista metabolico, già adulto, seppur con tutte le annesse problematiche tipiche dell’adolescenza, spesso condizionanti l’alimentazione, con squilibri in eccesso ma sempre più spesso anche in difetto (esclusiva non solo delle ragazze).

Che la corretta e sana alimentazione sia importante anche e soprattutto in questa fascia d’età lo sappiamo ormai tutti, ma forse non tutti hanno mai sentito parlare della “teoria del programming” secondo la quale “l’assunzione di determinati nutrienti, ormoni, metaboliti, neurotrasmettitori, in periodi particolari dello sviluppo (soprattutto nel terzo trimestre della gravidanza e nel primo anno di vita) “Programmerebbe” l’organismo ad una serie di risposte a lunga distanza e ad una costituzione biologica capace di prevenire o favorire lo sviluppo di patologie cronico-degenerative dell’età adulta (aterosclerosi, obesità, diabete, ipertensione …)”.

Così come forse non è molto noto un aspetto legato alla nutrizione pediatrica, argomento forse un po’ tecnico, ma che vale secondo me la pena spiegare per meglio comprendere come si determini una maggiore o minore facilità ad ingrassare, con tutte le conseguenze negative che un accumulo di “grasso”, cioè tessuto adiposo (organo che produce sostanze infiammatorie che sono alla base di numerose patologie, anche gravissime), comporta.

Il grasso di accumulo nel nostro corpo non è libero, messo lì dove capita. Ogni singola molecola di grasso prodotta nel nostro corpo, e non utilizzata a scopo energetico (perché facciamo poca attività fisica), viene “stipata” all’interno di particolari cellule, dette adipociti. L’adipocita si riempie di grasso ed aumenta il suo volume (“ingrassamento”). Più adipociti abbiamo più è facile e veloce per l’organismo “stipare” questo grasso in eccesso non utilizzabile. Quindi, maggiore è il numero di adipociti, maggiore è la facilità e velocità ad ingrassare.

E qui viene il bello: il numero di adipociti è determinato solo in 3 fasi della nostra vita (con rare eccezioni), fasi nelle quali c’è anche il maggior rischio per pre-determinare una futura obesità da adulto se non si seguono regole nutrizionali ben collaudate:

  1. Il primo intenso aumento del numero di adipociti si verifica negli ultimi mesi di vita intrauterina.
    • Il primo periodo a rischio per obesità è il primo anno di vita, durante il quale il numero degli adipociti resta stabile (non aumenta), mentre aumenta il loro volume; in questa fase, l’allattamento materno è il miglior modo per prevenire un aumento indesiderabile di peso (oltre ad essere di fondamentale importanza per mille altre ragioni).
  1. Dai due anni fino alla pubertà (secondo periodo di iperplasia, cioè aumento di numero), gli adipociti progressivamente aumentano il loro numero da 8 fino a 15 miliardi in età prepuberale.
    • In questa fase, soprattutto tra i 4 e i 6 anni (secondo periodo a rischio per obesità), l’alimentazione errata, la sedentarietà e l’influenza dell’ambiente, possono portare ad una anticipazione della adiposity rebound (cioè un incremento del BMI, del peso, troppo precoce), che normalmente si verifica a 6 anni. Questo sembra associato all’insorgenza di obesità nelle età successive.
  1. Infine, il periodo puberale coincide con il terzo periodo di iperplasia (cioè di aumento del numero di adipociti ed il terzo periodo a rischio per obesità: gli adipociti raggiungono normalmente il numero totale fra 20 e 40 miliardi, contro 90 miliardi del soggetto obeso.

Sperando di essere stato il più “divulgativo”, ossia chiaro, possibile, si comprende l’enormità del ruolo che assume l’Educazione alimentare per questa fascia d’età molto delicata; educazione da rivolgere sia agli attori protagonisti ma anche all’intera famiglia che ne deve rappresentare il modello di riferimento.
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FABBISOGNI E NUTRIENTI

Lo strumento principale per determinare i fabbisogni e nutrienti, viene fornito dall’Istituto Nazionale della Nutrizione che pubblica i Livelli di Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti (L.A.R.N.) specifici per le diverse età nella  popolazione italiana in buono stato di salute.

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LATTE MATERNO E DIVEZZAMENTO

L’allattamento al seno è il mezzo naturale e insostituibile, donatoci dalla natura, per assicurare ai bambini ciò di cui hanno bisogno, per nutrirsi e potersi difendere dai microrganismi patogeni. In teoria, esso dovrebbe rappresentare il normale metodo di allattamento per i primi 6 mesi di vita. Potenzialmente tutte le donne possono secernere latte; rare sono le cause puramente fisiopatologiche che impediscono l’allattamento al seno.

Uno stretto contatto fisico tra madre e figlio immediatamente dopo il parto e un frequente allattamento al seno sono lo stimolo migliore alla secrezione lattea. Il corretto posizionamento del bambino al seno facilita l’allattamento, garantisce l’apporto latteo e aiuta a prevenire capezzoli ulcerati o fissurati e congestione del seno.

Il primo latte, il colostro, ha un particolare valore nutritivo e sanitario per il neonato grazie al suo alto contenuto di proteine e di vitamine liposolubili e alle sue proprietà antisettiche che favoriscono la prevenzione delle malattie nell’età neonatale. È la prima immunizzazione del neonato. Il latte materno è inoltre il miglior contrasto all’insorgenza di potenziali allergie nell’età adulta.

La somministrazione di altri alimenti o liquidi al neonato allattato al seno prima dei 6 mesi d’età in genere non è necessaria e può anzi comportare rischi, come quello di renderlo più esposto a malattie diarroiche o di altro tipo. A causa degli effetti sull’allattamento e sulla secrezione lattea, la somministrazione di qualsiasi altro alimento liquido, prima che l’alimentazione complementare si renda necessaria dal punto di vista nutrizionale, può ostacolare l’inizio e la prosecuzione dell’allattamento al seno.

Le madri dovrebbero essere informate del fatto che, alternando uno stimolo artificiale (la tettarella di gomma) ed uno naturale (il seno), si confonde soltanto la reazione orale del neonato. Poiché succhiare da una tettarella di gomma è meno faticoso, i muscoli delle guance si indeboliscono e si perde la voglia di succhiare al seno. Per evitare il ridursi della produzione di latte dovuto ad una scarsa attività di suzione, non si dovrebbero dare né tettarelle artificiali né succhiotti ai neonati allattati al seno. Nei rari casi in cui sia necessario integrare l’alimentazione, il cibo può essere somministrato con cucchiaini, contagocce o tazzine.

In sintesi, il latte materno:

  • Contribuisce a creare e rafforzare il legame di amore con il neonato
  • Migliora inoltre il rapporto madre-figlio, fonte dell’armonico sviluppo psicofisico del bambino.
  • Diminuita incidenza dei tumori dell’ovaio
  • Diminuito rischio depressione post-parto
  • Riduzione rischio cancro al seno (soprattutto se l’allattamento è prolungato)
  • Diminuzione del Diabete di tipo 2 (in relazione alla durata dell’allattamento)

Non esistono dubbi sul fatto che il latte umano sia il miglior tipo di alimento per il nato a termine: grandi vantaggi anche per i neonati pretermine (Mc Guire 2004).

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RACCOMANDAZIONI OMS

  • Avvio dell’allattamento entro 30’ – 60’ dal parto
  • Allattamento esclusivo fino ai 6 mesi di età
  • Allattamento fino al secondo anno di età e oltre
  • Divezzamento complementare dai 6 mesi
  • Alimenti somministrati con cucchiaino e tazzina, non con biberon

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FORMULE

L’allattamento naturale va sempre e comunque promosso, tranne nei casi di comprovata impossibilità o di gravi controindicazioni: reale assenza di latte, patologie gravi della madre (tumori, epatopatie, cardiopatie, ecc.), anomalie del seno, assunzione di farmaci essenziali per la madre in grado di passare nel latte (anticonvulsivanti, antidepressivi, antibiotici, ecc.).

In caso di impossibilità di allattamento al seno si ricorre ai latte/formula. Tutte le formulazioni destinate a lattanti attualmente in commercio hanno come base il latte vaccino.

I processi tecnologici di produzione di formulati per lattanti hanno lo scopo di avvicinare il più possibile la composizione latte vaccino a quella del latte materno.

Formule per Lattanti Sani – Primi 3 Mesi

Il latte vaccino come tale non può essere ritenuto idoneo per l’alimentazione dei neonati. È pertanto necessario apportare modifiche più o meno importanti alla sua composizione per avvicinarla a quella del latte materno.

Sono disponibili formulati in polvere e liquidi: i primi occupano meno spazio ma necessitano di opportuna preparazione, i secondi sono più comodi qualora si debba alimentare il bambino in ambiente non domestico, essendo solo da scaldare.

Protocollo: fare riferimento al peso corporeo + 250 mL; es.: se il bambino pesa 5,5 Kg fare riferimento a circa 800 mL da dividere nel primo mese di vita, in genere, in 6 pasti, successivamente in 5 pasti (ogni 4 ore: 6 – 10 – 14 – 18 – 22).  La riduzione a 4 pasti può essere lasciata gradualmente al bambino stesso ad esempio per l’ultimo pasto delle 22 (ovviamente aumentando la dose nei 4 pasti rimanenti).

 
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Latte con Probiotici

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata rivolta anche ai latti fermentati contenenti microrganismi probiotici, precisamente batteri lattici selezionati.

I ceppi di microrganismi utilizzati (di solito Streptococcus thermophilus e Bifidobatteri) favorirebbero lo sviluppo di una flora intestinale protettiva: maggiore resistenza alle infezioni, contenimento del rotavirus, ecc.).

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Latte per Neonati con Rigurgito Frequente

L’incidenza del rigurgito frequente nel lattante oscilla tra il 20 e il 40% della popolazione infantile. Si può intervenire efficacemente con la dieta, utilizzando latti arricchiti con prodotti specifici: amido di riso o di mais (la componente attiva è l’amilopectina) o con farina di semi di carrube (i componenti attivi sono i galattomannani).

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Latte per Neonati con Diarrea

La patologia diarroica del neonato è molto frequente, con cause molteplici: infezioni intestinali, intolleranze alimentari, malnutrizione, terapia antibiotica protratta, ecc. Il trattamento dietetico con formule adattate ha lo scopo di risolvere la disidratazione, raggiungere gli standard di crescita previsti, stimolare la risposta anticorpale. I formulati in commercio hanno di solito un ridotto tenore di lattosio, in quanto di solito è presente un’intolleranza secondaria a questo disaccaride. Formule spesso non equilibrate, da usare per limitati periodi di tempo.

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Formule per Neonati Sottopeso o Pretermine

Età gestazionale: si calcolano le settimane a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Si definisce pretermine un parto che avviene entro la 37a settimana, post termine un parto che avviene dalla 42a settimana in poi.

Sia per i neonati pretermine che per quelli a basso peso (<2.500 g) sono indispensabili strategie dietetiche che tengano conto dell’immaturità dell’organismo, della difficoltà di adattamento alla vita extra-uterina e della necessità di energia e nutrienti diversa da quella dei soggetti normali.
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ETÀ D’INIZIO DELL’ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE

 Già dal 2001 la WHO (World Health Organization o Organizzazione Mondiale della Sanità o OMS) consiglia l’assunzione di latte (materno e/o formula) esclusivo fino al sesto mese e la somministrazione di alimenti diversi dal latte solo dopo il raggiungimento di tale età.

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Cosè il divezzamento?

“Periodo transitorio della vita in cui il latte, materno o no, cessa di essere l’alimento esclusivo della dieta del bambino, venendo gradualmente sostituito da un pasto semisolido e poi da cibi solidi”.

  • Passaggio graduale a consistenze diverse dei cibi proposti rispetto al latte
  • Accesso a gusti nuovi come amaro o salato
  • Sviluppo di abilità nuove (masticazione, deglutizione, coordinazione motoria)
  • Progressiva autonomizzazione del bambino

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QUANDO DIVEZZARE?

ESPGHAN E AAP consigliano: non prima del 4°mese e non dopo il 6° mese, ben prima dell’epoca consigliata OMS, e probabilmente l’epoca più corretta, alla luce delle conoscenze attuali.

Dal 5-6°mese di vita il latte materno esclusivo fornisce inadeguati apporti di:

  • Zinco
  • Ferro
  • Proteine ad elevato valore biologico

Tuttavia, se possibile, il latte materno va integrato e non eliminato perché:

  • fornisce quantità elevate di acidi grassi a catena molto lunga e di importanti fattori non nutritivi (immunologici, trofici, enzimatici, ecc.)
  • contribuisce a mantenere ottimale l’apporto proteico evitando un eccesso
  • riduce l’incidenza di tumore al seno nella madre
  • è “economico”

Possibili effetti negativi di un divezzamento troppo precoce (< 3-4 mesi)

  • Riduzione dell’effetto protettivo dell’allattamento sulla nutrice
  • Sbilanciamento della dieta del lattante verso un’alimentazione iperglucidica e ipolipidica
  • Diarrea
  • Sensibilizzazione allergica
  • Eccessivo carico renale dei soluti

 
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Troppo presto o troppo tardi: Quali rischi?

  •  Malnutrizione per difetto (micronutrienti) o per eccesso (calorie) rischio di deficit marginalio maggior rischio di obesità se le curve di crescita mostrano tendenza a passare a centili più alti
  • Rischio di aumento di malattie diarroiche (soprattutto se troppo precoce) malnutrizione globale, calorico-proteica (marasma)
  • Interferenza con l’allattamento al seno e coi nutrienti del Latte Materno (ad es., la pera interferisce coll’assorbimento del Ferro)
  • Rischio di mancata educazione al gusto o al contrario di sovra stimolazione del senso del gusto, responsabilità verso i fenomeni di neofobia?
  • Rischio di alterato “programming”
  • Rischio di alterazioni nello sviluppo corretto del sistema immunitario: allergie!
  • Aumentato rischio di malattie croniche dell’apparato gastroenterico (MICI…)
  • Rischio di esordio troppo precoce e grave / scoperta tardiva della celiachia

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DIRITTO DEL BAMBINO AD UN DIVEZZAMENTO INDIRIZZATO, SERENO E NUTRIZIONALMENTE ADEGUATO

PROPOSTE:

  • Alimenti per il divezzamento con apporto proteico adeguato e non eccessivo
  • Formule di proseguimento, in mancanza di latte materno e non latte vaccino
  • Rivedere quota proteica e costo omogeneizzati
  • La proposta di cibi nuovi deve essere graduale e rispettosa dei ritmi di crescita del bambino (diritto al rispetto di tappe maturative)
  • Supporto alle madri in difficoltà con informazioni corrette su come proporre l’alimento senza forzature ma senza neppure regressioni ad un pasto frullato dato per biberon

 
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SEQUENZA IPOTETICA DI INTRODUZIONE DEGLI ALIMENTI (II semestre)

  1. Frutta (mela, banana, pera)
  2. Verdura (patate, carote, zucchine)
  3. Cereali (riso (a meno che non sia stitico), mais e tapioca e al 6°mese il grano)
  4. Carne (agnello, coniglio, manzo, pollo)
  5. Legumi 8°mese?
  6. Pesce (trota, platessa, orata, salmone) e tuorlo d’uovo 9°mese?
  7. Yogurt/yogurt con frutta frullata, Agrumi, Prosciutto crudo/cotto a pezzettini
  8. all’anno di vita inserisci anche l’albume: in particolare, già al 9° mese, si inizia con un cucchiaino di tuorlo nella pappa calda e aumentando fino ad un tuorlo intero da fare cuocere 1-2 minuti insieme alla minestrina (massimo 2 volte alla settimana), successivamente albume: preferibilmente cotto (insieme alla minestra) perché altrimenti è poco digeribile e allergizzante. È possibile iniziare ad utilizzare anche la pasta all’uovo.
  9. Pomodoro dopo il 12°mese?

Intervallo di tempo: 4-7 gg tra i singoli nuovi alimenti

  
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CONSIGLI PER EVITARE ERRORI NUTRIZIONALI NEL I°ANNO DI VITA

  • Cercare di non alimentare il bambino ogni volta che piange perché il pianto potrebbe avere significati diversi (sonno, stanchezza, coliche)
  • Evitare di aggiungere biscotti o cereali al biberon prima del 6°- 7° mese (se esiste le necessità di addensare il latte, per problemi di rigurgito, utilizzare la crema di riso e non il biscotto)
  • Favorire l’introduzione, nello svezzamento, di alimenti a bassa densità energetica come frutta fresca e verdure
  • Appena possibile, generalmente dopo il I anno di vita, sostituire il latte intero con quello parzialmente scremato
  • Abituare il bambino a dissetarsi con acqua e non con succhi di frutta o tisane zuccherate
  • Preferire le spremute di frutta fresca al succo di frutta zuccherato
  • Evitare l’aggiunta di zucchero e sale in tutto il I anno di vita.

 
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UN MOMENTO DELICATO…

  • Il passaggio dal latte agli alimenti solidi è un momento particolarmente delicato per il bambino.
  • Infatti il piccolo si trova ad assumere un alimento di consistenza diversa attraverso il cucchiaino seduto sul seggiolone: non più succhiando al seno della madre stando accoccolato in braccio
  • Il divezzamento sottopone il bambino a numerosi cambiamenti. Questi cambiamenti andrebbero eseguiti in maniera graduale, così da rappresentare una piacevole esperienza, non un motivo di conflitto tra la madre ed il bambino. Elogi, attenzioni premurose e coccole sono di vitale importanza per la riuscita dello svezzamento.
  • È necessaria pazienza senza avere ansia che questo passaggio debba avvenire in tempi brevi. Non ci sono infatti generalmente problemi nutrizionali, essendo il latte a questa età ancora sufficiente per soddisfare i fabbisogni del bambino. Dunque è possibile concedere al bambino un periodo di assestamento senza che venga compromessa la sua crescita.
  • Per tutto il primo anno di vita la pappa deve essere priva di sale (periodo durante il quale si completa la maturazione della funzionalità renale) e di consistenza cremosa (per ovviare alla incapacità masticatoria del bambino).
  • È bene cominciare il divezzamento introducendo la prima pappa al pasto di mezzogiorno, ponendo il bambino sul seggiolone e sedendosi di fronte a lui, pronti ad un suo eventuale rifiuto.
  • Se nei primi giorni mangerà anche solo pochi cucchiaini sarà già soddisfacente.
  • Se si rifiuterà è bene non forzarlo, riprovando il giorno successivo; i nuovi alimenti vanno sempre proposti e mai imposti!
  • Durante tutto il periodo dello svezzamento è importante aggiungere un nuovo alimento alla volta ed aspettare 5 – 6 giorni prima di inserirne un altro, per rendersi conto se ci sono difficoltà da parte del bambino o allergie.

 
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SENSIBILITA’ AL GUSTO. L’IMPRINTING DEL GUSTO INIZIA NEL GREMBO MATERNO

  • Le preferenze di gusto possono essere condizionate da fattori innati, ambientali ed esperienze di apprendimento.
  • L’aroma degli alimenti consumati dalla madre influisce in modo significativo sul sapore del liquido amniotico, che offre al bambino stimoli gustativi e olfattivi e quindi il bambino apprezza sapori che appartengono alla cultura della madre.
  • Anche dopo la nascita il bambino attraverso l’olfatto ritrova i suoi punti di riferimento che lo rassicurano perché il bambino riconosce la madre anche dall’odore e nel latte materno un gusto a lui già noto, perché presente nel liquido amniotico.
  • Il gusto del latte umano varia a seconda della dieta della madre, pertanto l’allattamento espone il bambino a molti gusti diversi.
  • I neonati di madri che consumano carote, aglio e frutta regolarmente durante la loro gravidanza o lattazione mostrano una maggiore accettazione di questi gusti.
  • L’allattamento al seno può essere visto come un ponte di sapore tra l’utero e l’introduzione di cibi solidi.

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FOOD NEOPHOBIA

  • Il primo anno di vita rappresenta il momento ottimale per l’inserimento di tutti i vegetali e per prevenire la neofobia (paura del nuovo) che ha un picco di incidenza tra i 2 e i 6 anni.
  • Allattamento materno (esposizione sapori diversi, favorisce esperienza sensoriale ma se viene prolungato oltremodo compromette l’inserimento dei cibi nuovi).
  • L’accettazione dei nuovi cibi correla negativamente con il senso di sazietà (più è sazio meno gradirà nuovi alimenti).
  • Insistere nel proporre un cibo nuovo aumenta la probabilità che questo venga accettato e variare il modo di cottura dell’alimento “più ostico” da proporre facilita la sua accettazione (anche la frittura, se fatta bene, può andar bene).
  • Più cibi nuovi vengono ripetutamente e precocemente offerti più aumentano le probabilità di accettazione dei gusti diversi nel breve e nel lungo periodo.
  • Evitare di esporre ripetutamente il bambino ad alimenti troppo dolci o troppo salati.
  • Ricordo l’intervallo di tempo di 4-7 gg tra i singoli nuovi alimenti proposti (specie nel II semestre di vita).

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ALIMENTAZIONE DA 1 A 3 ANNI

  • PROTEINE: il fabbisogno (g/Kg) si riduce dopo il 1° anno di vita
  • LIPIDI: dal 50% delle calorie totali del 1°anno di età si riduce gradualmente fino al 30-35%
  • CARBOIDRATI: gradualmente si passa dal 50% al 55-60% nel corso del 3°anno di età
  • FIBRA: apporto consigliato 8,4 g/100 Kcal
  • BASI CORRETTA ALIMENTAZIONE
  • RISCHIO INIZIO NEOFOBIA


 
 

ALIMENTAZIONE DA 4 A 10 ANNI

Problematiche:

  • Frequenza scolastica
  • Tentativi di indipendenza alimentare
  • Possibilità di scorretti stili alimentari
  • Scarsa preoccupazione per l’obesità
  • Presenza sedentarietà
  • Eccessi (calorie, proteine, grassi saturi, sale)
  • Difetti (fibre, calcio, ferro, zinco)

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GIORNATA TIPO

  • Frazionare il cibo in cinque pasti durante la giornata
  • La prima colazione può essere a base di latte parzialmente scremato o succo di frutta o the o orzo, sempre accompagnati da fette biscottate o biscotti secchi o cereali oppure può essere di tipo salato come ad esempio pane e prosciutto crudo
  • Gli spuntini (di metà mattina e metà pomeriggio) possono essere a base di frutta fresca o yogurt o crackers o succo di frutta o gelato alla frutta
  • Nei pasti principali (pranzo e cena) deve sempre comparire un contorno a base di verdura cruda o cotta
  • Le patate non vanno considerate come verdura ma consumate in sostituzione del pane e della pasta
  • I legumi vanno consumati in sostituzione di carne o pesce o formaggio o uova o prosciutto
  • E’ indicato far ruotare i secondi piatti nell’arco della settimana, nel modo seguente: 2 volte la carne, 2-3 volte il pesce, 3 volte i legumi, 1 volta il formaggio, 1 volta il prosciutto crudo o la bresaola, 2 volte l’uovo
  • Preferire l’acqua per dissetarsi e utilizzare di rado bevande dolci gassate
  • Non eccedere nei grassi da condimento e utilizzare spezie ed aromi per insaporire le pietanze.

 
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DIETA VEGETARIANA NELL’INFANZIA

Innumerevoli studi provano che l’alimentazione LOV (Latto-Ovo-Vegetariana) in età pediatrica è perfettamente compatibile con un buono stato di salute, un ottimo pattern d’accrescimento pondero-staturale, l’assenza di deficit marginali

Ma si può dire lo stesso per un’alimentazione di tipo vegan?

L’alimentazione vegana

È caratterizzata da:

  • alto contenuto di fibre
  • presenza di carboidrati complessi
  • bassa densità calorica
  • scarso apporto di alcuni aminoacidi (lisina, metionina, treonina)
  • carenza di: Vit D, Vit B12, riboflavina, calcio, ferro, zinco, carnitina

Può dare esito a:

  • bassa statura
  • peso inferiore alla media (…non è detto sia un male!!)

Le proteine vegetali sono meno assimilabili: vari gruppi di studiosi suggeriscono di aumentare l’intake proteico dei bambini vegani:

– 30-35% per i bambini fino all’età di 2 anni

– 20-30% per i bambini di età 2 – 6 anni

– 15-20% per i bambini sopra i 6 anni

NB: l’aumento delle proteine vegetali nella dieta non sembra causare aumento di rischio di obesità!

Ferro e Calcio

  • cibi vegetali = solo Fe non-eme, poco biodisponibile;
  • assorbimento inibito: fitati, tè, caffè, cacao, alcune spezie, fibre;
  • assorbimento aumentato: vitamina C, acidi organici di frutta e verdura;
  • quantità raccomandata nei vegetariani il doppio dei non-vegetariani.

N.B.: ci sono prove che a lungo termine l’organismo si adatti alle basse assunzioni di ferro, e che si sviluppino sia una riduzione delle perdite che un aumento di assorbimento.

  • Il Ca è presente in molti alimenti vegetali ed in molti cibi fortificati
  • Gli ossalati presenti in alcune verdure (es. spinaci, barbabietole e bietola), contengono molto Ca ma poco biodisponibile
  • Nel bambino più grande, la miglior fonte non lattearia di Ca è l’acqua.

Ricordiamo: il fabbisogno in Ca è molto alto, ci vogliono 3 L dell’acqua a più alto tenore di Ca per coprire i LARN!

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Vitamina B12 e vitamina A

  • I vegetali non contengono quantità significative di vitamina B12 attiva.
  • Le diete vegetariane hanno molto acido folico, questo fa sì che venga mascherata l’anemia da carenza di B12. Perciò alcuni casi di carenza di B12 vengono riconosciuti solo alla comparsa di sintomi neurologici

Acidi grassi ω-3

  • nelle diete vegane si verifica una strana situazione: gli ω-6 (soprattutto LA) sono ben rappresentati, mentre gli ω-3 (soprattutto α-LA) sono carenti;
  • si determina uno squilibrio metabolico che, dati gli stretti rapporti anche di feedback tra le due serie, finisce per inibire le forme fisiologicamente attive degli L-PUFA ω-3, EPA e DHA;
  • si può compensare assumendo fonti dirette di ω-3 a catena lunga, come le alghe, ricche in DHA, oppure i semi oleosi (noci, nocciole, mandorle) o l’olio di borragine, tutti ricchi di α-LA.

Position of the American dietetics association: Vegetarian diets (J Am Diet Assoc. 2009; 109: 1266-1282): Le diete vegetariane correttamente pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti.

 

Latte materno da MAMMA VEGAN

  • Composizione in macronutrienti simile al latte umano di donne non vegane
  • Composizione carente in alcuni micronutrienti: Vit. B12, Ca, ω3 (direttamente correlati a dieta mamma)
  • Il contenuto di grasso nel latte umano è molto variabile a seconda del regime alimentare della madre che ne influenza la qualità (non la quantità)
  • I livelli bassi di DHA presenti nel latte sono correlati a un basso apporto nell’alimentazione materna
  • Il deficit di vitamina D nei bambini e nelle madri che allattano è in aumento ed è pertanto importante aumentarne l’assunzione. Potrebbe essere opportuno integrare la dieta con della vitamina D per donne durante l’allattamento e/o dai loro bambini.

Dati noti dalla letteratura:

  • Le formule a base di soia sono da evitare, poiché più facilmente allergizzanti al di sotto dei 6 mesi
  • Meglio le formule a base di riso
  • SEMPRE e comunque formule studiate specificamente per la 1° infanzia, non “latti” vegetali da supermercato.

 Raccomandazioni

  • Gli alimenti per l’infanzia devono essere preparati senza aggiunta di sale, zucchero, spezie (i prodotti lavorati a base di soia o simili contengono spesso sale e spezie).
  • La frutta e i legumi devono essere privi di buccia e omogeneizzati.
  • Attenzione a NON introdurre spinaci e bieta prima dell’anno di età per la presenza di fitati e nitrati.
  • Attenzione a non esagerare con il consumo di vegetali per la presenza di nitrati.
  • Introdurre con cautela la frutta secca a semi prima del 3° anno di età nei bambini con familiarità allergica.
  • Includere cibi ricchi in grassi nella dieta: tofu, burri derivati da semi oleosi e creme, avocado schiacciato, budini e zuppe fatte con latte di soia arricchito o con latte artificiale e moderate quantità di olio evo, di lino e di canola.
  • Servire pasti regolari con degli snack tra l’uno e l’altro: banana schiacciata con yogurt di soia, pane o cracker con tofu spalmato e muffin fatto in casa
  • Evitare troppe fibre nella dieta: alternare cereali raffinati e integri.  Apporto di fibre raccomandato dai LARN > 1 anno di età 8,4 g/1000 calorie.

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IN ETA’ PEDIATRICA PARTICOLARE ATTENZIONE A:

  • Nitriti e nitrati: azione antibatterica, esaltatori del colore della carne, esaltatori di sapidità. Ma riducono la concentrazione di O2 nel sangue, inattivano Vit B1 e B2, tachicardia, nitrosammine.
  • Glutammato monosodico: EUFIC lo dichiara innocuo. Sospettato di provocare intolleranze, malattie degenerative. È artificiale e nasconde il vero sapore dei prodotti.
  • Polifosfati: emulsionanti, addensanti, gelificanti e stabilizzanti, cioè capaci di legare l’acqua, dando un aspetto uniforme e liscio al taglio e in superficie. Ma causano una perdita di minerali (Calcio, Ferro, Rame, Magnesio).
  • Grassi trans: aumento dei livelli di colesterolo LDL, calo del colesterolo HDL e un incremento dei livelli di trigliceridi.
  • Antiossidanti fenolici: BHA, BHT, inibiscono irrancidimento delle sostanze grasse. Effetto ipertrofico della tiroide, azione anticoagulante, azione cancerogena (polmoni e vescica), epatossicità. (alimenti precotti, pesce, merende ai cereali, etc.)
  • Anidride solforosa: perdita di aa essenziali, inattivazione di alcuni enzimi, demolizione della Vit B1, modificazione degli acidi nucleici. (conserve, bevande, biscotti).

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LA RESTRIZIONE LIPIDICA IN ETÀ PEDIATRICA

Secondo le linee guida dell’ESPGHAN Committe on Nutrition non è indicata alcuna restrizione del contenuto di lipidi nel primo anno di vita. Infatti essa determina:

  • Aumento dell’assunzione di zuccheri semplici (peggioramento del metabolismo glucidico e del quadro lipidico per aumento della trigliceridemia e riduzione dei valori HDL)
  • Riduzione dell’intake calorico (i lipidi vengono sostituiti con nutrienti di minore densità calorica influenzando negativamente la crescita)
  • Ridotto intake di micronutrienti (vitamine liposolubili e Calcio)
  • Deficit di acidi grassi essenziali (influenzando negativamente lo sviluppo del SNC, della funzione visiva e la regolazione delle difese immunitarie).

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Alimento Prima Infanzia

La Legislazione italiana (e non solo) tutela i bambini fino a 36 mesi, attraverso i Baby Food, in relazione a:

  • Esigenze nutrizionali
  • Rischio tossicologico
  • Rischio microbiologico
  • Rischio metabolico

Pesticidi ed alimenti per l’infanzia?

Sugli scaffali si trovano molte confezioni con colori, immagini e forme che lasciano intendere di essere di fronte a cibi adatti ai più piccoli. La pasta ha un formato ridotto, i vasetti di yogurt e formaggini sono mignon, le paste ripiene e i sughi pronti riportano in etichetta indicazioni salutistiche per favorire il consumo di verdure, mentre su biscotti, cereali per la prima colazione e merendine impazzano personaggi dei cartoni animati, fotografie e colori chiaramente riferiti ai più piccoli

SONO VERI BABY FOOD?

NO

CI SONO PESTICIDI!!

 

Il problema “FORMAGGINI”

Il settimanale Salvagente ha sottoposto a test 24 grandi marche di formaggini valutando la presenza di polifosfati e la quantità di proteine, grassi e sodio: ben 16, ossia 2/3 del campione totale contenevano polifosfati.

Un reato? NO, BASTA NON SCRIVERE L’ETA’ A CUI E’ INDIRIZZATO

 

TISANE e FINOCCHIO

I semi di finocchio contengono estragolo, una sostanza genotossica e cancerogena: perciò la raccomandazione dell’Agenzia europea per il farmaco (Emea) è di non usare le tisane almeno fino ai 4 anni di età, se non dietro indicazione del pediatra. Ne viene sconsigliato il consumo anche alle donne durante la gravidanza e l’allattamento. Le ricerche hanno visto che c’è un margine di scarto troppo piccolo tra la dose assunta quotidianamente con un biberon e quella ritenuta cancerogena nelle cavie da laboratorio: quindi la sicurezza d’uso non è garantita».

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