NUTRIZIONE NELLA DONNA

 
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Una sezione solo per la donna.

Non me ne voglia il maschietto, ma quello della donna è un universo sconfinato, colmo di passione, traboccante di emozioni e mistero, ribollente di forza ed energia potenziale pronta a partorire nuova vita. Ma la donna sa essere anche fragile, ciclicamente e, qualche volta, cronicamente, colpita dai più disparati problemi. Sintomi o quadri patologici, più o meno importanti, spesso soggettivi, alcune volte esclusivi per Lei, che non permettono loro di vivere serenamente, né con sé stesse né quando si relazionano agli altri.

In questa sezione proverò ad accennare alle problematiche per me più significative, delineandone un quadro generale, riservandomi di approfondire gli argomenti negli articoli sul Blog a cui vi rimando.

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DONNA e ORMONI

Gli ormoni hanno un ruolo centrale nella regolazione di tutte le attività del corpo umano. Anche gli ormoni sessuali, cioè quelli prodotti dagli organi sessuali o che hanno un effetto su di essi, giocano un ruolo strategico e fondamentale per il corretto funzionamento della complessa macchina umana. Ovviamente, questo vale sia per gli uomini che per le donne. Ma mentre nell’uomo si verifica una sostanziale stabilità dei livelli ormonali, nella donna è invece caratteristico un andamento “ciclico”, altalenante, più o meno accentuato, che ne condiziona gli equilibri, il tono dell’umore, l’aspetto fisico, l’appetito.

È quindi fondamentale nella donna tenere in considerazione il periodo in cui sono presenti maggiormente gli estrogeni e quello in cui sono presenti maggiormente i progestinici. I due ormoni hanno infatti effetti opposti e gli alimenti che favoriscono energia e vitalità durante la fase estrogenica posso causare durante la fase progestinica gonfiore, ritenzione idrica, contratture uterine e dolore.

Il “ciclo” dura mediamente 28 giorni, ma si considerano regolari cicli che vanno dai 25 ai 35 giorni: la maggior parte delle donne che hanno cicli inferiori o superiori a questi limiti soffre di un qualche tipo di disequilibrio endocrino (ma è sempre tutto soggettivo e le conclusioni vanno tratte sempre dopo accertamenti più approfonditi).

Le fasi del ciclo sono le seguenti:

  • Fase mestruale, i giorni di mestruo vero e proprio.
  • Fase estrogenica, detta anche fase follicolare. Va dall’ultimo giorno di mestruo fino al giorno pre-ovulatorio. Fase governata dagli estrogeni.
  • Fase ovulatoria, i 3-5 giorni in cui una donna è fertile. L’ovulazione avviene in un singolo giorno (in un ciclo di 28 giorni, nel 14°), ma, grazie alla notevole capacità di sopravvivenza dei spermatozoi, una donna può potenzialmente rimanere incinta anche se ha avuto rapporti sessuali 3-5 giorni prima del ciclo, oppure entro le 24 ore dall’ovulazione. È la fase del picco del LH.
  • Fase progestinica, o luteale. Va dal giorno post-ovulatorio fino alla comparsa delle mestruazioni. Fase governata dal progesterone.

Donna e gli ormoni

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Ruolo dell’alimentazione

Fase mestruale

In questa fase, ancor più che in altre, è importante non trascurare l’idratazione per drenare tutti quei liquidi accumulatisi nella fase precedente. Utili tisane allo zenzero, tè Bancha, infusi depurativi.

Essendo una fase in cui sostanzialmente il corpo elimina tossine, bisogna dar spazio a tutto ciò che ne faciliti il compito: verdura cruda, liquidi (acqua o tisane), frutta, centrifugati di verdura, le erbe amare (cicoria, radicchio, catalogna, rucola, carciofi),

Ma, oltre alle tossine, il corpo perdendo sangue inevitabilmente si impoverisce di ferro, e se le riserve erano già scarse, allora è questo il periodo per mangiare carne rossa (possibilmente da allevamenti non intensivi), anche un paio di volte, meglio se accompagnata da fonti di Vitamina C (peperoni crudi, fragole, arance, limoni, kiwi, mirtilli freschi, spremute di pompelmo, rucola, cavolfiori crudi) per potenziarne l’assorbimento, escludendo alimenti che ne limitino l’assorbimento (caffè, tè, vino). Evitiamo le sostanze eccitanti (caffeina, teina, alcolici, cacao) o troppo speziate, che potrebbero accentuare gli eventuali sintomi presenti.

Per quanto riguarda i carboidrati l’unica limitazione risiede nel ridurre quelli derivati da farine (pane, pasta, grissini, etc.) soprattutto se si soffra di crampi mestruali; meglio i cereali in chicco.

Fase follicolare o estrogenica

È il periodo del ciclo più amato dalla donna (e da chi le sta vicino!), nel quale avverte un’energia enorme.

Essendo sotto l’influenza diretta degli estrogeni (gestione migliore degli sbalzi di glicemia) e meno incline alla ritenzione, permette una minore intransigenza e severità nelle scelte alimentari, con concessioni di cibi in altri momenti tabu, ad esempio i carboidrati, meglio sempre quelli in chicchi e magari biologici (riso, orzo, quinoa, avena, miglio); una porzione di alimenti proteici ad ogni pasto (colazione compresa): uova bio, pesce fresco, carne bianca di provenienza biologica o meglio da allevamento al pascolo. In questa fase lo sgarro, lo sfizio, sempre nei limiti, e compatibilmente con quelli che sono gli obiettivi personali, sarà più tollerato. D’altra parte in questa fase si è più equilibrate anche nell’appetito e quindi nella ricerca meno vorace del cibo. La dieta durante questo periodo è più facile.

CIBI NO: i formaggi ed i dolci, perché’ facilitano l’aumento degli androgeni (gli ormoni maschili) ed ostacolano lo scoppio del follicolo.

Sport: in questa fase potete permettervi sforzi più impegnativi. Perfetto l’allenamento intensivo con i pesi: gli estrogeni facilitano l’aumento della massa muscolare, senza temere di diventare “grosse”, anzi, aumenterà il vostro metabolismo favorendo l’ossidazione dei grassi di deposito.

Fase ovulatoria

Dal punto di vista dell’alimentazione, non ci sono specifiche indicazioni che la contraddistingua dalla fase estrogenica.

Fase progestinica o luteale

La fase progestinica è caratterizzata da irritabilità, scarsa concentrazione, ritenzione idrica, gonfiore addominale, stitichezza e squilibri glicemici.

Premesso che 3 donne su 4, durante questa fase, possono soffrire della cosiddetta “Sindrome Premestruale”, che approfondirò in seguito, l’alimentazione nella fase progestinica dovrebbe rivolgersi alla prevenzione dei sintomi, sia fisici che psichici.

Innanzitutto, prevenire la ritenzione idrica e il gonfiore; quindi semaforo verde per verdure crude (sedano, radicchio, prezzemolo, asparagi crudi, bieta, finocchi, cicoria); rosso per le verdure cotte in particolare zucca, broccoli, cavoli, carote, minestroni misti. Utili anche le uova e il pesce (con lisca) che combattono la ritenzione agendo sulla tiroide. Ovviamente limitare al massimo, o evitare, alimenti come bevande zuccherate, vino e birra, formaggi stagionati, salumi, cibi conservati in genere, dolci, che peggiorano la ritenzione.

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SINDROME PREMESTRUALESINDROME PREMESTRUALE

Insieme di sintomi sia fisici che psichici, variabili da donna a donna:

  • Gonfiore addominale, tensione al seno, ritenzione idrica, edemi periferici, emicrania, dolori articolari, acne.
  • Ansia, depressione, aggressività, confusione, isolamento sociale.

Nella maggior parte delle donne i sintomi sono gestibili seppur spiacevoli, in altri casi si innesca un vero e proprio disturbo:

  • PMDD: disturbo disforico premestruale (3-8% dei casi di PS).

In generale la Sindrome premestruale sembra essere connessa a:

  • Carenza di vitamina B6, con maggiore suscettibilità emotiva.

Tuttavia: “i risultati della supplementazione sono conflittuali, e alte dosi di questa vitamina per periodi prolungati possono portare a sintomi neurologici”; meglio non supplementare.

  • Carenza di magnesio, che interviene nei meccanismi serotoninergici (correlato anche a craving, ricerca compulsiva di carboidrati); supplementazione consigliata (anche durante tutto l’arco del mese) soprattutto nei casi con dolori di tipo fisico, crampi addominali, dolori nel basso ventre, a livello renale e anche sulle gambe, nei giorni immediatamente precedenti il ciclo e nei due giorni di ciclo.
    • Ricordo che il magnesio ha diverse formulazioni chimiche a seconda dei distretti e dell’efficacia che si vuole ottenere; in generale, tutto il magnesio può aiutare per quanto riguarda la sfera muscolare; per quanto riguarda invece i sintomi della sfera emotiva solo il magnesio treonato supera la barriera ematoencefalica, quindi avere effetto sui sintomi della sfera emotiva. Il Mg treonato in Italia non viene venduto in Farmacia (perché non ha mercato, ma è legale), ma acquistabile online. Non ha effetti collaterali. Fare attenzione alla presenza di altri eccipienti (come lattosio, FOS: sconsigliabili in donne che soffrono di sindrome dell’Intestino irritabile).
  • Vi è un dispendio calorico aumentato post-ovulazione (si alza la temperatura basale), ma solo di 200-300 kcal/die: questo non giustifica un aumento dell’alimentazione generalizzato.
  • Si registrano maggiori fabbisogni di micronutrienti come ferro, vitamine del gruppo B, magnesio e calcio: basta aumentare un po’ le porzioni di frutta e verdura, ma di poco.
  • L’aumento del Progesterone porta ad uno sbilanciamento nel rapporto glicemia/insulina con conseguente craving (brama) da carboidrati, probabilmente dovuto anche al maggiore utilizzo di triptofano per la produzione di serotonina;
  • Le donne sovrappeso/obese sono maggiormente a rischio di abbuffate compulsive in fase premestruale, probabilmente perché già hanno un retrostante sbilanciamento glicemico/insulinemico. Esiste anche uno sbilanciamento della leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo, che può modificare il valore di ricompensa legato al cibo: “ci si sente soddisfatte a mangiare di più nel preciclo che in altri momenti”;
  • Va sempre valutata, in relazione alla paziente, se possa essere efficace l’inserimento di uno sgarro (piccolo o “grosso”, quotidiano o  ogni 5-6 giorni) nel premestruo; se la paziente non ha grandi necessità di perdere peso e vuole solo sistemare la sua alimentazione, allora sicuramente il suo corpo è stato in grado fino ad allora di bilanciare l’eventuale sbilanciamento dell’intake preciclo, non perderà questa capacità con il cambiamento delle abitudini alimentari che le proporremo. Se invece la paziente sta seguendo una dieta dimagrante, e il nervosismo preciclo è alto, scegliere se mettere un piccolo o grande sgarro dipende dallo stato di soddisfazione della paziente.

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Quali scelte?

  • Aumentare il consumo di alimenti ricchi di vitamina B6: cereali integrali (grano saraceno, grano integrale, orzo, farro, miglio), salmone (non norvegese ma irlandese o scozzese, e occhio al salmone affumicato troppo ricco di sale), semi di sesamo (gomasio, tahin), castagne (caldarroste, farina), salvia, menta, santoreggia e curcuma.
  • Aumentare il consumo di magnesio: spinaci, bietole, catalogna, alghe, semi di zucca, cacao, legumi, sesamo, semi di girasole, anacardi (raw), mandorle, amaranto.
  • Ridurre/eliminare sostanze eccitanti (caffeina, teina, alcol, ginseng, guaranà etc.)
  • Aumentare il consumo di omega3 (anche come integrazione, durante tutto il mese)
  • Valutare se incrementare il consumo di carboidrati complessi nella fase premestruale (può aiutare a compensare la voglia di dolci e  a sedare il SNC): patate americane, zucca, riso semintegrale, fiocchi d’avena (questi alimenti sono il miglior compromesso tra gli amidacei troppo raffinati e insulinogeni e quelli troppo integrali troppo ricchi di fibre che peggiorano lo stato di IBS, intestino irritabile)

Integrazioni: sì o no?

  • Non ci sono evidenze di grado 1 per affermare che esistano integratori efficaci ai fini del miglioramento della dismenorrea, ed inoltre le evidenze riguardo la sicurezza sono lacunose. Tuttavia per alcuni integratori ci sono alcune evidenze di buona qualità circa l’efficacia, ma ulteriori ricerche sono richieste:
    • Camomilla (può avere effetto paradosso dipendente da variabilità individuale e/o tempi di infusione troppo lunghi che porta ad un effetto eccitante. Inoltre, accertarsi che l’Azienda sia seria e abbia fatto la raccolta delle erbe nel cosiddetto periodo balsamico, quando la concentrazione degli eccipienti attivi sia massima (vedi tabelle online), vitamina B1, olio di pesce, agnocasto (aiuta a regolarizzare il ciclo. Agisce su FSH e LH, attenzione ai livelli degli ormoni).
  • Attenzione: alcune erbe fitoterapiche inducono contrazioni uterine, come ad esempio il lampone, il rosmarino, il timo (parlando degli infusi e decotti).

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DONNA E ENDOMETRIOSI

Presenza anomala di tessuto endometriale in ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, (polmoni).

Colpisce 1 donna su10. Non diagnosticato con efficacia.

Sanguinamento interno con infiammazioni croniche, aderenze e forte dolore.

  • Dominanza estrogenica (troppi estrogeni in circolo), insulino-resistenza (non sempre, nel caso valgono le indicazioni per PCOS)
  • Conseguenze: affaticamento cronico, infertilità, colon irritabile (sintomi soprattutto nel preciclo), cistite e candida ricorrente, mestruazione abbondante, dismenorrea.

Obiettivi della dieta per Endometriosi

  • Diminuire lo stato infiammatorio
  • Diminuire la dolorabilità
  • Compensare carenze nutrizionali
  • Limitare problematiche di colon-irritabile

Diminuire lo stato infiammatorio

  • ADOTTARE DIETA ANTINFIAMMATORIA
  • Omega-3 per la fluidità del sangue e la produzione di prostaglandine antinfiammatorie. Aumentare le fonti di omega-3 (eventualmente da integratori) e diminuire quelle di omega-6.
  • Sostanze antinfiammatorie: zenzero, curcuma, estratti di verdura, verdura cruda (finocchio, sedano, prezzemolo, carote, radicchio), corretto apporto idrico (non meno di 1,5 L/die sia da acqua che da tisane).
  • Aumento del consumo di vegetali con particolare attenzione a non introdurre eccesso di fibra (consigliati passati, centrifughe, estratti, spremute).

Diminuire la dolorabilità

  • In parte, i dolori da endometriosi sono riconducibili ad un’eccessiva infiammazione organica: di per sé, la dieta antinfiammatoria dovrebbe aiutare.
  • Proporre l’eliminazione del glutine compresi prodotti gluten-free industriali (contengono eccesso di grassi trans e omega-6 che imitano il glutine per la processazione industriale ma non sono idonei alla dieta antiinfiammatoria).
  • Utilizzare riso, quinoa, patate americane e miglio come fonti preferenziali di carboidrati; non sempre vengono ben tollerati sorgo, grano saraceno e amaranto. Nei gg preciclo, quando dolore intestinale aumenta, preferire quelli meno integrali.
  • Eliminare sostanze eccitanti (caffè, tè nero, alcol, ginseng, guarana)

Compensare carenze nutrizionali

  • Valutare livelli ematici di vitamina B12, vitamina D (in caso di endometriosi spesso non è scarsa), folati, zinco, ferritina e sideremia. Eventualmente provvedere ad integrare.
  • Se la vitamina B12 è molto bassa, considerare l’ipotesi che non vi sia produzione di fattore intrinseco (indispensabile per l’assorbimento di Vit B12) a livello gastrico: parlarne con il medico.
  • Valutare l’omocisteina: se è elevata (> 15), con B12 bassa, è possibile che vi sia mutazione MTHFR (parlarne con il medico).

Limitare i dolori da IBS preciclo

  • Nelle settimane preciclo, limitare fortemente il consumo di frutta e verdura (specialmente se FODMAP), latte e derivati (in particolare yogurt e formaggi freschi), alimenti integrali, frutta secca.
  • Aumentare il consumo di riso e patate se vi è aumentato transito intestinale.
  • Prediligere pesce e uova come fonti proteiche.

Integrazione possibile

  • Qualora necessario, vitamina D, vitamina B12 (in forma attiva, metilcobalamina), ferro (a veicolazione liposomiale, perché il ferro si ossida facilmente), vitamina C (se fumatrici. La vitamina C va frazionata nella giornata, sia da integrazione che da alimenti)
  • Curcuma (controllando la biodisponibilità, ad es.solubilizzata con polisorbato), se presenti dolori articolari.
  • Acido lipoico per dolorabilità periferica (studi in vitro e su modello animale), estratto dalla cannella (usare la cannella come spezia può essere un ulteriore suggerimento).

Inoltre…

L’endometriosi è una patologia caratterizzata da estrogeno-dominanza (tanto che le pillole anticoncezionali suggerite sono progestiniche): è indispensabile un’eliminazione di fitoestrogeni dalla dieta.
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PCOSSINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO (PCOS)

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è la più comune patologia endocrina tra le donne in età fertile, colpendo approssimativamente il 4% delle donne.

La diagnosi viene posta in base ai criteri di Rotterdam (2003): “La PCOS è una patologia nella quale vengono soddisfatti almeno due dei seguenti criteri:

  1. Oligomenorrea (cicli irregolari: ritardi superiori a 5 gg) e/o anovulazione;
  2. Segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo;
  3. Ecostruttura policistica dell’ovaio”.

Pertanto:

  • Non affligge solo donne sovrappeso (anche se la prevalenza è maggiore nelle donne in sovrappeso)
  • Non è detto che le ovaie presentino cisti (se sono soddisfatti i primi 2 criteri)
  • Non è detto che vi siano segni di iperandrogenismo come acne o irsutismo
  • La regolarità mestruale non deve essere criterio di esclusione (anche una donna con ciclo regolare può avere PCOS).

NOTA: si possono avere cisti ovariche non legate a PCOS. Un esempio è quando, in donne con amenorrea, i follicoli che iniziano il processo di maturazione che non viene portato a termine (per vari motivi) si incistano. In questo caso (come in altri casi di cisti non legate a PCOS) un protocollo dietetico specifico per PCOS è del tutto inutile.

 

PCOS E ALIMENTAZIONE

  • La dieta ha un effetto per la regolazione dei processi infiammatori legati a problemi riproduttivi in caso di PCOS, con o senza obesità.
  • I determinanti ambientali maggiori per PCOS sono le tossine, la dieta e la nutrizione. La perdita di peso in donne PCOS sovrappeso/obese può migliorare la sindrome e i suoi sintomi, diminuendo il rischio di sindrome metabolica.
  • Gli studi dimostrano risultati positivi in relazione a qualità di vita, depressione e ansia a seguito di un cambiamento dietetico e dello stile di vita (attività fisica) in donne con PCOS. Il legame tra PCOS e condizioni psichiche (depressione, ansia, DCA, etc.) è di tipo indiretto.
  • L’obesità esacerba i sintomi clinici e ormonali legati a PCOS, e viceversa PCOS aumenta il rischio di obesità (addominale). Il cambiamento dello stile di vita permette di prevenire l’aumento di peso e controllare l’insulino-resistenza.
  • La PCOS si correla ad insulino-resistenza, sbilancio delle adipochine (adiponectina, leptina in primis), e nel rapporto omega6/omega3. Il miglioramento dell’IR, della secrezione di adipochine e della funzione riproduttiva può essere ottenuto attraverso un programma dietetico volto alla diminuzione (o al mantenimento) del peso corporeo.

Tale dieta deve prevedere una limitazione nel consumo di zuccheri e carboidrati (preferendo quelli con minor IG), una colazione con intake maggiore rispetto ad altri pasti, aumento del consumo di pesce (4 volte a settimana) o eventuale supplemento di omega3. Da controllare anche i valori di vitamina D (sempre legata a problemi ormonali, generalmente bassa).

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DIETA PER PCOS

Requisiti generici per una dieta per PCOS:

  • Regime ipocalorico (con attenzione in caso di sottopeso/normopeso). Se la donna è sottopeso la dieta deve essere ipercalorica. Se normopeso, si può valutare di fare una dieta ipocalorica e leggermente iperlipidica, oppure alternare giorni leggermente ipocalorici con giorni normocalorici.
  • Dieta a basso contenuto di carboidrati, con attenzione all’indice e al carico glicemico. Carboidrati: 80-150/200 gr/giorno (ciclici o stabili), a seconda che la donna sia o no sportiva, che debba perdere peso o no, abbia o non abbia una conclamata IR.
  • Adeguato apporto proteico (possibilmente ad ogni pasto). Proteine: 1,5-2 g/kg (anche qui dipende dagli obiettivi e attività della paziente; se deve perdere peso ad esempio saremo più alti). Anche le proteine possono essere ciclizzate.
  • Adeguato apporto di grassi funzionali. Grassi: 0,5-1 g/kg (ci si può spingere anche a 1,5-1,7). Non idrogenati, no trans, non industriali. Dieta PCOS è più lipidica che quella mediterranea.
  • Bilancio per dieta antinfiammatoria
  • Vedi possibilità Dieta Chetogenica: dipende dalla “testa” della paziente; rischi di slatentizzazione verso DCA; rischi di poca aderenza. La candidata ideale alla chetogenica va sempre scelta con cura.

Requisiti aggiuntivi/variabili

  • Eliminazione di latte e derivati. Massima frequenza 2-3/settimana. Però, se il ciclo c’è (e non è anovulatorio) e non sono presenti i segni di iperandrogenismo, è possibile aumentare la frequenza a 3-4/settimana. Se ha acne portare la frequenza a zero. Attenzione alle whey (proteine del siero del latte). Se la paziente è una sportiva (e in base al tipo di sport abbia un reale bisogno di supplementazione proteica), valutare la sostituzione delle proteine in polvere con l’uso di aminoacidi essenziali, aminoacidi ramificati, o proteine idrolizzate.
  • Attenzione/eliminazione ai prodotti derivati dalla soia. La soia è un disregolatore endocrino potenziale. 1-2/settimana, meglio se soia fermentata.
  • Eliminazione totale degli zuccheri semplici (dolci, caramelle, miele etc.) in caso di IR accertata o ricerca di gravidanza (con o senza PMA). Aderenza maggiore quando l’obiettivo è la gravidanza. Nel caso si rischi la scarsa aderenza, concessa qualche “coccola” gradita: cioccolato fondente, dolcetti fatti con pochissimo zucchero…..
  • Eliminazione/riduzione del caffè.
  • Timing dei pasti è importante: Colazione (ore 6-9) abbondante, pranzo (12-15) normale, cena leggera (18-21).
  • Quando si introducono i Carboidrati bisogna sempre associare anche proteine: Piatti unici: riso e ceci; pasta e lenticchie, pasta al ragù
  • Le proteine possono essere presenti anche senza la quota di Carboidrati
  • Legumi non più di 2-3/settimana
  • Colazione sempre bilanciata: Carboidrati-proteine-grassi. Meglio quella salata: maggiore stabilità insulinica.
  • Spuntini non indispensabili. Se presenti, meglio quelli naturali.
  • Tutto dipende dall’eventuale attività fisica.

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Donna e amenorreaDONNA E AMENORREA

Cos’è l’amenorrea:

  • Assenza di mestruazioni: può essere primaria (mai avuto il ciclo) o secondaria (assenza del ciclo per almeno 6 mesi consecutivi);
  • Fattori non modificabili: anomalie congenite, alterato sviluppo delle ovaie, deficit di 17-alfa-idrossilasi, insufficienza ovarica precoce, problematiche genetiche; qui l’alimentazione gioca un ruolo marginale.
  • Fattori modificabili: assunzione di psicofarmaci o di oppiacei, anoressia nervosa, basso peso corporeo, iponutrizione (non sottopeso), stress psicofisico; è l’amenorrea ipotalamica funzionale (cioè dipende dall’ipotalamo e non ci sono cause organiche), più responsiva a interventi sull’alimentazione ma anche sull’esercizio fisico, spesso eccessivo e causa della perdita del ciclo.
  • Molto frequente nelle donne giovani e nel momento di sospensione della pillola (soprattutto se presa da tempo e a basso o alto dosaggio);
  • Valutare attentamente i fattori stressogeni: sport, dieta, stile di vita.

Una dieta per amenorrea?

  • Alimentazione normocalorica e normolipidica; in caso di sottopeso, bisogna aumentare le calorie e i nutrienti.
  • No alle diete low-carb (bassi carboidrati). In caso di PCOS e amenorrea, e normopeso, NON bisogna restringere i carboidrati, piuttosto lavorare sul carico glicemico.
  • Nello sblocco dell’amenorrea ipotalamica i carboidrati da prediligere sono quelli complessi di riso, patate (normali e americane), cereali in chicchi come farro, orzo e miglio. Potrebbe essere consigliabile limitare l’introito di glutine da frumento, poiché diversi studi dimostrano una correlazione tra amenorrea e gluten-sensitivity: è possibile sostituire la pasta normale con pasta di farro, riso e cereali in chicchi, mentre per il pane ci si può orientare verso quello di segale al 100%. In linea generale è comunque bene limitare l’apporto di farinacei in favore di patate e cereali in chicchi.
  • In caso di paziente, leggermente in sovrappeso, con continue oscillazioni del peso, è bene cominciare da una dieta normoglucidica, per poi passare ad una diversa ciclizzazione dei carboidrati. Il dimagrimento deve essere secondario alla ripresa del buon funzionamento dell’ipotalamo e delle ovaie, ovvero si prenderà in considerazione solo quando il ciclo tornerà ad essere presente.
  • Qualora ci siano insoddisfazioni legate all’immagine corporea (addome gonfio, disequilibrio nella distribuzione del grasso, ritenzione di liquidi) si deve intervenire in altro modo e con altri protocolli dietoterapici, non con il dimagrimento. Bisogna agire anche sul rapporto con il cibo e l’immagine corporea.
  • Se invece l’amenorrea è causata da obesità il discorso cambia.
  • Limitazione di latticini e soia, senza far pesare troppo questa restrizione qualora l’amenorrea sia legata a un rapporto problematico con il cibo.
  • Introduzione di grassi funzionali: colesterolo (pro-ormone sessuale), grassi monoinsaturi da olio extravergine e avocado, olio vergine di cocco, noci di Macadamia. Valutare l’introduzione del ghee (burro tedesco, ottimo!).
  • Le proteine saranno leggermente sopra la quota classica prevista per un fabbisogno normale: dipende da tanti fattori, ma in linea di massima un po’ più di 1 g/Kg di peso. Fonti da preferire sono: uova bio, pesce azzurro pescato in mare, carne (meglio grass fed), legumi, tofu bio, burger vegetali a base di lupini o farina di canapa.
  • Valutare vitamina D, vitamina B12, folati, zinco.
  • Valutare insulinemia e glicemia, eventualmente richiedendo curva da carico.
  • NB. se la donna ha una ipoinsulinemia a digiuno, questo fa sospettare effetto rebound post-prandiale
  • Nell’ottica di educare ad un rapporto armonico con il cibo, vanno inseriti anche “sgarri terapeutici”, ed il tutto va sempre gestito prestando sempre la massima attenzione al complesso rapporto che, spesso, la donna con queste problematiche ha con il cibo. L’importante è capire sempre chi sia veramente la donna con cui ci rapportiamo, per scegliere di volta in volta le migliori strategie utili al suo problema, superando schematismi alimentari, per quanto efficaci. La dieta giusta per una persona è solo quella che funziona per lei, e per farla funzionare dobbiamo agire anche sul rapporto che Lei instaura con il cibo.

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FertilitàFERTILITA’ ED ALIMENTAZIONE

La fertilità, ossia la “capacità di riprodursi”, per una donna, è direttamente proporzionale alla qualità e regolarità del ciclo mestruale; in seconda battuta (quindi a parità di regolarità mestruale), dipende da:

  • Età (massima 20-30 anni)
  • Stile di vita (fumo, alcolismo, sostanze stupefacenti, dieta e sport)
  • Riserva ovarica (AMH, test di riserva ovarica)
  • Co-presenza di patologie limitanti la fertilità (miomi, endometriosi, autoimmunità grave…)
  • Uso (passato) di pillola anticoncezionale
  • Lavori “a rischio” (a contatto con materie chimiche tossiche)

Disregolatori endocrini

  • I disregolatori endocrini ambientali sono tra le maggiori cause che inducono ipofertilità sia maschile che femminile
  • Disregolatori endocrini sono contenuti in: materiale plastico di vario tipo, derivati del petrolio, diossina, erbicidi, pesticidi, solventi industriali, cosmetici e prodotti per i capelli
  • Un’elevata somministrazione di acidi grassi polinsaturi potrebbe risultare protettiva, così come i cofattori vitamina B6 e zinco
  • Nella donna con iperestrogenismo (es. PCOS, endometriosi) la soia e la maca possono essere considerate alla stregua di disregolatori xeno estrogeni.

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Fertilità e alimentazione

La dieta aiuta perché:

  • Permette il mantenimento di un corretto peso corporeo che diventa il setpoint della donna al qual peso produce efficacemente gli ormoni per permetterle di essere fertile.
  • È in grado di apportare sostanze utili al buon funzionamento ormonale (proteine, colesterolo, vitamina D, vitamina B12, zinco, ferro…)
  • Consente di supportare il riequilibrio ormonale in sindromi limitanti la fertilità (es. PCOS)
  • È possibile l’eliminazione di alimenti collegati a ipofertilità, come alcool e caffeina.
  • È possibile migliorare lo stress ossidativo e l’infiammazione cellulare legate a ipofertilità.
  • Permette di migliorare la qualità ovocitaria.
  • Consente di aumentare le probabilità di successo in PMA (Procreazione assistita) e di ridurre il rischio di iperstimolo.

Una donna dovrebbe (pre)occuparsi della propria fertilità durante tutto l’arco della vita fertile perché:

  • Non sono cambiamenti di pochi mesi prima di una gravidanza a permettere la risoluzione di problematiche che ci si trascina negli anni
  • Il bambino è influenzato dallo stile di vita materno degli ultimi 6-8 anni

La limitazione della fertilità, in ogni caso, influenza lo stato di salute della donna (umore, energie, predisposizione a osteoporosi, problematiche di gonfiore e ritenzione…)

Fertilità ed obesità

  • Sovrappeso e obesità sono tra le maggiori cause di ipofertilità “acquisita”;
  • Nella donna porta a insulino-resistenza con maggior frequenza di cicli anovulatori, sbilancio FSH/LH, aumento del testosterone e della prolattina;
  • L’obesità può essere un fattore limitante anche in caso di PMA; porta anche a complicazioni gestazionali (diabete, parto precoce, gestosi etc.);
  • Per correggere l’obesità ai fini della fertilità può essere efficace un protocollo chetogenico in soggetti NON cheto-resistenti (sempre da verificare la motivazione forte e la possibile aderenza alla dieta: se non è al 100%, non è utile).

Come sostenere la fertilità con la dieta?

Su soggetti sani possono valere i principi di una dieta varia ed equilibrata, a patto che:

  • Vi sia sufficiente contributo proteico (se proteine scarse à problemi al ciclo?); meglio non escludere completamente le proteine animali (se si evita la carne, non eliminare pesce e uova).
  • Non si lesini sui grassi. Ma ridurre o eliminare latte e derivati (a maggior ragione se si è sicure di avere un rapporto inverso LH/FSH, cicli anovulatori o oligomenorrea). Se invece il problema sta in un deficit della fase luteale, può andar bene assumere piccole porzioni di latticini grassi, meglio provenienti da allevamenti non intensivi (ghee, burro chiarificato, ricotta di pecora o capra, quark intero bio).
  • Siano garantiti micronutrienti funzionali, in primis: zinco, ferro, magnesio, vitamina B12, vitamina B6, vitamina D. Aumentare l’introito di alimenti ricchi di folati (vegetali a foglia verde, avocado, asparagi, etc.).
  • Si garantisca regolarità glicemica e insulinemica; qualora non si facesse sport, meglio limitare le porzioni e la frequenza di alimenti glucidici come cereali, pasta, pane, patate, ma anche frutta e dolci.
  • Si presti particolare attenzione allo stress ossidativo (che dipende sia da fattori psico-fisici che da fattori ambientali).
  • Eviterei la soia e i suoi derivati per quanto già detto sui “disregolatori endocrini”.
  • Limitare al massimo fonti di caffeina: caffè, tè (va bene il tè verde), guaranà, cacao (salvo deroghe se utili a migliorare l’aderenza alla dieta), mate, noci di cola.
  • Limitare l’alcool.

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Alimentazione e PMA

  • Nelle tecniche di I livello è fondamentale far arrivare la paziente ad un adeguato peso corporeo, sostenendo la fase ovulatoria con gli accorgimenti validi per la dieta per PCOS e facendo particolare attenzione allo stress ossidativo.
  • A seguito di esami del sangue, è consigliabile un’integrazione di vitamina D, zinco, folati, Vitamina B12, selenio (più nell’uomo; nella donna se presenti patologie autoimmuni) e antiossidanti specifici (curcuma, astaxantina (integratore), epigallocatechine, …)

Alimentazione e FIVET

  • Prima di intraprendere la FIVET la paziente deve essere disposta a cambiare il proprio stile di vita (più che per le tecniche di I livello): fumo, consumo di alcol e di caffeina, alimentazione ed esposizione a bisfenolo-A.
  • Eccessivi fattori di stress sono controproducenti
  • Eccessivo sport è controproducente
  • Esistono alcuni studi a favore di diete a basso indice glicemico con restrizione glucidica per favorire lo sviluppo degli oociti e i tassi di gravidanza; tali protocolli devono essere:
    • ipocalorici in caso di BMI>25, dove è importante favorire la riduzione del tasso di adipe e di concentrazione leptinica
    • normocalorici in caso di BMI >18 <25
    • ipercalorici in caso di BMI < 18
  • I protocolli devono essere seguiti almeno 12 settimane pre-PMA (quindi, siccome i tempi sono lunghi, l’eventuale restrizione glucidica deve essere fatta gradualmente, inizialmente si ciclizza solo, poi si restringe sempre ciclizzando)

FIVET e dieta chetogenica?

  • Esistono alcuni studi animali sull’efficacia di una keto-diet in caso di FIVET; tuttavia si riscontrano problemi nella trasposizione sull’uomo:
    • E’ veramente più efficace di una dieta low-glycemic load/index?
    • E’ sostenibile per 3 mesi, considerando gli altri fattori di stress del periodo?
    • E’ efficace anche su soggetti keto-resistenti per promuovere le possibilità di embryo-transfert?
  • Potrebbe altresì essere meglio una dieta a ridotto intake glucidico e basso carico glicemico, che apporti grassi funzionali, corretto fabbisogno proteico, e che sopperisca le aumentate richieste di micronutrienti + tanta acqua (più ci si avvicina alla PMA àanche fino a 3 L/die).

Integrazione efficace

  • Coenzima Q10: in caso di > 40 anni, sia nell’uomo che nella donna; inverte i meccanismi di deterioramento funzionale ed energetico dei mitocondri, migliora lo stress ossidativo.
  • Vitamina D: aiuta a evitare il rischio di iperstimolazione e a migliorare l’esito della FIVET (va comunque prima verificato il livello ematico)
  • Vitamina B6 e vitamina C: di sostegno a donne con fase luteale insufficiente.
  • Multivitaminico: a base di zinco, magnesio, selenio, folati e vitamina B12.
  • Metilcobalamina: in donne con mutazione MTHFR, alti livelli di omocisteina, bassa vitamina B12.

 
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osteoporosiDONNA E OSTEOPOROSI

L’osteoporosi è una patologia definibile come “disordine delle ossa scheletriche caratterizzato dalla compromissione della robustezza dell’osso”, che predispone a un aumento del rischio di fratture (specialmente a livello del femore), che a loro volta portano a disabilità e minor autosufficienza. Non è certamente l’unica malattia delle ossa, ma è la più diffusa.

Da un certo punto della vita in poi (intorno ai 25-30 anni) la massa ossea inizia a diminuire; tuttavia, quanto più nutriamo le nostre ossa nella prima giovinezza, tanto più saremo protetti: più osso “costruiamo” nella nostra vita e più difficile sarà il processo di distruzione. Ecco perché tutti ci dobbiamo preoccupare delle nostre ossa, sin da giovanissimi.

Con la menopausa, la donna non ha più la protezione degli estrogeni, quindi è più soggetta ad osteoporosi.

 

Accorgimenti da prendere:

Innanzitutto è importante praticare attività fisica quotidianamente, meglio ancora se all’aria aperta (basta una camminata, una leggera corsa, una pedalata in compagnia); questo tipo di attività infatti, oltre a generare gli effetti benefici sulle articolazioni, ci permette di esporci alla luce del sole, cosa fondamentale per l’attivazione della vitamina D. Questa è una vitamina liposolubile che in parte assumiamo con l’alimentazione (si trova ad esempio in alcuni pesci come aringa e sgombro) e in parte la sintetizziamo grazie all’esposizione ai raggi solari.

L’apporto di calcio con la dieta è un caposaldo delle raccomandazioni dietetiche per la prevenzione e la terapia dell’osteoporosi.
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Fabbisogno di Calcio nella Donna in diverse categorie d’età e condizioni fisiologiche:

  • 1-3 anni: 600 mg/giorno
  • 4-6 anni: 900 mg/giorno
  • 7-10 anni: 1100 mg/giorno
  • 11-14 anni: 1300 mg/giorno
  • 15-17 anni: 1200 mg/giorno
  • 18-59 anni: 1000 mg/giorno
  • > 60 anni: 1200 mg/giorno
  • Gravidanza: 1200 mg/giorno
  • Allattamento: 1000 mg/giorno

Considerando il contenuto di calcio dei cibi, queste quantità appaiono facilmente raggiungibili, tuttavia va tenuto presente che l’intestino umano normalmente assorbe circa solo il 30% della quota alimentare.

Le sorgenti più ricche di calcio, con buona biodisponibilità, sono rappresentate dal latte e derivati.

Lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) in 7.947 maschi e 26.749 donne, tra i 20-89 anni, ha mostrato che il rischio di fratture è più elevato nei vegani che presentavano un basso apporto di calcio (525 mg/g), mentre non si sono riscontrate differenze tra onnivori, pescovegetariani o latto-ovo vegetariani. Nei latto-ovo-vegetariani, l’apporto di calcio può essere equivalente, se non superiore, a quello dei soggetti onnivori, mentre nei vegani l’esclusione delle fonti animali di calcio potrebbe associarsi a carenza del minerale. Vegani e vegetariani possono compensare introducendo maggiori quantità di calcio derivato da prodotti vegetali, naturalmente ricchi di calcio o arricchiti del minerale.

L’assorbimento intestinale del calcio tuttavia può essere ridotto per l’interferenza da parte di composti quali ossalati e fitati, presenti in cibi ricchi di fibra, quali cereali integrali e legumi. Processi di ammollo (nei legumi), riscaldamento, fermentazione con lievito (nei cereali) possono migliorare la biodisponibilità del minerale.

L’apporto di calcio è efficace sull’osso quando vi sia un concomitante apporto adeguato di proteine.

Il ruolo delle proteine è essenziale. Per anni gli si è attribuito un effetto negativo sulla salute dell’osso perché “acidificanti” e quindi responsabili del riassorbimento di calcio dalle ossa per tamponare l’acidità, come testimonia un aumento del calcio escreto nelle urine in diete ricche di proteine. In realtà, finalmente, è stato dimostrato (Cao e al., J. Nutr. 141: 391–397, 2011) che il calcio nelle urine aumenta solo perché aumenta il sua assorbimento intestinale proprio grazie alla maggiore concentrazione di proteine, mentre la densità ossea rimane invariata.

Quindi, diversi Autori hanno pertanto segnalato l’importanza di introiti più elevati di proteine per il mantenimento della massa ossea e muscolare e la prevenzione dell’osteoporosi. Secondo alcune indagini, apporti proteici < 0,8 g/kg di peso corporeo /giorno, rendono insufficiente l’assorbimento intestinale del calcio, mentre quote proteiche intorno a 1,0-1,5 g/kg/giorno sono correlate a una maggiore densità ossea e a un rischio minore di fratture.

La vitamina B12 è coinvolta nella regolazione del rimodellamento osseo e dei crosslinking tra le fibre di collagene. Una carenza della vitamina con aumento dell’omocisteina può alterare i crosslinking e le proprietà meccaniche dell’osso.

Più recentemente è emerso il ruolo della vitamina K come fattore importante per l’osso, perché partecipa all’attivazione di una proteina di matrice, coinvolta nella mineralizzazione dell’osso, e all’attivazione dell’osteocalcina. I livelli della vitamina sono correlati al rischio di frattura con effetto protettivo alle concentrazioni più alte.

Alimenti che assicurano un buon apporto di magnesio e potassio, si associano a un aumento della densità ossea, riduzione della perdita di massa ossea e del rischio di fratture, associati all’invecchiamento.

Fonti alimentari di magnesio sono cereali integrali, patate, legumi, derivati della soia, frutta secca oleosa (mandorle, pinoli, noci, nocciole), semi di zucca e di girasole, cacao, verdure (specie broccoli e verdure a foglia verde, quali spinaci e biete, in cui il magnesio è associato alla clorofilla), frutta (banane, avocado) e pesci grassi. Il potassio deriva da frutta, verdura, tuberi, noci, legumi, ma anche da pesce, carne, latte e derivati.

Il sodio aumenta l’escrezione del calcio, da qui l’indicazione a limitarne il consumo, ad esempio, riducendo i cibi di produzione industriale o addizionati di sale.

Gli acidi grassi omega-3 hanno funzioni antinfiammatorie e di regolazione di: sintesi proteiche, nell’osso e nel muscolo, assorbimento del calcio e trasformazione delle cellule mesenchimali in osteoblasti. L’introito può essere ridotto nei vegetariani che escludono il pesce. Fonti alimentari alternative, in forma di acido alfa-linolenico, sono noci, avocado, semi di lino e di chia, alghe e alcuni olii vegetali, quali colza e soia.

La caffeina ha un’azione calciurica e di riduzione dell’assorbimento intestinale del calcio, tuttavia, il caffè oltre alla caffeina, contiene composti ad azione antiossidante, antinfiammatoria e presumibilmente estrogenica, che possono contrastare lo sviluppo di osteoporosi. Un consumo moderato di caffè non avrebbe conseguenze negative e in alcuni studi ha mostrato effetti positivi.

L’eccesso di alcool può causare alterazioni della formazione dell’osso, carenza di calcio e maggior rischio di cadute e di fratture.

Non dimentichiamo l’aiuto che può arrivare da alcuni tipi di acque per aumentare l’apporto di calcio qualora ce ne fosse bisogno.
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Osteoporosi e fitoterapia

La fitoterapia è ampiamente usata nella cura dell’osteoporosi. Tra le piante di maggior utilizzo troviamo: l’ortica, l’alfa-alfa, l’equiseto.

L’ortica è una pianta altamente remineralizzante. Dell’ Ortica Dioica (fam. Urticacee) viene utilizzata la parte aerea che contiene vitamine (B2, B5, acido folico), minerali (ferro, silicio, magnesio) oligoelementi (rame e zinco) aminoacidi essenziali e proteine. Si può utilizzare come infuso, estratto idroalcoolico (T.M.) o come estratto secco o polverizzato.

L’alfa-alfa (Medicago sativa o erba medica) è una pianta remineralizzante in grado di aumentare la trama ossea ed è molto diffusa per l’alimentazione del bestiame. Contiene un’ elevata quantità di proteine, fino al 55%, aminoacidi, vitamine, minerali tra cui il calcio, oligoelementi (ferro, fosforo, zinco, rame, selenio, silicio). Per il suo alto contenuto in ferro è consigliata sia nell’anemia sia nell’ astenia. L’alfa-alfa contiene un derivato cumarinico (cumestrolo), equivalente vegetale degli estrogeni. Il cumestrolo accresce la trama ossea nella quale si fissano i minerali.

L’equiseto (Equisetum arvense, fam. Equisetacee) è conosciuto anche con il nome popolare di “coda cavallina” (equi = cavallo, setum = coda). La coda cavallina ha un’azione sia remineralizzante sia diuretica ed è indicata nelle fratture, nell’osteoporosi per il suo alto contenuto di ossido di silicio e di calcio, così come nel rachitismo. Si utilizza il ramo sterile sia sotto forma di decotto sia di estratto secco titolato come pure di polverizzato micronizzato (totum della pianta). È stato dimostrato come “l’ipriflavone”, un derivato isoflavonico contenuto nell’equiseto, oltre a fermare la perdita di calcio osseo, stimoli anche la formazione di nuovo tessuto osseo. Tale sostanza rappresenta uno degli ultimi ritrovati in medicina per la cura dell’osteoporosi.

 
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ritenzione-idrica-celluliteRITENZIONE IDRICA E CELLULITE

Cominciamo col dire che la cellulite si può cercare di prevenirla, contenerla, al massimo, se è ancora agli stadi 1-2, farla regredire, ma se è ad uno stadio avanzato è impossibile porci rimedio.

La cellulite è essenzialmente un problema circolatorio, strettamente legato agli estrogeni (ecco perché interessa particolarmente il genere femminile), dalle cause varie che vanno dallo stile di vita scorretto, alimentazione sbagliata, sedentarietà, stress, tipo di abbigliamento, genetica.

Se è vero che si possono adottare accorgimenti, sia a tavola sia con l’attività fisica, per prevenire e/o contenere la cellulite, è ancor più vero che è importantissimo non andare a peggiorare la situazione con errori, fatti in buona fede, nel tentativo di porvi un rimedio.

Per quanto riguarda il primo aspetto non credo di poter aggiungere molto di più a quanto si va dicendo ormai da decenni, sul seguire alcune regole di base sull’alimentazione e sull’attività fisica:

  • L’alimentazione sarà equilibrata, isocalorica, ipocalorica o ipercalorica a seconda che si debba mantenere, perdere, o mettere peso, in relazione ovviamente al dispendio energetico totale della giornata; importante è che sia il più varia possibile, ricca in frutta e verdura (meglio cruda); sarà poi personalizzata a seconda delle più disparate esigenze individuali; va sempre ricordato che non esistono alimenti miracolosi, ma piuttosto l’insieme e l’equilibrio del tutto;
  • L’attività fisica sarà a bassa intensità e prolungata nel tempo (40 minuti di camminata veloce ma non tanto, al giorno, o quasi); prevedrà soprattutto adeguati tempi di recupero, soprattutto se non potete fare a meno di attività ad alta intensità, nel qual caso il personal trainer (sono sicuro) vi consiglierà almeno 10 minuti finali di defaticamento attivo più qualche minuto di defaticamento passivo (gambe in alto, pedane vibranti, etc.);
  • Se avete scelto attività fisiche intense, e soffrite di cellulite e/o ritenzione idrica, sono sicuro che il personal trainer di cui sopra saprà consigliarvi alcuni giorni di riposo tra una seduta e la successiva;
  • Avendo consigliato un’alimentazione equilibrata, va da sé che sono sconsigliati gli eccessi, in particolar modo sconsigliato:
    • Eccesso di sale e alimenti conservati o ricchi di sale; preferire il sale marino integrale (quello grigio bretone o quello bianco delle saline italiane);
    • Eccesso di latte e derivati;
    • Eccesso di caffè;
    • Eccesso di zuccheri semplici (dolci, caramelle, cioccolato, gelati, bevande zuccherate, etc.); in generale, saremo attenti ai picchi insulinemici;
    • Limitare i legumi a 1-2 volte/settimana;
    • Eccesso di attività fisica, soprattutto ad alta intensità, che porta ad un peggioramento dello stato infiammatorio e questo richiama altra acqua nel comparto extracellulare proprio dove volevamo eliminarla; inoltre, si ha una eccessiva distruzione di cellule muscolari, non rimpiazzate, il cui contenuto si riversa negli interstizi extracellulari, aumentando il gonfiore, ma soprattutto ciò determina un calo del metabolismo di base, con la conseguenza che risulta più difficile dimagrire: è un circolo vizioso che va interrotto;
    • Eccesso di acqua (da bere)! Ebbene sì, è l’altro errore che si commette nel tentativo di contrastare la ritenzione (“bevi di più”); bere poco non fa bene, ma bere troppo (3 litri/giorno od oltre, ma dipende da tanti fattori) non è meglio. Un consiglio (secondo studi recenti) è quello di bere non a piccoli sorsi ma a boli, cioè ad ondate di almeno 400-500 cc alla volta: andrebbe a stimolare certe vie (sistema angiotensina) determinando una miglior eliminazione dei fluidi in eccesso;
    • Sbagliato anche eliminare del tutto il sale o i grassi; è l’altro errore classico che conduce ad una maggior espressione di recettori anti-lipolitici, proprio nei distretti interessati (cosce, glutei), portando ad un minor smaltimento del grasso.

Infine, va sottolineato come molte donne attribuiscano erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso ignorando che, in assenza di patologie importanti, il contributo della ritenzione idrica sull’aumento di peso è tutto sommato marginale. È invece vero il discorso contrario; è cioè il sovrappeso a rallentare la diuresi e favorire la ritenzione idrica. Per fortuna, oggi, con l’esame della Bioimpedenziometria vettoriale, è possibile accertare dove sia la verità.

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