Gravidanza e allattamento

NUTRIZIONE IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

 La gravidanza è un evento fisiologico importante, durante il quale la salute di un individuo dipende strettamente da quella di un altro.

Un buono stato di nutrizione della madre, prima e durante il periodo gestazionale, è una condizione essenziale per la prevenzione di gran parte delle patologie neonatali.

Il periodo della gravidanza e dell’allattamento sono particolarmente critici dal punto di vista alimentare-dietetico, in quanto la dieta incide in modo fondamentale sulla salute sia della madre sia del bambino. Per ottimizzare lo stato di salute di una donna in gravidanza e per ridurre il rischio di malformazioni o malattie nel nascituro, è fondamentale che la madre raggiunga uno stato nutrizionale ottimale prima, durante e dopo il periodo gestazionale, che prevede sia l’allattamento, in cui le richieste nutrizionali sono ancora superiori a quelle della gravidanza, che una fase di recupero.

Le donne dovrebbero consumare sempre, ma con ancora maggiore attenzione dal concepimento al termine dell’allattamento, una dieta varia in grado di soddisfare le esigenze nutrizionali secondo quanto definito dalle Linee Dietetiche nazionali ed internazionali (LARN e RDA).

 

FABBISOGNO ENERGETICO IN GRAVIDANZA

L’aumentato fabbisogno energetico, tipico del secondo e terzo trimestre di gravidanza, è valutato in circa 300-400 kcal/die con un eventuale aumento a 500 kcal/die per le adolescenti al di sotto dei 14 anni. Nel periodo dell’allattamento l’aumento di fabbisogno calorico è previsto nell’ordine di 500 kcal/die.

Per raggiungere la quota calorica richiesta in gravidanza e allattamento è normalmente sufficiente aumentare la quantità di alimenti consumati normalmente. In generale, quindi, una dieta idonea e corretta è sufficiente al progredire di una gravidanza senza rischi e al sostentamento di un normale allattamento.

Ci sono però alcuni nutrienti, il cui l’apporto potrebbe essere non del tutto soddisfacente; in tal caso una opportuna supplementazione potrebbe essere consigliabile. Questa va effettuata con cautela e la gestante deve essere informata che dosi eccedenti a quelle consigliate potrebbero essere pericolose per lei e per il prodotto del concepimento.

Fabbisogno nutrizionale in gravidanza

 

FABBISOGNI NUTRIZIONALI IN GRAVIDANZA

Carboidrati e fibra

  • I carboidrati rappresentano la principale fonte di energia anche in gravidanza; il loro apporto, fornito prevalentemente da polisaccaridi, dovrà essere pari al 50-55% dell’energia totale giornaliera.
  • Inoltre nella scelta degli alimenti è utile privilegiare cibi a basso indice glicemico (attenzione alla resistenza insulinica della gravida e al diabete gestazionale), preferendo pertanto alimenti come la pasta, i legumi, l’orzo, il riso parboiled (indice glicemico minore del riso normale), ecc.
  • La dieta dovrà prevedere un apporto di fibre di circa 30 grammi al giorno, prevalentemente di tipo idrosolubile.
  • Deve pertanto essere consigliato il consumo di frutta e ortaggi.
  • Per ridurre la quota di zuccheri a rapido assorbimento andrebbe limitato il consumo di bibite e dolci.

 Proteine

  • La richiesta proteica aumenta in gravidanza. Due terzi delle proteine devono essere di alta qualità (valore biologico superiore a 70).
  • L’incremento giornaliero consigliabile è di 9 grammi al giorno pari a circa 1,2 g/kg di peso ideale.
  • È bene differenziare le gestanti adulte da quelle al di sotto dei 18 anni. Per queste ultime bisogna tenere conto anche della quota relativa allo sviluppo ancora in corso e passare a 1,5 g/kg di peso ideale.

Lipidi

  • L’apporto lipidico deve corrispondere al 25-30% delle calorie totali.
  • Gli acidi grassi essenziali (AGE) devono coprire il 2% delle calorie giornaliere. In termini di peso: circa 6 grammi di AGE al giorno, suddivisi tra la serie ω-6 ed ω-3 (5 g di ω-6 ed 1 g di ω-3).

 Acido Folico

  • Le linee guida nazionali ed internazionali consigliano in gravidanza un apporto giornaliero di acido folico corrispondente a 400 mcg (si suggerisce cioè un raddoppio dell’apporto rispetto alle donne in normali condizioni fisiologiche). Le principali fonti alimentari di folati sono i vegetali a foglia larga, il fegato, gli agrumi, i legumi e il pane integrale. Per prevenire i difetti del tubo neurale (spina bifida ed anencefalia), una patologia che è stata associata alla carenza di folati, la donna in gravidanza può consumare in aggiunta alla normale dieta, alimenti arricchiti o supplementi dietetici contenenti folati opportunamente studiati.
  • Anche nel caso dell’allattamento si consiglia un apporto giornaliero superiore alla norma, ovvero di 350 mcg/die.
  • Sugli effetti positivi dell’acido folico (sui quali è stata recentemente richiamata l’attenzione anche dal Ministero della Salute, con uno specifico Network), è opportuno tenere presente che:
    • la supplementazione deve iniziare 3-4 settimane prima del concepimento;
    • i livelli minimi si raggiungerebbero con un apporto giornaliero di 200 microgrammi attraverso gli alimenti più una supplementazione di 400 microgrammi;
    • nelle donne “a rischio” (precedente gravidanza e/o familiarità per spina bifida, trattamento concomitante con chemioterapici o farmaci anticonvulsivanti) i livelli efficaci corrisponderebbero ad una dose giornaliera corrispondente a 4-5 mg di acido folico;
    • la supplementazione di acido folico sembra concorrere a ridurre anche il rischio di altre complicanze gravidiche (tra cui la pre-eclampsia ed il ritardo di crescita intrauterino), malformazioni congenite, in particolare cardiovascolari e (forse) sviluppo successivo di tumori dei tessuti nervosi.

Ferro

  • Le donne in gravidanza dovrebbero essere incoraggiate a consumare alimenti ricchi di ferro, quali carne magra, pesce, pollame, frutta a guscio e cereali arricchiti. La biodisponibilità del ferro è più elevata quando venga assunto con la carne o contemporaneamente a frutta ricca di acido ascorbico.
  • Le linee guida consigliano un apporto di 30 mg di ferro durante la gestazione e l’aumentata assunzione andrebbe consigliata alla prima visita ginecologica dopo il concepimento. In pratica tenuto conto che la carenza di ferro può avere serie conseguenze e che, viceversa, una integrazione oculata è praticamente priva di rischi, si consiglia normalmente una supplementazione che favorisca il deposito di ferro, utile sia per il periodo gravidico che per il post-partum. La supplementazione di ferro può essere particolarmente utile nei casi di gravidanze ravvicinate.
  • In considerazione dei livelli medi di assunzione di ferro in età adulta, una supplementazione intorno ai 10-15 mg al dì può considerarsi ragionevole. Assai consigliabile la contemporanea assunzione di alimenti ricchi di Vitamina C e acido citrico per l’incremento dell’assorbimento del ferro da essi indotta.
  • Relativamente al periodo dell’allattamento, si ritiene che non ci sia un significativo aumento di fabbisogno rispetto alle donne in normale stato fisiologico.
  • L’apporto di ferro nei vegetariani deve essere controllato in base al tipo di dieta seguita (comprendente o meno uova e latte); normalmente una dieta vegetariana variata e controllata può essere, relativamente al ferro, equivalente ad una alimentazione onnivora per un incremento dell’assorbimento operato presumibilmente dall’acido citrico nel contesto di una dieta ricca di verdura fresca e frutta. Lo stato marziale della madre andrà però preventivamente accertato, tenendo anche conto degli altri deficit secondari che nelle vegetariane assolute (vegans) possono essere presenti (in primo luogo zinco, Vitamina D e Vitamina B 12).

Zinco e Rame

  • L’assunzione di ferro può ridurre la biodisponibilità di zinco e rame; in caso di supplementazione è quindi consigliabile associare al ferro un apporto di zinco e di rame. In tutti gli integratori studiati per la gravidanza (ma anche in quelli più comuni) i tre minerali sono comunque presenti in associazione.

Calcio

  • Grazie all’aumentata efficienza nell’assorbimento del calcio durante la gravidanza e l’allattamento, l’apporto dietetico di questo minerale potrebbe non discostarsi molto da quello delle donne coetanee in normali condizioni fisiologiche. Vista però la necessità di trasferire calcio al feto, sia durante la gravidanza che con il latte durante l’allattamento, è opportuno suggerire alla donna un aumento di assunzione attraverso prodotti lattiero caseari o con l’uso di integratori.
  • Ci sono inoltre evidenze che indicano come un’integrazione di calcio e vitamina D possa essere particolarmente utile, in alcune fasce della popolazione: donne poco esposte al sole e donne che non consumano prodotti lattiero-caseari (allergiche, intolleranti o vegetariane vegan).
  • La gestante ha bisogno di 1200 mg di calcio al giorno.
  • Le fonti migliori di calcio sono I prodotti caseari in quanto forniscono anche vitamina D, proteine ad alto valore biologico ed altri minerali (da considerare anche le acqua ricche di calcio).
  • L’assunzione di calcio deve essere associata in ugual misura a quella di fosforo.

Vitamina B12

  • L’apporto di questa vitamina è critico per le donne che seguono una dieta vegetariana che escluda tutti gli alimenti di origine animale (vegetariani vegan). In questi casi si deve consigliare il consumo di alimenti arricchiti o integratori alimentari idonei.

Vitamina B6 e B1

  • Svolgono un ruolo fondamentale nel metabolismo proteico, il loro fabbisogno aumenta a 1,3 milligrammi la prima ed a 2,2 microgrammi la seconda.

Vitamina A

  • Contenuta in frutta e verdura dai colori intensi (colori molto scuri e tutte le gradazioni dal rosso al giallo). ‏
  • In genere un adeguato apporto di questi alimenti è sufficiente a coprire gli aumentati fabbisogni.

Acidi grassi polinsaturi della serie n-3 (Omega-3)

  • È stato evidenziato che i bambini nati da madri vegetariane-vegan hanno un livello di acido docosaesaenoico (DHA) plasmatico inferiore a quello dei figli di madri onnivore: il significato di questa differenza non è chiaro. Alla luce delle evidenze scientifiche secondo cui DHA sarebbe coinvolto nella maturazione cerebrale ed oculare, una supplementazione in questa categoria di donne parrebbe consigliabile.
  • Le donne vegan dovrebbero quindi consumare alimenti ricchi di DHA. L’uso di microalghe potrebbe costituire una interessante fonte di DHA; va però ricordato che se le alghe sono di origine marina potrebbero contenere elevati/eccessivi tenori di iodio (oltre che essere portatrici di metalli pesanti).
  • Non si consigliano supplementazioni di EPA + DHA in gravidanza per i possibili effetti competitivi dell’EPA nei confronti dell’acido arachidonico, che nella fase fetale è fondamentale per i processi di crescita.
  • Inoltre gli effetti benefici di livelli più elevati di DHA nella dieta della gravida e della nutrice sono stati dimostrati da uno dei pochi trial clinici randomizzati di elevata qualità pubblicati di recente (Helland IB, Pediatrics 2003, 111:e39).
  • Poiché il fumo di sigaretta abbassa i livelli di DHA nel latte delle fumatrici, forse per inibita sintesi (Agostoni C, EJCN 2003, 57:1466; Marangoni F, Lipids 2004, 39:633), la supplementazione va in particolare consigliata nelle fumatrici, sia che abbiano smesso o soprattutto che abbiano continuato tale abitudine durante la gravidanza.

Iodio

  • L’aumento del metabolismo basale nel corso della gravidanza comportano aumentati fabbisogni di iodio.
  • Sale iodato ogni giorno, pesce di mare, crostacei e molluschi con frequenza.

Sodio

  • La restrizione di sodio è indicata solo in gravidanza a rischio (ipertensione, ritenzione idrica con edemi, gestosi).

 

INTEGRATORI MULTIVITAMINICI E MULTIMINERALI IN GRAVIDANZA

Sebbene, come si è detto in precedenza, una dieta idonea copra in gran parte il fabbisogno di nutrienti necessari per la gravidanza e l’allattamento, tuttavia una integrazione vitaminica o minerale può essere contemplata nelle seguenti condizioni:

  • Donne fumatrici o alcoliste
  • Donne che consumano diete vegetariane o non vegetariane ma sbilanciate
  • Gravidanze gemellari

L’uso di integrazioni alimentari deve comunque essere fatto con cautela e va preferibilmente deciso insieme al Biologo Nutrizionista, perché anche nutrienti apparentemente privi di rischi possono, a dosi elevate o inadeguate, essere pericolosi (ben noto è il caso degli effetti teratogeni di un eccesso di vitamina A in gravidanza).

 

INTEGRATORI CON INGREDIENTI A BASE VEGETALE IN GRAVIDANZA

Il consumo di integratori a base di piante o contenenti principi attivi vegetali andrebbe concordato con il Nutrizionista, considerato che ingredienti a base vegetale possono essere controindicati in gravidanza ed allattamento.

 

CAFFEINA ED ALCOOL IN GRAVIDANZA

Sia la caffeina che l’alcool attraversano la placenta, per cui in dose eccessiva possono provocare danni al feto. Anche se non ci sono molti studi da cui far derivare il livello massimo di alcool da consumare, in gravidanza si consiglia l’astensione dal consumo di qualsiasi bevanda alcolica.

Per quanto riguarda la caffeina non andrebbe superata la dose di 300 mg/die. Va ricordato che, oltre che nel caffè, la caffeina è contenuta nel tè, nella cola ed in altre bevande.

 

DOLCIFICANTI IN GRAVIDANZA

La Food and Drug Administration (FDA) ha recentemente approvato l’uso in gravidanza dell’aspartame (a meno che non ci sia il rischi di fenilchetonuria), della saccarina, dell’acesulfame e del sucralosio in moderate quantità.

Per i dolcificanti naturali quali fruttosio o polialcoli va ricordato l’effetto lassativo di questi ultimi ed il fatto che devono essere considerati nella stima del consumo energetico giornaliero.

DIABETE GESTAZIONALE

Quando una donna entra nel periodo gestazionale subisce un gran numero di modificazioni a livello corporeo. Una delle più importanti è un aumento della Resistenza all’Insulina, ormone anabolico per eccellenza. Questo evento, entro certi limiti, ha un ruolo positivo per il corretto accrescimento dei tessuti materni e fetali.

Può succedere certe volte che la Resistenza all’Insulina conduca ad una forma di diabete definito Gestazionale: “Ridotta tolleranza al glucosio di severità variabile, con primo riconoscimento durante la gravidanza”.

La presenza di diabete mellito gestionale aumenta il rischio di macrosomia e lo sviluppo di diabete di tipo 2 negli anni successivi. Si associa inoltre ad un aumentato rischio di morbilità del feto del neonato. Il passaggio transplacentare di glucosio determina

  • iperglicemia fetale
  • iperinsulinemia compensatoria
  • macrosomia
  • ipoglicemia neonatale dopo resezione del cordone ombelicale.

Gli obiettivi glicemici da raggiungere durante la gravidanza in donne con diabete gestazionale o pre-gestazionale (tipo 1 o tipo 2) sono i seguenti:

  • < 95 mg/dl a digiuno;
  • < 140 mg/dl un’ora dopo i pasti;
  • < 120 mg/dl due ore dopo i pasti.

Le donne con diabete mellito gestionale presentano elevate concentrazioni di trigliceridi e valori più bassi di colesterolo HDL rispetto alle gravide normotolleranti. Gli acidi grassi, derivati dai trigliceridi, attraversando la placenta possono contribuire alla macrosomia.

Pianificazione della dieta nel diabete mellito gestionale

Il trattamento dietetico nelle gravide diabetiche deve essere pianificato e personalizzato.

ADA e EASD suggeriscono di tenere in conto diversi fattori, culturali, educativi, economici, legati all’attività lavorativa, all’eventuale attività fisica della paziente che possono influenzare l’adesione allo schema alimentare, che deve essere adeguato il più possibile alle necessità di ciascuna paziente.

Le gravide con diabete pre-gestazionale meritano una considerazione a parte in quanto il trattamento dietetico dovrà essere pianificato e personalizzato già prima della gravidanza, nel contesto della programmazione della stessa.

 

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