NUTRIZIONE E CHIRURGIA

Non è possibile generalizzare un tipo unico di dieta per i diversi tipi di interventi chirurgici a cui si può essere sottoposti. In linea di massima, le operazioni chirurgiche che non coinvolgono l’addome ed il tratto digestivo non richiedono alimentazioni particolari, al di là del fatto che vanno evitati i cibi elaborati e di difficoltosa digestione (in quanto sottraggono per tempi più lunghi del dovuto sangue alla circolazione generale). Viceversa, gli interventi che coinvolgono l’apparato digerente comportano delle difficoltà più o meno accentuate a seconda del livello a cui si è operato, del tipo di intervento effettuato, della minore o maggior resezione di organi, dello stato di nutrizione pre-operatoria.

Proverò ad accennare ad alcuni tipologie di intervento chirurgico ed alla alimentazione ad essi connessa:

Nutrizione e chirurgia

RESEZIONE PANCREATICA

La chirurgia del pancreas si effettua principalmente in casi di tumore o di pancreatite. Le tipologie di intervento che vengono eseguite vanno a rimuovere parte del pancreas o la totalità della ghiandola.

Consigli alimentari

Nel caso di operazione al pancreas, in particolare nel caso di pancreasectomia totale, si ha la perdita parziale o totale della produzione di insulina e degli enzimi necessari alla digestione. Per questi motivi la dieta che si consiglia ai pazienti operati è quella per diabetici, con il supplemento di enzimi digestivi e di insulina.

Un secondo problema derivante dall’intervento è il malassorbimento, che col tempo però si stabilizza. Nei primi giorni dopo l’operazione si procederà con un’alimentazione liquida, finché l’intestino ricomincerà la sua normale attività.

Una volta ripresa l’alimentazione si possono avere delle difficoltà digestive per un periodo che va dalle 2 alle 4 settimane. Dopo i pasti è possibile che ci siano dei fenomeni di nausea o vomito che col tempo si attenueranno fino a scomparire. All’inizio è raccomandato, per un determinato periodo, un introito proteico leggermente maggiore del normale, questo per recuperare la perdita di peso conseguente al ricovero ed evitare la perdita di massa magra. L’assunzione di grassi invece deve essere minore delle normali indicazioni, perché la mancata secrezione delle lipasi pancreatiche (enzimi atti alla digestione dei grassi) porta a difficoltà digestive con possibile steatorrea.

Alcuni consigli utili possono essere:

  • fare 5-6 pasti al giorno di piccole dimensioni;
  • preferire gli alimenti che più fanno gola, soprattutto nel primo periodo dopo la dimissione dall’ospedale per favorire l’appetito che risulterà scarso;
  • bere molto durante l’arco della giornata (circa 8 bicchieri);
  • mangiare tutti i gruppi alimentari, magari aiutarsi con la piramide alimentare;
  • i pasti devono essere ben bilanciati e le calorie consigliate dovrebbero essere mangiate ogni giorno in modo da evitare la perdita di peso. Se non si riesce, aiutarsi con dei supplementi nutrizionali enterali e degli integratori vitaminici;
  • nella dieta è fondamentale la presenza di fibre, quindi non devono mai mancare la verdura, la frutta e arricchire l’alimentazione con cibi integrali (es. riso, pasta, fette biscottate integrali, ecc.);
  • data la difficoltà nella digestione dei grassi, soprattutto nel primo periodo post intervento, si consiglia di seguire una dieta povera di lipidi, le quantità verranno poi aumentate a seconda dello stato del paziente fino ad un corretto bilanciamento nell’alimentazione;
  • limitare fortemente i cibi trattati, quelli conservati sott’olio, le salse, i salumi, i dolci di pasticceria, tutti gli alimenti grassi ed evitare le fritture;
  • ridurre il consumo di zuccheri raffinati;
  • abolire il fumo, rallenta il processo di guarigione;
  • camminare il più possibile, inizialmente seguire percorsi brevi aumentando di volta in volta la distanza percorsa.

 

RESEZIONE GASTRICA

La chirurgia gastrica viene eseguita come terapia per alcune patologie dello stomaco. Gli interventi possono essere distinti a seconda della malattia di base:

Malattia ulcerosa:

  • resezione gastrica
  • intervento di Billroth I o gastro-duodeno-anastomosi
  • intervento di Billroth II o gastro-digiuno-anastomosi

Malattia neoplastica:

  • gastrectomia totale
  • gastrectomia subtotale
  • resezione polare superiore

Obesità grave:

  • bendaggio gastrico
  • resezione gastrica verticale
  • bypass gastrico-intestinale

Consigli alimentari

Nel decorso post operatorio il 30% dei pazienti presenta problemi relativi all’alimentazione. Queste complicanze dipendono dal fatto che dopo la gastrectomia la maggior parte del cibo viene decomposta nell’intestino tenue anziché nello stomaco, il che può provocare:

  • sindrome da svuotamento o sindrome da transito accelerato (dumpyng sindrome), che porta ad un passaggio troppo veloce del cibo nel piccolo intestino, causando una diminuzione dell’assorbimento di zuccheri;
  • sensazione di ripienezza anche dopo aver mangiato piccole quantità di cibo, il che può indurre il paziente ad alimentarsi meno portandolo ad uno stato di malnutrizione;
  • difficoltà nella digestione di pasti “abbondanti”.

Per superare i disagi alimentari post operatori vengono di seguito riportati alcuni consigli nutrizionali:

  • frazionare i pasti in almeno 6 al giorno e mangiare piccole quantità di cibo (spuntini);
  • cercare di mangiare alimenti a più alto valore nutritivo;
  • cercare di mangiare sempre alla stessa ora per dare all’organismo un ritmo alimentare costante e regolare;
  • masticare a lungo e lentamente per facilitare la digestione;
  • evitare di coricarsi nelle due ore successive al pasto;
  • mantenere una postura eretta mentre si mangia per favorire il transito alimentare;
  • limitare il consumo di cibi liquidi che danno un senso di sazietà precoce a discapito del nutrimento;
  • non bere durante il pasto;
  • evitare le bibite gassate e limitare tè, caffè in favore di bevande più nutrienti, ad esempio succhi di frutta non zuccherati;
  • bere latte in piccole quantità perché può dare gonfiore di stomaco;
  • assumere alimenti ricchi di fibra (come pane, riso o pasta integrali, legumi, cavoli…) inizialmente in piccole quantità, aumentabili a seconda dello stato del paziente;
  • limitare l’assunzione di zuccheri semplici (come zucchero, marmellata, miele, bevande zuccherate, ecc.) in quanto vengono assorbiti molto velocemente creando effetti collaterali. Si devono preferire carboidrati complessi presenti nel pane, nelle fette biscottate, nei cracker, ecc.;
  • mangiare cibi ricchi di proteine e grassi per sostituire le calorie derivanti dai cibi zuccherati che sono sconsigliati (ad esempio aggiungere grana alle frittate o al purè);
  • assumere con moderazione i prodotti caseari in quanto non sempre ben tollerati;
  • evitare cibi troppo caldi o troppo freddi;
  • tener nota degli alimenti che determinano disturbi, anche attraverso un diario alimentare e poi eventualmente escluderli dalla dieta;
  • mantenere un equilibrato apporto nutrizionale (carboidrati, lipidi, proteine, vitamine e sali minerali).

 

TRAPIANTO DI FEGATO

Il trapianto di fegato consiste nella sostituzione di un fegato ammalato con uno sano proveniente da un donatore che può essere sia vivente che deceduto. Le principali cause di trapianto sono le malattie croniche che producono un malfunzionamento irreversibile del fegato, tra queste si ricordano: le epatiti virali; le epatiti autoimmuni; le epatiti alcoliche; le insufficienze epatiche acute; le malattie metaboliche; le neoplasie epatiche; la cirrosi epatica.

Consigli alimentari

Prima del trapianto: se viene rilevato uno stato di malnutrizione è importante che il paziente sia adeguatamente trattato al fine di prevenire possibili complicanze dopo il trapianto, come il rischio di infezioni, e per migliorare l’esito e il recupero postoperatorio. È quindi necessario migliorare il più possibile il metabolismo epatico, la funzione muscolare e lo stato immunologico. Per fare ciò il candidato viene sottoposto ad alcuni accorgimenti dietetici volti a diminuire la carenza di vitamine e minerali, aumentare l’apporto di proteine, fornire un supplemento di calcio in caso di osteopenia, monitorare l’assunzione di cibo per evitare carenze nell’apporto calorico.

Dopo il trapianto: dopo circa 12 ore dall’intervento, il paziente viene nutrito per via enterale, attraverso un tubo passante per il naso che immette i nutrienti direttamente all’interno dello stomaco. Solitamente il paziente potrà riprendere a mangiare normalmente il secondo o il terzo giorno dopo l’intervento. All’inizio verranno assunti cibi liquidi e, successivamente, riprenderà una dieta solida completa, ipercalorica e iperproteica.

Il paziente trapiantato va incontro a una rapida perdita di peso e ha, quindi, bisogno di un maggiore apporto di proteine ed energia. Per contrastare la perdita di peso è importante che assuma il 120-130% della spesa energetica basale. Spesso il paziente sottoposto a trapianto può ricevere bevande proteiche e glucosio; inoltre, è incoraggiato al consumo dei suoi cibi preferiti. In caso di insufficiente apporto calorico durante il giorno, può essere necessario un supplemento nutrizionale per via enterale nelle ore notturne.

Nei tre mesi successivi si devono evitare i cibi ad alta carica batterica, come ad esempio gli alimenti non ben cotti, la carne e il pesce crudo, le uova, gli insaccati (ad esempio salame e prosciutto crudo) e il latte non pastorizzato.

Non esiste in realtà una dieta specifica per chi ha subito un trapianto, l’importante è tenere un’alimentazione sana, equilibrata e molto varia con un adeguato apporto di verdura e frutta. Quando si è raggiunto un peso di circa 5 kg inferiore al peso ideale, occorre ridurre l’apporto calorico per evitare, nei mesi immediatamente successivi al trapianto, un aumento eccessivo di peso.

Bisogna prestare attenzione ai livelli ematici di colesterolo, infatti l’ipercolesterolemia, fattore di rischio per malattie cardiovascolari, si presenta spesso nei pazienti sottoposti a trapianto. Pertanto è importante seguire una dieta con un ridotto apporto di grassi.

La terapia immunosoppressiva può aumentare la sensibilità alle infezioni da parte di alcuni microrganismi patogeni, come Listeria Monocytogenes, che può essere presente in carne e pesce crudi e formaggi molli, e Vibrio Vulnificans, presente soprattutto nei molluschi di mare crudi. È importante, quindi, evitare il consumo di carne e pesce crudi e chiedere informazioni al proprio Nutrizionista per evitare di incorrere in tali infezioni.

Anche l’esercizio fisico regolare è importante per un adeguato controllo del peso e per difendersi dall’insorgenza di altre patologie connesse con uno stato nutrizionale alterato. Infatti, in seguito al trapianto, possono insorgere iperlipidemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia e riduzione della densità ossea.

Per il resto non ci sono dei vincoli particolari, alcune buone norme vengono comunque elencate di seguito:

  • consumare pasti regolari;
  • preferire i cibi contenenti fibra come pasta, riso e pane integrale, frutta, verdura, legumi e cereali;
  • ridurre i cibi grassi come fritti, insaccati, alimenti “già pronti”, salse, ecc., preferendo i cibi poco conditi, cotti alla griglia, al forno o lessi;
  • evitare gli zuccheri raffinati contenuti nei dolci, nelle bevande gassate o zuccherate, per preferire gli spuntini a base di frutta fresca di stagione;
  • bere molto, almeno 2 litri di acqua al giorno (si dovrebbe bere 1 ml/Kcal oppure 35 mL/Kg di peso);
  • evitare gli alimenti crudi;
  • lavare con attenzione la frutta e la verdura;
  • evitare il latte e i formaggi non pastorizzati;
  • eliminare il consumo di tutti gli alcolici;
  • evitare di consumare snack tra i pasti, se necessario cercare di consumare cibi ad alto contenuto di fibre o verdure;
  • l’attività fisica deve essere eseguita con moderazione e gradualmente, evitando soprattutto per i primi due mesi dopo la dimissione dall’ospedale sforzi come il sollevare borse della spesa che pesino più di 5-6 kg oppure tutte quelle attività che affaticano i muscoli addominali. Dopo 2-3 mesi si può tornare alle normali attività come lavoro o scuola.

 

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