NUTRIZIONE NEL MALATO ONCOLOGICO

La prima netta distinzione che è utile fare nell’approcciarsi al tema della Nutrizione e Cancro è quella di distinguere tra prevenzione primaria, cioè le regole da seguire per evitare di ammalarsi di cancro, e l’intervento sul paziente che ha già in atto la malattia (o ha una forte “familiarità” genetica), spesso sottoposto a più trattamenti, chemioterapici, radioterapici, con pregressi interventi chirurgici invasivi e estremamente debilitanti.

 

PREVENZIONE PRIMARIA

Basandosi sulla revisione sistematica della letteratura il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, stima che un terzo dei tumori più comuni, potrebbe essere evitato attraverso la dieta, l’attività fisica e il controllo del peso corporeo.

Nel 2007 il World Cancer Research Fund (WCRF) e la IARC, hanno concluso un’opera ciclopica di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori e hanno stilato una serie di regole per promuovere la prevenzione primaria del cancro.

  1. Mantenersi snelli per tutta la vita. La correlazione tra obesità e malattie croniche (come malattie cardiovascolari, diabete e cancro) è ormai accertata. Le maggiori cause di sovrappeso e obesità sono le scorrette abitudini alimentari e la sedentarietà. Mantenersi nell’intervallo del normopeso può essere uno dei migliori comportamenti in grado di prevenire il cancro. È importante mantenersi normopeso per l’intera durata della vita: essere sovrappeso durante l’infanzia e l’adolescenza aumenta le probabilità di essere un futuro adulto obeso.
  2. Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. In pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però, sarà utile prolungare l’esercizio fisico fino ad un’ora o praticare uno sport o un lavoro più impegnativo. L’uso dell’auto per gli spostamenti e il tempo passato a guardare la televisione sono i principali fattori che favoriscono la sedentarietà nelle popolazioni urbane.
  3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Sono generalmente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food. Si noti la differenza fra “limitare” ed “evitare”. Se occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l’uso di bevande gassate e zuccherate è invece da evitare, anche perché forniscono abbondanti calorie senza aumentare il senso di sazietà.
  4. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta. Sommando verdure e frutta sono raccomandate almeno cinque porzioni al giorno (per circa 600g) i cereali devono essere integrali. In generale frutta e verdura, essendo ricche di acqua e fibra, hanno un apporto calorico basso e, soprattutto quando consumate con varietà, rappresentano un’importante fonte di vitamine, sali minerali e altre molecole benefiche chiamate fitocomposti. I legumi sono una buona fonte proteica e i cereali integrali contribuiscono all’apporto di fibra nella dieta. La frutta secca e i semi oleosi sono veri e propri concentrati di micronutrienti e grassi salutari, benefici per il sistema cardiovascolare, mentre le erbe aromatiche e le spezie sono utili per arricchire la dieta di sapori naturali e vitamine e sali minerali. Consumando principalmente alimenti di origine vegetale è possibile ridurre il rischio di cancro ma anche di sovrappeso e obesità, strettamente correlati con la salute.
  5. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate. Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine e bovine, compreso il vitello. Non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana. Si noti la differenza fra il termine di “limitare” (per le carni rosse) e di “evitare” (per le carni conservate, comprendenti ogni forma di carni in scatola, salumi, prosciutti, wurstel), per le quali non si può dire che vi sia un limite al di sotto del quale probabilmente non vi sia rischio.
  6. Limitare il consumo di bevande alcoliche. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore.
  7. Limitare il consumo di sale (non più di 5 g al giorno) e di cibi conservati sotto sale. Evitare cibi contaminati da muffe (in particolare cereali e legumi). Assicurarsi quindi del buon stato di conservazione dei cereali e dei legumi che si acquistano, ed evitare di conservarli in ambienti caldi ed umidi.
  8. Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Di qui l’importanza della varietà. L’assunzione di supplementi alimentari (vitamine o minerali) per la prevenzione del cancro è invece sconsigliata. Consumare integratori alimentari per prevenire le patologie croniche, tra cui i tumori, può avere effetti negativi per la salute. Aumentare la varietà della dieta è invece un ottimo metodo per mantenere l’organismo in salute e prevenire i tumori. Le vitamine, i sali minerali e gli altri composti vanno presi in considerazione come parte integrante degli alimenti che li contengono. Le evidenze scientifiche rafforzano questo concetto dichiarando che la migliore forma di nutrimento è rappresentata dagli alimenti e non dai supplementi. Nella ricerca in campo oncologico ci sono stati casi in cui specifiche integrazioni in persone ad alto rischio hanno avuto un ruolo positivo nella prevenzione di alcuni tipi di tumore: questi risultati non sono utili da applicare alla popolazione sana perché i livelli di integrazione possono essere diversi da caso a caso e un eccesso può causare effetti collaterali anche gravi. Per questo motivo non è prudente raccomandare il consumo di supplementi e integratori alimentari per la prevenzione oncologica.
  9. Allattare i bambini al seno per almeno sei mesi. Le evidenze (non soltanto in campo oncologico) mostrano che il migliore alimento per i neonati fino a sei mesi è il latte materno. L’allattamento al seno esclusivo fino a sei mesi può essere protettivo tanto per la madre quanto per il bambino. Per la donna, l’allattamento al seno protegge dall’insorgenza del tumore del seno a tutte le età. Sono presenti, anche se limitate, evidenze che l’allattamento al seno protegga dall’insorgenza del tumore ovarico. Per i neonati ci sono probabili evidenze che l’allattamento per almeno 6 mesi sia in grado di prevenire il sovrappeso e l’obesità e le patologie correlate. Ricordiamo che un bambino in sovrappeso ha più probabilità di diventare un adulto obeso rispetto a un bambino normopeso. Esiste una serie di effetti benefici legati all’allattamento al seno come la protezione da infezioni durante l’infanzia e lo sviluppo del sistema immunitario del bambino.
  10. Le raccomandazioni per la prevenzione oncologica valgono anche per chi ha già avuto casi di tumore. Una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdure di diverso colore e qualità, di cereali integrali e legumi e povera di carne rossa, in particolare salumi e insaccati, è in grado non solo di prevenire l’insorgenza di cancro ma anche di tenere sotto controllo la crescita tumorale in diversi stadi della malattia.  È inoltre riconosciuto che uno stile alimentare di questo tipo può fornire all’organismo vitamine, sali minerali e altri composti benefici che difendono l’organismo dal cancro e da altre patologie croniche. Negli ultimi anni è stato confermato che il controllo del peso corporeo ha un ruolo cruciale per le persone che hanno vissuto una storia di cancro. Sembra che mantenere il peso nella norma (nella scala dell’IMC tra 18.5 e 24.9) sia in grado di stabilizzare l’assetto metabolico dell’organismo e scoraggiare la crescita tumorale. Allo stesso tempo, una situazione di sovrappeso o obesità causa una serie di stress all’organismo che, in alcuni casi, sembra favorire la crescita del cancro. Anche l’attività fisica è importante per chi ha avuto un tumore perché contribuisce a dare forza all’organismo e al sistema immunitario, oltre che aiutare a mantenere il peso nella norma.
  11. NON FARE USO DI TABACCO

Ulteriori Raccomandazioni per la prevenzione primaria del cancro, utilizzabili come altro punto di partenza, le puoi trovare a questo link del American Cancer Society:

https://www.cancer.org/healthy/eat-healthy-get-active/acs-guidelines-nutrition-physical-activity-cancer-prevention.html

DA RICORDARE

  • Attraverso la modifica dello stile di vita e delle abitudini alimentari è possibile ridurre di circa il 30% l’incidenza di numerose neoplasie.
  • Una dieta che privilegia gli alimenti di origine vegetale possiede un effetto protettivo nei riguardi di numerose forme tumorali, tuttavia restano ancora da chiarire in maniera definitiva e coerente gli effetti che i diversi pattern riferibili al regime alimentare vegetariano possono evocare sul rischio oncologico.
  • Nessuna pubblicazione scientifica sull’uomo ha documentato un vantaggio sull’outcome della patologia oncologica, né tanto meno una riduzione della mortalità per cancro ascrivibile all’adozione di un qualsiasi tipo di regime vegetariano.
  • Sono necessari ulteriori studi con un’ampia numerosità di popolazione e un follow-up di lungo termine che forniscano ulteriori elementi per una comprensione nitida, univoca e scientificamente ortodossa dei reali rapporti fra vegetarianismo e lo sviluppo di tumori.
  • La Restrizione Calorica, senza malnutrizione, è il più potente intervento nutrizionale che è stato ampiamente dimostrato avere un effetto positivo sulla vita media (allungandola) riducendo le classiche malattie legate all’invecchiamento.

 

GESTIONE NUTRIZIONALE DEL PAZIENTE CON CANCRO

Nei confronti del paziente oncologico possiamo distinguere, macroscopicamente, due approcci nutrizionali, potenzialmente sovrapponibili, nel senso che non si escludono a vicenda:

  1. Dietetica Classica: tende a correggere l’eventuale presenza di uno stato di malnutrizione del paziente che, a seconda dello stadio della malattia, può essere più o meno grave, influendo negativamente sulle terapie (radio-chemioterapiche e/o chirurgiche); interviene prima, durante, e dopo i cicli radio-chemioterapici;
  2. Dietetica molecolare: è un approccio nutrizionale che, guardando essenzialmente ai meccanismi cellulari e molecolari alla base dalla malattia, cerca di contrastarli, o limitarli, attivando e disattivando specifiche vie metaboliche alla base della malattia. Interviene essenzialmente durante i giorni della terapia. Ci sono versioni che estendono il metodo anche alle fasi tra le terapie.

 

DIETETICA CLASSICA

Storia naturale del paziente oncologico

Nella storia naturale della malattia neoplastica compare frequentemente un’alterazione dello stato di nutrizione.  Una malnutrizione, difficilmente reversibile, soprattutto con interventi nutrizionali non appropriati e tardivi: “cachessia neoplastica”. Essa è caratterizzata da perdita di massa muscolare, con o senza perdita di massa grassa, associata ad anoressia, flogosi, insulino-resistenza perdita di massa muscolare; inoltre, caratterizzata, nell’adulto, da perdita di peso (corretto per la ritenzione idrica) e nel bambino da deficit di crescita (escludendo problematiche endocrine). Inoltre, si ha riduzione della forza all’hand grip (dinamometria), affaticamento, e anomalie biochimiche come anemia, ipoalbuminemia e aumento della PCR.

La storia naturale del paziente con tumore prevede una serie di tappe:

Da uno stato di “normalità” si passa a una fase di “precachessia”, caratterizzata da un’iniziale perdita di peso e, successivamente, a una fase di “cachessia conclamata” caratterizzata dalla comparsa dell’anoressia e della sindrome infiammatoria sistemica, fino alla “cachessia avanzata”, in cui la perdita di peso diventa molto importante, la massa grassa scompare totalmente ed è presente importante immunodeficienza. Tale stato prelude al decesso del paziente che si verifica, abitualmente, in un breve lasso di tempo.

La malnutrizione oncologica è prevenibile e reversibile a patto che l’intervento nutrizionale sia il più tempestivo possibile, divenendo parte integrante delle cure oncologiche, in quanto personalizzato, dinamico, e finalizzato a prevenire o a correggere la perdita di peso e la malnutrizione. Prevenire la perdita di peso riduce la tossicità indotta dalla radio-chemioterapia, migliora la sensibilità delle cellule tumorali al trattamento antineoplastico, rinforza le difese dell’organismo, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri, previene le complicanze post-operatorie e la depressione. Tutto questo ha un impatto positivo sulla qualità della vita, consentendo di prevenire la perdita di forza fisica e la debolezza che ne può derivare.

Il tipo di intervento messo in atto per ottenere questi obiettivi dipende dalla fase della malattia e dal tipo di trattamento prescritto dall’oncologo, e a seconda dei casi può prevedere un’adeguata dieta alimentare, la somministrazione di supplementi nutrizionali orali o integratori per bocca o, se queste misure risultano insufficienti o inefficaci, si può ricorrere alla nutrizione enterale o parenterale in ospedale o a domicilio.

In alcuni casi, però le terapie antitumorali possono determinare un aumento di peso. Questo è particolarmente frequente nelle donne con tumore al seno, le quali vanno molto spesso incontro a sovrappeso o obesità anche a poca distanza dall’inizio della terapia adiuvante o negli anni successivi. Il sovrappeso rappresenta un fattore prognostico sfavorevole per il tumore della mammella, aumentando sia il rischio di un primo tumore che quello di recidiva dopo terapia. Sovrappeso e obesità, inoltre, aumentano il rischio di diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Quindi, il mantenimento del proprio peso forma riveste grande importanza nei malati di cancro, perché sia la perdita che l’aumento di peso involontaria, anche se con meccanismi diversi, influenzano negativamente la capacità di ripresa dell’organismo dopo le terapie antitumorali.

 

Ruolo della dieta e del Biologo Nutrizionista

Da qualche anno sono sempre più numerose pubblicazioni scientifiche di alto livello che conferiscono dignità alla terapia alimentare come qualcosa di “adiuvante”, al pari della chemioterapia e/o della radioterapia (Nutrition intervention in cancer, Med Clin North Am 2016, Nov; 100 (6):1329-1340). La dieta, intesa come manipolazione nutrizionale, diventa un’arma potentissima per andare a interferire coi meccanismi di segnale nella malattia neoplastica. All’interno di un percorso Radio/Chemioterapico l’alimentazione, ed il ruolo del Biologo Nutrizionista, è fondamentale per permettere al paziente malato di poter in qualche modo sostenere le invasive terapie senza fare pause (alla base spesso degli insuccessi delle terapie) e con meno effetti collaterali, anzi, spesso, potenziandone l’azione farmacologica (Clin Nutr. 2016 Oct;35(5):1188-95).

In questo campo, da decenni ormai, si è detto tutto ed il contrario di tutto.

Una metanalisi (Ottobre 2016), studio di coorte estremante ampio (850.000 soggetti coinvolti), ha messo in relazione vari tipi di dieta (in special modo a base vegetale) con il rischio di cancro alla prostata, al seno, al colonretto (i cosiddetti “big killer”) arrivando alla conclusione che esiste una scarsa o nessuna associazione tra un tipo particolare di dieta e un maggior/minor rischio per quelle specifiche neoplasie (J Hum Nutr Diet  30, 349–359).

Questo importantissimo studio (ripeto, non è uno studio “osservazionale” alla Prof. Berrino, ma un’enorme studio di coorte, una metanalisi ai vertici della “Gerarchia dell’Evidenza scientifica”) conferma quello che già da tempo si andava dicendo, e cioè: LA DIETA NEL CANCRO NON HA NOME. La dieta nel cancro NON è:

  • Mediterranea
  • Vegetariana
  • Vegana
  • Crudista
  • Paleo
  • VLCD
  • Low fat

MA può essere tutte queste diete insieme ove la situazione lo richieda. La dieta, in questo tipo di paziente, va modulata in base alla giornata, in base al disturbo, in base al chemioterapico, in base all’immunofenotipo e ai recettori della neoplasia, in base alla cultura e al sociale del paziente. Trascende quindi qualsiasi tipo di categorizzazione, e, per utilizzare un motto, si può affermare che: “tutte le diete vanno bene per qualcuno ma nessuna dieta va bene per tutti”.

Il ruolo del Biologo Nutrizionista

  • Prevenire e trattare la malnutrizione;
  • Prevenire e trattare il danno alle mucose (vomito, diarrea, sangue, etc.);
  • Prevenire e trattare la piastrinopenia, la leucopenia, l’anemia (ciò che fa in genere sospende la farmaco-terapia);
  • Gestire i disturbi gastrointestinali;
  • Potenziare l’effetto della chemioterapia.

 

Ma, in definitiva, quale deve essere l’approccio alimentare nei confronti del paziente oncologico?

È bene sapere che la chemioterapia e la radioterapia possono causare infiammazioni al cavo orale e al tubo digerente, compromettendo la funzionalità digestiva e, a volte, anche la possibilità di alimentazione per via orale.

I criteri alimentari da seguire si possono articolare in queste tre fasi:

  1. prima dell’inizio della chemioterapia per preparare l’organismo, in particolare l’intestino;
  2. durante la chemioterapia per prevenire e/o contenere gli effetti collaterali (mucositi, nausea, vomito);
  3. alla fine della chemioterapia, per assicurare un sufficiente apporto nutritivo e per prevenire l’aumento di peso.

 

PRIMA DELLA CURA

  • Una persona malata può essere molto debole, soffrire di depressione, avere dolori vari non ben controllati, avere nausea o vomito, tutte situazioni che tolgono la voglia di mangiare.
  • In generale, occorre fare il possibile per seguire una dieta bilanciata al fine di: recuperare le forze; affrontare meglio le terapie; ottimizzare l’effetto dei farmaci; combattere le infezioni; far funzionare al meglio il sistema immunitario.
  • La dieta, inoltre, in questa fase, deve aiutare in particolare l’intestino, a prepararsi a ricevere la chemioterapia. Dunque gli alimenti vanno scelti in funzione della loro azione protettiva contro possibili disturbi intestinali, squilibri metabolici e ormonali.
  • Prevenire la stitichezza, introducendo da subito, per abituarsi, cibi integrali (pane, riso) e verdure, tutti da masticare accuratamente. In caso di colite, o durante la chemio, evitarli.
  • Colazione, esempi: yogurt greco bianco intero; kefir d’acqua o di latte; latte di mandorle, di riso o di avena (per abituarsi al gusto è consigliabile mescolarlo con il muesli o con i fiocchi di cereali), un cucchiaino di semi (sesamo, zucca, girasole, canapa), miele, frutta fresca e secca, fette biscottate; pane integrale, marmellate senza zucchero. Eviterei prodotti a base di soia e il latte vaccino.
  • Pranzo, esempi:può essere indicata una zuppa di verdura, o una insalata da variare ogni giorno, a cui fare seguire una pasta o un riso integrale (prima in ammollo per 12 h, poi stracotto), utili a fornire gli zuccheri che verranno bruciati nell’arco della giornata, conditi con delle verdure. Oppure si può iniziare con una zuppa di miso, e far seguire con pseudocereali, come grano saraceno e quinoa;
  • Cena, esempi: È bene scegliere fra un piatto di cereali (grano integrale, farro, miglio, orzo) e legumi integrali (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave, azuki) oppure pesce azzurro. Uova o carne, preferibilmente bianca (meglio “grass fed”), vanno mangiati più di rado. Fra i formaggi optare per la ricotta, accompagnando sempre ogni pietanza con verdura o zuppa di verdura.
  • Meglio non mangiare la frutta a fine pasto che può fermentare e rallentare la digestione, ma consumarla prima o fra i pasti principali.
  • Sempre, iniziare i pasti con un piccolo cruditè di verdure o di frutta (una carota, un finocchio, una mela, etc.): questo evita la “leucocitosi digestiva” che si innesca, sempre, quando mangiamo un cibo cotto; sarà quindi più facile la digestione.
  • Da evitare:
    • Le irritazioni meccaniche (fibre di cereali indurite dalla cottura al forno, ad esempio pane integrale e pizza, e, in generale, alimenti molto grezzi);
    • La carne, in particolare rossa e/o conservata, la cui putrefazione produce sostanze irritanti, in particolare idrogeno solforato, molto tossico per la mucosa intestinale. I prodotti animali, inoltre, possono favorire i processi infiammatori (vista la ricchezza di acido arachidonico);
    • Il latte e derivati (in particolare nei processi infiammatori intestinali, enteriti da raggi e da chemioterapici) perché il danno all’intestino tenue può compromettere la capacità di digerire il lattosio, con conseguenti diarree;
    • Evitare lo zucchero e le farine molto raffinate o altri amidi ad alto indice glicemico (es. patate e mais); evitare comunque qualsiasi dolce di pasticceria preferendo dolci al cucchiaio su ricette macrobiotiche.

DURANTE LA TERAPIA

Obiettivo è impostare una dieta che possa contribuire a prevenire, contenere o combattere gli effetti collaterali, rappresentati principalmente da mucositi, nausea e vomito.

Da preferire:

  • Il pesce azzurro per l’elevato contenuto di grassi (omega-3) ad ’azione anti-infiammatoria.
  • Le proteine vegetali in forma raffinata (evitando cioè le fibre), quali creme di cereali o di legumi; ad esempio la crema di riso (una tazza di riso integrale in sette tazze di acqua, sale marino, cuocere per due-tre ore a fuoco basso poi passare al setaccio in modo da togliere le fibre; oppure si può partire da un riso integrale macinato grossolanamente, con cui si può fare una crema in 15 minuti, sempre da passare al setaccio). Anche se si tratta di una crema è bene masticarla bene, in modo che venga digerita dalla saliva prima di giungere nell’intestino. La crema di riso può essere abbinata a creme di verdure, o a una composta di mela, con magari un cucchiaino di crema di mandorle. Utile in caso di diarrea con sangue o stipsi
  • Le mucositi del tubo digerente causano un’aumentata permeabilità intestinale, che favorisce l’assorbimento di sostanze tossiche, e aumenta gli effetti tossici della chemioterapia stessa. Alcune infiammazioni intestinali (le enteriti) generate da farmaci potrebbero causare anche una intolleranza al glutine; sono pertanto da evitare grano, orzo, segale, avena e farro a favore di riso (anche integrale ma molto ben cotto) e miglio.
  • Alimenti proteici vegetali ricchi di amminoacidi liberi (come il miso) sia sotto forma di zuppa che di condimento per cereali. La zuppa di miso, indicata per risanare il tubo digerente dai danni della chemioterapia e radioterapia, favorisce anche la digestione ed è indicata per accompagnare quotidianamente tutti i pasti. Preparazione: stemperare un mezzo cucchiaino di miso in un po’ d’acqua tiepida, aggiungere in fine cottura a un brodo vegetale senza sale e spegnere il fuoco; se l’intestino è infiammato è utile fare il brodo utilizzando anche qualche centimetro di alga Wakame, che contiene mucillagini lenitive (dà un gusto di mare al brodo). Il rischio è che si associ il sapore nuovo del miso con il malessere del trattamento e poi non lo si voglia più gustare. Si consiglia quindi di introdurre la zuppa di miso (e la crema di riso) non nei giorni del trattamento ma solo quando è passata la nausea.  Contro la nausea possono servire cibi salati e asciutti.
  • In qualche caso si può ricorrere allo yogurt, ma in modeste quantità.
  • semi di lino, erba cipollina, alcune erbe selvatiche;
  • olio extravergine d’oliva e olio di riso;
  • cipolle rosse, frutta secca (es. noci, noccioline etc.) soia e semi di zucca, mirtilli e altri frutti di bosco, in quantità moderata.
  • Come la zuppa di miso e la crema di riso integrale, anche il Kuzu è utilissimo nei casi di diarrea con sangue o stipsi Ha la proprietà di irrobustire le pareti dell’intestino. Può essere associato con la crema di riso. MAI ASSUMERE CRUSCA PER LA STIPSI. Se ne scioglie un cucchiaino in una tazza d’acqua fredda e lo si porta ad ebollizione fino a che la preparazione non diventa trasparente.
  • In caso di nausea e vomito può essere utile il Tè Bancha, un tè verde a bassissimo contenuto di teina con azione depurativa. Utile anche una tisana allo zenzero preparata con 2/3 pezzi di radice di zenzero (o polvere), 2 foglie di alloro, 2 bustine di camomilla, una premuta di limone (va filtrato). Ulteriore aiuto in questi casi è la cosiddetta acqua vegetale: prendere tutto ciò che è verde e di stagione (zucchine, sedano, menta, cetriolo, etc.), tagliato a pezzi, messo in infusione in 1 L di acqua per almeno 12 ore in frigo, 1 limone non trattato sia buccia che succo, la punta di 1 cucchiaino da caffè di curcuma in polvere e di cannella, un pezzo di zenzero fresco, filtrare e bere a temperatura ambiente nel corso della giornata. È un vero e proprio “farmaco” per le mucose digestive.

Da evitare:

  • Alimentazione ipercalorica ed iperproteica: mettiamoci in forza seguendo altre vie.
  • Fibre di cereali, specie se indurite dalla cottura al forno (pane integrale e pizza, alimenti grezzi) che possono produrre irritazioni meccaniche.
  • Proteine animali (carne rossa e conservata) che possono produrre sostanze tossiche per la mucosa dell’intestino o favorire processi infiammatori a causa dell’elevata presenza di alcuni acidi.
  • Il latte (in particolare se vi sono in corso stati infiammatori intestinali provocati da enteriti da raggi e da chemioterapici) poiché il danno all’intestino tenue può compromettere la capacità di digerire il lattosio scatenando possibili diarree.
  • Zucchero e farine molto raffinate o altri amidi ad alto indice glicemico, quali patate e mais, dolci di pasticceria a favore di dolci al cucchiaio su ricette macrobiotiche, e dolcificanti con malti.
  • cibi speziati o duri, cioccolato;
  • bevande frizzanti, zuccherate, contenenti caffeina, agrumi (limoni, arance e mandarini) pomodori e succhi da essi derivati, alcolici;
  • Fumo.

Individuate il momento migliore per mangiare e bere

Alcune persone si trovano meglio se fanno un pasto leggero o uno spuntino prima della chemioterapia, altri invece si sentono meglio se la seduta di chemio avviene a stomaco vuoto (senza mangiare o bere nulla nelle due o tre ore precedenti la seduta). Dopo la seduta, aspettate almeno un’ora prima di mangiare o bere.

Prevenite la nausea

Un modo per prevenire il vomito è quello di prevenire la nausea, provate a mangiare alimenti insipidi e facili da digerire e ad assumere bevande che non sovraccarichino lo stomaco. Tra di essi troviamo cracker non salati, pane tostato e gelatina.

Consiglio anche di masticare bene una galletta di riso integrale (scegliere quelle con sale) eventualmente con un velo di miso-tahin (mescolare un cucchiaio di miso con due cucchiai di tahin (deliziosa crema di sesamo) e un po’ d’acqua).

Fate pasti piccoli e spuntini

Mangiare poco e spesso facilita la digestione: può essere utile suddividere i pasti in 5-6 spuntini nell’arco della giornata, a distanza di 2 o 3 ore l’uno dall’altro, approfittando dei momenti di maggiore appetito

Osservate un orario quotidiano per i pasti e per gli spuntini

Mangiate quando è l’ora di mangiare e non quando avete appetito. Potreste non aver appetito durante i periodi di chemioterapia, ma è comunque necessario mangiare.

Usate forchette e cucchiai di plastica

Alcuni tipi di chemioterapia lasciano un sapore metallico in bocca. Mangiare con posate di plastica può aiutare a diminuire il gusto metallico. Anche cucinare in recipienti e padelle di plastica può essere utile.

Altri consigli

  • Scegliete cibi e bevande ricchi di calorie e proteine.
  • Usare erbe ed aromi rende più appetitose le pietanze. Utile aggiungere succo di limone per il pesce e il pollame e utilizzare vino e birra per cucinare la carne.
  • Bevete frappè, succhi di frutta o brodini se non ve la sentite di mangiare cibi solidi. Gli alimenti liquidi come questi possono contribuire a fornirvi le proteine, le vitamine e i minerali necessari per il vostro corpo.
  • Aumentate l’appetito facendo attività fisica. Ad esempio, potreste avere più appetito se fate una piccola passeggiata prima di pranzo.
  • Bere poco durante i pasti aiuta a non sentirsi subito sazio. Lontano dai pasti è importante, tuttavia, che bere 1.5-2 litri di acqua al giorno.
  • Non coricatevi sul letto subito dopo aver mangiato.
  • Assumete alimenti e bevande tiepidi o freschi (non caldi o freddi): fate raffreddare i cibi e le bevande calde, o raffreddateli aggiungendo del ghiaccio. Potete riscaldare i cibi freddi togliendoli dal frigo un’ora prima dei pasti o facendoli scaldare leggermente nel microonde.
  • Evitate gli alimenti e le bevande con profumi e odori molto forti (caffè, pesce, cipolle, aglio, …) e non annusate gli alimenti in fase di cottura.

Se compare stitichezza

Si preparerà una deliziosa bevanda a base di agar agar (scioglierne un cucchiaino in una tazza di succo di mela senza zucchero, portare ad ebollizione per un paio di minuti, spegnere il fuoco e bere tiepido, prima che diventi una gelatina), tutte le sere per una settimana.

Infiammazione del cavo orale e difficoltà di masticazione e deglutizione

I cibi tagliati finemente e ben amalgamati grazie all’utilizzo di condimenti cremosi come formaggi morbidi, maionese e salse delicate facilitano la deglutizione. Per arricchire i cibi si può utilizzare burro, olio, panna da cucina, formaggio, yogurt, zucchero, miele.

Scegliere la parte più morbida del pane o, in alternativa, il pane da toast.

Tritare la carne e il pesce e impastare con uova e latte per ottenere morbide polpette. Preparare frittate con formaggio e latte.

 

DOPO LA CURA

Alla fine della chemioterapia, tra un ciclo e il successivo, la dieta sarà equilibrata, normocalorica o lievemente ipocalorica, tale da assicurare un sufficiente apporto nutrizionale nel paziente e prevenire l’aumento o la diminuzione del peso che frequentemente accompagna la chemioterapia adiuvante:

  • Sarà caratterizzata dall’avere bassi volumi (meglio mangiare poco ma spesso);
  • Gradualmente si tornerà all’alimentazione che ha preceduto il ciclo radio-chemioterapico.

 

DIETETICA MOLECOLARE

Negli ultimi anni, si sono affacciati con prepotenza nel panorama delle patologie oncologiche nuovi approcci dietoterapici, tutti aventi come principio di base quello di contrastare il tumore intervenendo direttamente sul caratteristico metabolismo che contraddistingue la cellula neoplastica.

Vista la sua importanza, e per comprendere meglio il razionale alla base di queste proposte, proverò a fare del mio meglio per delinearne i principali concetti che lo caratterizzano, nonostante sia un argomento molto tecnico e poco incline alla divulgazione diffusa.

 

Metabolismo cellulare del cancro e sue conseguenze

Tutto nasce da un lavoro risalente a molti anni fa, di Otto Warburg, “On respiratory impairment in cancer cells”, del 1956. Egli notò che quando una cellula normale si trasforma in una cellula cancerosa fa uno switch metabolico, cioè cambia il suo metabolismo e incomincia a bruciare esclusivamente zucchero.

La cellula tumorale presenta un metabolismo anaerobico-lattacido.

Questo effetto, noto in Letteratura scientifica, si chiamaEffetto Warburg”. La cellula tumorale perde la capacità di utilizzare i mitocondri, e quindi di utilizzare, e bruciare i grassi.

Questa caratteristica biochimica determina un microambiente caratterizzato da ipossia e basso pH, quindi acidemia. Infatti, il piruvato che deriva dalla glicolisi anaerobica, non potendo essere ulteriormente ossidato attraverso il ciclo di Krebs e la fosforilazione ossidativa (nei mitocondri), viene trasformato in lattato, il quale uscendo dalla cellula porta con sé idrogenioni, ioni H+ (uno per ogni molecola di lattato che esce dalla cellula), che, con lo stesso effetto tipico del post-esercizio, determinano ovviamente un aumento, nella matrice extra-cellulare, di acidità.

Il processo di acidificazione delle matrici extratumorali aumentano significativamente il tasso di aggressività e metastatizzazione.

Inoltre, le condizioni di ipossia e di gradiente acido (basso pH esterno alla cellula, cioè acido, ed alto pH interno, cioè alcalino) conferiscono alla massa tumorale radio-resistenza e chemio-resistenza. I farmaci hanno poca efficacia quando arrivano nella matrice acida del tumore.

A livello molecolare, in estrema sintesi, un acido è una molecola ossidante, oppure elettrofila, cioè capace di accettare elettroni.

Una delle sostanze maggiormente indiziate nell’avere un potere anti-ossidante (o riducente) per la cellula, è il glutatione (GSH). Una sua diminuzione a livello cellulare, espone una cellula normale a minori difese nei confronti di agenti dannosi (endogeni o esogeni: una radiazione, una mutazione nel DNA, un farmaco, etc.), portando la cellula a due sole possibili alternative:

  • Apoptosi (morte cellulare programmata);
  • Trasformazione (diventa una cellula tumorale).

Quindi, se proprio vogliamo dare un nome ad una dieta per il paziente oncologico chemioterapico, questa non può che essere: “Dieta anti stress elettrofilo” o “Dieta riducente, ad alto potere riduttivo”.

La conoscenza di questi meccanismi ha aperto la strada ad una serie di fantasiose, assurde, strategie “anti-tumorali” che prevedono di combattere il cancro con il bicarbonato o alimenti pseudo-alcalinizzanti!!! Per quanto innocue, sono del tutto inefficaci nei tumori.

È sempre bene precisare che nel caso dei tumori si sta parlando di acidemia a livello tissutale, cioè di meccanismi che sono a livello cellulare ed immediatamente extra-cellulare.

Ma, per fortuna, negli anni si sono andate sviluppando teorie molto più serie che propongono modelli alimentari con basi scientifiche più credibili, per quanto ancora allo stato embrionale e in fase di ulteriori conferme.

L’idea di fondo, che sta alla base di tutte le varianti proposte da svariati gruppi di Ricerca negli ultimi anni (uno su tutti quello del Prof. Longo, Oncotarget. 2015 May 20;6(14):11806-19), è quella di “affamare” la cellula neoplastica, privandola del suo carburante esclusivo, alla base dell’effetto Warburg (spiegato in precedenza): il glucosio.

 

Tumore e digiuno

Nel tentativo di “affamare” le cellule tumorali e di innescare una cascata positiva di eventi, molte di queste teorie hanno alla base un unico comune denominatore: il digiuno.

  • In alcuni casi si parla di digiuno vero e proprio;
  • In altri si parla di qualcosa che va a mimare l’effetto del digiuno;
  • Alcuni propongono il “digiuno intermittente”, anche di una sola giornata alla settimana; le tipologie sono tante, prevedendo diverse combinazioni di fasi di digiuno e fasi di ri-alimentazione.
  • C’è chi teorizza la semplice Restrizione Calorica;
  • Altri, invece, propongono un digiuno essenzialmente glucidico, cioè finalizzato alla bassissima introduzione di Carboidrati, sostituiti però dai grassi (diete chetogeniche ma normoproteiche). Lo scopo è di portare il corpo ad utilizzare, per vivere, solo i corpi chetonici che si producono quando la concentrazione di glucosio nel sangue è sotto certo livelli specifici; il razionale risiede nel fatto che mentre tutte le cellule del corpo, specie i neuroni, sono abili ad utilizzare corpi chetonici per vivere, le cellule tumorali non possono farlo, e mancando la loro unica fonte di cibo, il glucosio, muoiono.

Una delle principali conseguenze, a livello molecolare, del digiuno, sia esso totale, intermittente, parziale, glucidico, è l’attivazione di alcune vie metaboliche che hanno come protagonista l’AMPK e specifiche Sirtuine, questo determina l’inibizione di mTOR e la conseguente proliferazione cellulare (sostenuta da mTOR).

Fra i fattori che inibiscono l’attività mTOR risultano, oltre alla restrizione calorica, che è noto indurre autofagia, la riduzione dei segnali insulina/insulin-like-growth factor (IGF-1), la rapamicina   ed i suoi analoghi, la metformina (impiegata per il trattamento del diabete mellito tipo 2) e composti naturali fra cui il resveratrolo, il curcumin, epigallo-Catechina-Gallato (EGCG), genisteina, indolo-3-carbinolo (I3C), quercetina ed altri.

L’inibizione dell’attività mTOR induce due effetti protettivi:

  1. preserva la funzione delle cellule staminali (stem cells) in numerosi tessuti migliorandone la capacità riparativa ed in ultima analisi rallenta la progressione di affezioni età-correlate e prolunga la sopravvivenza (Ramos F., Kaeberlein M. A healthy diet for stem cells. Nature 2012;486: 477-478);
  2. previene la moltiplicazione di cellule aberranti, tumorali.

 

Protocolli dietoterapici durante la Chemioterapia

Uno dei più famosi è il protocollo “Stop-Eat-Stop”:

  • Il giorno prima: digiuno terapeutico (in America, e comunque sotto controllo medico, dura 72 ore)
  • Giorno del trattamento: abbondante assunzione di zuccheri
  • Il giorno dopo: digiuno terapeutico

 

Digiuno terapeutico

  • Alimenti concessi:
    • Estratto di verdure e frutta: es. 10 carote – 300 gr di frutta – 1 limone (1 litro – 1, 5 litri);
    • Passati di verdure (senza legumi e patate) con due/tre cucchiai di olio extravergine di oliva (miscelato al 30-40% con olio di semi di lino);
    • Acqua, tisane.

Giorno di chemioterapia

  • Alimenti ad alto indice glicemico:
    • Succo di pera industriale, bevande alla cola, redbull;
    • Altri succhi di frutta, latte vaccino;
    • Pasta/riso raffinati, gelato alla frutta, dolci secchi, cioccolato al latte;
    • Evitare in ogni caso cibi troppo complessi da digerire (pizza, dolci elaborati, legumi, latticini etc.).
    • Tutti gli integratori/nutraceutici, con potere anti-ossidante, vanno SOSPESI (il chemioterapico deve ossidare, cioè distruggere; non va ostacolata la sua azione);
    • In ogni caso il paziente mangerà quello che “sente di mangiare” compatibilmente con i disturbi che avvertirà.

Note:

  • Tale protocollo non si applica con i farmaci “biologici” (spesso ha una somministrazione giornaliera);
  • non si applica in chemioterapia orale giornaliera o settimanale;
  • non si applica nella malnutrizione grave (indice Karnofsky 40-50);
  • non si applica quando il BUON SENSO ci dice di non farlo (dipende molto dalla tipologia di paziente).

 

Per ulteriori e specifiche informazioni non esitare a contattarmi.